La strada per andare al lavoro può rivelarsi un ideale percorso di allenamento, specie se si praticano le lunghe distanze e si vive sul lago d’Iseo. È quanto dimostra la storia di Isacco Carrara, 28 anni, originario di Bergamo, che quando deve preparare una gara già alle 6 di mattina è a Riva di Solto dove nuota nella piscina messagli a disposizione dalla squadra. Poi si mette in bici per andare a Casazza dove – durante la pausa pranzo – va a correre nei dintorni. E sempre sulle due ruote se ne torna poi la sera a Sovere per completare l’ideale giornata di training. Tutto questo con la pioggia o col sereno, nel freddo dell’inverno o nel traffico dell’estate, per capitalizzare al massimo il tempo a disposizione.
Sono sacrifici spesso sconosciuti, alimentano la passione degli atleti che vivono lo sport lontano dai riflettori, conquistando risultati che spesso restano nello stretto ambito delle soddisfazioni personali. E proprio per questo assumono un grande valore. Isacco non è un professionista, né aspira a diventarlo, però nel triathlon sta ottenendo importanti risultati. Abbiamo imparato ad apprezzarlo soprattutto nella nostra provincia, perché ha stretto un altro fortissimo legame anche con il lago d’Idro, dove si disputa l’Idroman, col quale ha ingaggiato una battaglia personale.
«Quando ho partecipato per la prima volta, nel 2022, non stavo più nella pelle per l’emozione. Solo che poi, arrivato sul posto, mi sono accorto che mi ero dimenticato di caricare il cambio elettrico della bicicletta. Una disattenzione enorme, di cui ho fatto poi tesoro lungo l’intero arco della carriera, anche perché quando ti trovi in simili situazioni è difficile che qualcuno ti aiuti».
L’anno dopo tutto ok, ogni cosa in perfetto ordine. «Solo che feci un tempo inferiore alle mie aspettative, chiusi decimo. E qualche dubbio ha cominciato ad assalirmi». Poi, nel 2025, la consacrazione definitiva col terzo posto nella specialità k113, che comprende 1.9 chilometri di nuoto, 90 di bici con oltre 2.700 metri di dislivello, e la maratonina. L’atleta bergamasco (tesserato alla Sportaction) chiuse la distanza in 5 ore e 25 minuti, alle spalle di Marco Corti e Alessio Cappa, in quello che viene considerato uno dei triathlon più duri di Europa. «Quel giorno capii di aver trovato lo sport che fa per me».

Cominciato tra l’altro senza avere alcuna esperienza specifica nelle tre discipline che lo compongono, perché prima di allora Carrara amava soprattutto sciare e pilotare le moto Enduro. «La multidisciplinarietà aiuta a evitare infortuni, perché impegna gruppi muscolari diversi e rende gli allenamenti meno noiosi. E se proprio la fatica comincia ad assalirmi, mi distraggo godendomi la bellezza del lago». In cima ai suoi interessi però c’è sempre Elena, l’ha appena sposata e i due hanno da pochissimo vissuto la luna di miele. «Qualche volta mi fa compagnia nella corsa e come tifosa è insuperabile», racconta. Perché in gare così lunghe è necessaria la costante presenza di uno staff e spesso c’è tutta la famiglia ad assistere Isacco lungo il percorso.
La svolta
Il 2025 fu un anno d’oro per Isacco, perché vinse l’Approach to Stone, una delle gare più impegnative della specialità, che parte dal lago d’Iseo e arriva al Tonale fino alle «Porte del Paradiso», dopo 2.2 chilometri di nuoto, 138 di bicicletta con oltre 4mila metri di dislivello e traguardo posto a quota 2.600. Esperienza di vita, oltre che di gara, perché in situazioni così particolari si impara a conoscersi davvero.

«La gestione delle risorse fisiche e mentali è indispensabile, non ha senso affrettare i tempi prima del dovuto. Vedo tanta gente che, finita la prova di nuoto, subito monta in bici per non perdere secondi preziosi. Invece è proprio quello il momento giusto per concedersi una pausa e apprezzare la strada che ti sei lasciato dietro prima di guardare a quella che hai davanti».
E Carrara, pochi mesi fa, si è conquistato anche la ribalta internazionale in un’altra sfida massacrante, quella dello Swissman Xtrem Triathlon disputatosi in Svizzera, chiuso dopo oltre 12 ore, stavolta sui 3.8 chilometri di nuoto, i 180 in bici e la maratona lungo un percorso che dal Lago Maggiore si è snodato su tre passi alpini con 5.400 metri di dislivello. Primo degli italiani, si è classificato al quarto posto assoluto dietro tre atleti professionisti.
Ora è entrato nel gotha mondiale, ha gareggiato altre volte all’estero, ma se si guarda alle spalle non dimentica il lago d’Idro, dove tutto è iniziato. «Porterò il tifo dei bresciani sempre nel cuore, da quelle gare è nato tutto».



