Mercanti dall’abbigliamento levantino sotto l’arco in compagnia di un asinello, e un’auto (rossa nella realtà, in bianco e nero della foto) che si fa strada a fatica in un vicolo ingombro di cianfrusaglie e oggetti vari. Una foto accompagnata da una chiusa maliziosa del breve articolo che la spiega: «Chi l’avrebbe mai detto che era così facile ricreare a Brescia il mercato arabo». Così il 28 settembre 1989 il Giornale di Brescia nelle pagine di cronaca locale dava la notizia di un vicolo Tre archi trasformato in un suk ad uso e consumo di una troupe inglese impegnata a girare uno spot per la Fiat.
A documentare la metamorfosi mediorientale della viuzza del Carmine per lanciare la nuova Uno nel Regno Unito, è un servizio fotografico riemerso ora dall’Archivio Eden del GdB. Alcuni degli scatti sono esposti, con un’altra quarantina di immagini sempre targate Eden, al Museo nazionale della fotografia, nello spazio che ospita il contributo del nostro quotidiano alla mostra «Il Carmine: storie di ieri e di oggi».
Lo spot esotico – che i visitatori possono visionare tramite un Qr – è una delle «spigolature semiserie» sul Carmine al centro dell’incontro di stasera alle 18.30 nella sede del Museo in Contrada del Carmine 2.
Le riprese per il minuto del video finale richiesero tre giorni di lavoro: oltre al suk nel Carmine, altre sequenze ebbero come location piazza Loggia, via Dieci giornate e via Dandolo. A supportare la troupe c’era Rolando Belli, bresciano trapiantato oltremanica e collaboratore del regista Richard Langeron. A lui toccò il compito di reclutare la cinquantina di immigrati musulmani da impiegare come comparse ed affrontare poi qualche contenzioso al momento di saldare il compenso (ma trattare il prezzo è consuetudine atavica a certe latitudini). Decisivo per conferire una realistica credibilità in ogni dettaglio alla location carmelitana fu l’apporto di un altro bresciano, il pittore Antonio Di Martino.
Quello del suk non era il primo spot automobilistico girato nella città delle Mille Miglia, anzi era stato proprio il fascino della Freccia Rossa a convincere solo un anno prima la Lancia a incorniciare in piazza Loggia la pubblicità della Nuova Thema. Né per il Carmine era il primo incontro con un set cinematografico.

Nel 1976 il quartiere aveva fatto da location a «La cerimonia dei sensi», pellicola ad alto tasso erotico del veneziano Antonio D’Agostino, uscita nelle sale solo nel 1979. Quasi per contrappasso nel 1986 il Carmine sarà lo scenario di un mediometraggio diretto per la televisione tedesca dal regista Klaus Lindemann ed ispirato all’oratorio musicale Pax Questuosa del noto compositore contemporaneo Udo Zimmerman. Anche qui a suggerire Brescia come set c’è il nome di Rolando Belli. Quante storie davvero al Carmine!



