Storie

Dalla porta romana alla fotomitragliatrice: 8 tesori nei musei bresciani

Dall’aratro del Lavagnone alla teleferica usata durante la guerra, dalla Lipsanoteca all’orso delle caverne: alcuni curiosi oggetti custoditi nei musei della provincia raccontano migliaia di anni di storia, tecnica e vita quotidiana
Giulia Camilla Bassi
La fotomitragliatrice
La fotomitragliatrice

A Pescarzo, frazione di Capo di Ponte, duemila anni fa, una casa prese fuoco. Il crollo che ne seguì sigillò parte dell’abitazione e conservò anche una porta di larice. Oggi quella porta è esposta al Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica, a Cividate Camuno. È uno degli otto oggetti di questo viaggio nei musei bresciani. Pezzi preziosi e curiosi, che vale la pena cercare attraverso le sale, per la storia che hanno attraversato e per ciò che ancora riescono a raccontare.

1. Porta di Pescarzo

Possono forse sembrare tre semplici assi di larice, ma la porta di Pescarzo è un reperto di straordinaria importanza. La porta apparteneva a un’abitazione utilizzata tra la fine del II e l’inizio del I secolo avanti Cristo. A conservarla fu, paradossalmente, l’evento che distrusse la casa: un violento incendio fece crollare la parte superiore dell’edificio, e i materiali caduti sigillarono ciò che era rimasto all’interno. Gli scavi hanno così restituito una testimonianza della vita domestica nella Valle Camonica di circa duemila anni fa. Oggi la porta è esposta al Museo Archeologico Nazionale di Cividate Camuno, che la indica come una delle porte antiche meglio conservate dell’arco alpino.

2. Teleferica, Museo della Guerra Bianca (Temù)

Come si evacuava un ferito da un fronte combattuto tra neve e ghiacciai? Al Museo della Guerra Bianca di Temù, una possibile risposta occupa un’intera parte del percorso: è una stazione di rinvio della teleferica italiana Ceretti e Tanfani, ricomposta dopo il recupero e il restauro di parti rinvenute sui ghiacciai in alta quota. Accanto alla struttura si vede un carrello costruito per sostenere una barella portaferiti. Secondo il museo, la stazione esposta è l’unico esemplare noto al mondo.

La teleferica al museo di Temù
La teleferica al museo di Temù

3. L’aratro del Lavagnone, Museo archeologico «Giovanni Rambotti», Desenzano del Garda

Anche lo straordinario aratro esposto al Museo Rambotti è arrivato fino a noi grazie alle condizioni del luogo in cui si trovava. Fu infatti rinvenuto nel sito palafitticolo del Lavagnone, tra Desenzano e Lonato, in un deposito di torba che ha impedito al legno di decomporsi. Risale a circa il 2000 avanti Cristo: il Comune di Desenzano e Regione Lombardia lo indicano come il più antico aratro di questo tipo giunto fino a noi. È realizzato in quercia, mentre il giogo è in faggio. Dopo quattromila anni, permette ancora di riconoscere uno strumento costruito per lavorare la terra. Il museo gli dedica una sala del percorso espositivo.

L'aratro preistorico del Lavagnone
L'aratro preistorico del Lavagnone

4. La Lipsanoteca, Museo di Santa Giulia

Sembra un piccolo scrigno, ma il suo nome racconta la funzione a cui è stata associata: la Lipsanoteca è una cassetta destinata a custodire reliquie. Realizzata in avorio e decorata a rilievo, risale al IV secolo dopo Cristo e appartenne al tesoro del monastero di Santa Giulia. Oggi è esposta nell’oratorio di Santa Maria in Solario. Vale la pena avvicinarsi per osservare le scene scolpite sulle sue pareti: un oggetto di pochi centimetri che racchiude una decorazione di sorprendente ricchezza.

La Lipsanoteca di Brescia
La Lipsanoteca di Brescia

5. La fotomitragliatrice, Museo Nazionale della Fotografia

Seimila immagini in un minuto: la fotomitragliatrice Zeiss Ikon del 1930, esposta al Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, serviva a osservare ciò che l’occhio non riusciva a seguire. Secondo la curatrice Luisa Bondoni, i produttori di armi la usavano per studiare l’impatto dei proiettili sulle corazze dei carri armati. Il suo nome, dunque, non indica un’arma che spara, ma è la velocità con cui registra le immagini a renderla sorprendente. È l’unico esemplare al mondo esposto in una collezione pubblica.

6. La rotella con il Trionfo di Bacco, Museo delle Armi «Luigi Marzoli», Brescia

Su questo scudo da parata, datato 1563, compare il Trionfo di Bacco. La rotella è lavorata a sbalzo e decorata all’agemina, una tecnica di intarsio dei metalli. Nel percorso del Museo delle Armi, in Castello, racconta un aspetto della tradizione armiera bresciana che va oltre l’efficacia di un’arma: la cura della superficie, delle figure e dei materiali. Fondazione Brescia Musei la indica fra i pezzi più significativi della collezione, anche per la qualità della sua decorazione manierista.

7. L’orso delle caverne, Museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo

Fra i reperti del Museo Archeologico della Valle Sabbia c’è lo scheletro completo di un Ursus spelaeus, un orso delle caverne proveniente dalla grotta del Buco del Frate, a Prevalle. Appartiene alla fauna del Pleistocene, quando sul territorio vivevano animali oggi scomparsi. A Gavardo l’incontro comincia prima ancora di arrivare al reperto: nella sala immersiva inaugurata nel dicembre 2025, una proiezione mette in movimento lo scheletro e, poco alla volta, gli restituisce il corpo e la pelliccia.

Uno scheletro di orso preistorico
Uno scheletro di orso preistorico

8. Il maglio ad acqua, Museo del Ferro di San Bartolomeo, Brescia

L’ultimo oggetto non sta in una teca: è parte della fucina che lo ospita. Nel Museo del Ferro di San Bartolomeo, una ruota idraulica aziona il maglio con cui si batteva il ferro. Secondo il Musil, è l’unico maglio con ruota ad acqua ancora funzionante nella città di Brescia. Sulla sua struttura in pietra rimane un’incisione che testimonia l’acquisto e la costruzione della fucina da parte del maestro del ferro Antonio Manerba. Attorno al maglio sono ancora leggibili gli elementi necessari a consentirne il funzionamento: l’acqua che forniva energia, la forgia e gli attrezzi della fucina

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