La foto in bianco e nero che si vede qui in basso spiega meglio di tante parole, perché la luce negli occhi della ragazza in primo piano più che dal sole sembra illuminata dalla gioia di vivere un’esperienza esaltante. Non sappiamo chi sia questa giovane che con altri «facilitatori» (come amano definirsi) ha trascorso a fine settembre sul fiume Adda una giornata al servizio di un gruppo di disabili bresciani per far provar loro l’emozione di una discesa in rafting. Ma i nomi in questa storia hanno poca importanza perché tutti si sono sentiti uguali in una esperienza ispirata alla più schietta inclusività.

Grande euforia
L’idea è venuta a Benedetto Del Zoppo, presidente della Indomita Valtellina, ed è stata subito raccolta dall’associazione Feel Sport asd Brescia. Nato il progetto, ci sono voluti mesi per realizzarlo perché tutte le condizioni di sicurezza venissero garantite al gruppo composto da una trentina di persone che comprendeva anche i familiari dei partecipanti. Otto i gommoni messi a disposizione, c’è anche chi – assistito dal personale – ne ha occupato uno singolo per le sue condizioni particolari, ma sin dall’inizio non si è fatta alcuna differenza tra le varie disabilità. Ogni fase della giornata è stata vissuta assieme, sin dalla partenza in pullman alle 8 da Brescia.
All’arrivo, attorno alle 11, è stata allestita un’area su un prato e tutti si sono portati sotto i gazebo; quando è stato chiamato il breafing non vi hanno partecipato solo gli istruttori, ma pure gli ospiti perché fossero coinvolti appieno nel progetto. Sono state date indicazioni su come pagaiare, dispensando ovviamente dall’attività chi non fosse nelle condizioni fisiche per farlo, ma al compito non si sono sottratti (divertendosi moltissimo) i ragazzi il cui solo handicap era quello cognitivo, incoraggiati dai volontari. Quindi la distribuzione del materiale (muta, salvagente, casco) con le carrozzine lasciate a terra.

«Presto – racconta Marzia Merigo, una delle organizzatrici – si è avvertito un clima di grande euforia, le condizioni climatiche erano ideali e nella quiete del fiume si sentivano solo le nostre voci». Parole liete, fra spruzzi e risate, durante la traversata durata un’ora prima del pranzo al sacco sui prati lungo l’Adda. «E quando tutto è finito – ricorda Marzia – la domanda più ricorrente è stata una sola: quando lo rifacciamo?». Chi invece non ricorda quasi nulla è Germano Titoldini, autore di queste foto, anche lui tra i promotori della giornata assieme a Luca Bonatti e Yanina Tamburri. «Ero così coinvolto - rivela - che non ho mai staccato gli occhi dalla macchina fotografica». Bastano le sue immagini, del resto, a raccontare le emozioni di una incredibile giornata.
Senza barriere
La fusione di anime si è creata subito anche fra persone che si sono conosciute giusto quel giorno e sono fiorite nuove amicizie, come succede quando si è stati bene in compagnia. L’handicap non è un muro invalicabile perché ci riguarda tutti e può stravolgerci la vita da un momento all’altro.
Indicativa la storia di Fabio, uno dei partecipanti alla giornata, che fino a qualche tempo fa era uno dei volontari più attivi di Feel sport, tanto da occupare il ruolo di spingitore di carrozzine nelle gare di corsa per portatori di handicap. Nel 2019 fu colpito da ictus, ma è rimasto nella grande famiglia dell’associazione passando dal ruolo di assistente ad assistito. E alla Zebra Run del 2023, quando a dare il via fu il tiktoker Mattia Stanga: sostenuto dall’affetto degli amici camminò i suoi primi 100 metri. Nel tempo Fabio ha fatto altri incoraggianti progressi tanto da allungare la distanza e sul fiume Adda è stato tra quelli che si sono divertiti di più.
Ma, tornando alla foto e a quella ragazza, giornate come quella organizzata dalla Indomita Valtellina riempiono di felicità soprattutto i volontari che tornano a casa arricchiti da un’esperienza unica. Accorgersi di quanto basti poco per migliorare la vita di una persona ci invita a guardare alla nostra, stravolgendone i valori. «Non è stato un momento particolare a emozionarmi – rivela Marzia Merigo – perché tutta la giornata è stata coinvolgente. Ti accorgi che non ci sono barriere quando si condividono esperienze di questo tipo e alla fine è più quello che hai ricevuto di quello che hai dato».



