Dall’officina alla polemica politica: chi produce la Vittoria Alata

La Vittoria Alata di Brescia viaggia parecchio. È finita in Giappone, in Canada, in Germania. Ha fatto tappa a Roma, a Brindisi, in varie città italiane. E da qualche giorno – suo malgrado – è finita anche dentro una polemica politica tutta bresciana, nata dopo che una riproduzione della statua è stata consegnata al ministro Carlo Nordio durante la sua visita in città. A distribuire il dono è stato Fratelli d’Italia e dalla Loggia è arrivata una bacchettata: l’immagine simbolo della città, è il messaggio veicolato dalla sindaca, non può essere utilizzata senza che sia stata concessa l’autorizzazione, come gadget politico.
Il produttore
Nel mezzo, quasi incredulo, c’è l’uomo che quelle «Vittorie» le produce da mezzo secolo: Claudio Bugatti, titolare della Bugatti Industrie di Lumezzane. Settanta anni, nell’azienda di famiglia da quando ne aveva 15. «Sono rimasto stupito, non me l’aspettavo – racconta –. Questa riproduzione è stata consegnata a rappresentanti istituzionali di tutti i colori politici: Delrio, Renzi, Fontana, Meloni. È un omaggio all’istituzione in quanto tale».
Le royalties
La storia della statuetta, in sostanza, comincia molto prima della disputa. Dal 2022, dopo l’ultimo restauro che ha restituito alla statua anche «il pezzo di ala perduto», la Fondazione Brescia Musei ha fornito all’azienda il file con la scannerizzazione completa dell’opera e l’autorizzazione alla riproduzione in bronzo. In cambio, una percentuale sulle vendite torna ai musei sotto forma di royalties. «Le nostre riproduzioni si trovano anche nel bookshop del Museo Santa Giulia» spiega Bugatti, cresciuto tra stampi, fusioni e officina.
L’imprenditore conosce da vicino la Vittoria Alata: «La studiavo già da piccolino» confessa. Oggi esce dall’officina in diverse dimensioni: dalla miniatura da nove centimetri fino alla versione da un metro e dieci («ma quella costa oltre 5mila euro» precisa). Il procedimento resta artigianale, anche se la tecnologia ha cambiato molto: «Una volta servivano scultori e modelli in legno. Ora si scansiona tutto, ma il processo rimane lungo: cera, gesso, fusione, lavorazioni».
Ambasciatrice
La statua della discordia non è l’unico simbolo cittadino che passa dalla Bugatti Industrie. L’azienda di Lumezzane produce, ad esempio, anche i collari per i Custodi delle Sante Croci e le miniature di Palazzo della Loggia, anche se – spiega l’imprenditore – «la richiesta è molto più bassa». Insomma, la vera ambasciatrice resta lei, la statua romana che domina il Parco archeologico di Brescia romana. Bugatti se la porta in giro da anni. «La dono spesso quando viaggio, perché è il simbolo della mia città e io ne sono orgoglioso. Spiego sempre che Brescia non ha solo industrie, ma anche un grande patrimonio culturale».
Nel frattempo, in officina si lavora al prossimo pezzo. Non è una Vittoria Alata e non si potrà vedere prima del tempo. È una scultura alta 45 centimetri che rappresenta il giuramento del militare. Destinazione: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui la consegnerà il 4 maggio il capo di Stato maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello. La Vittoria Alata, invece, continua a fare quello che fa da anni: girare il mondo come ambasciatrice di Brescia, nella valigia di Bugatti o sui tavoli istituzionali. Stavolta, incidentalmente, è entrata anche nel mappamondo della polemica politica.
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