Osteria della Villetta, 125 anni di storia tra artisti e tradizione
Ogni angolo dell’osteria è un pezzo di storia. Le foto, alcune del primo Novecento, dicono tanto della famiglia Rossi. Quelle più recenti, felici ritratti di famiglia, poste di fronte al bancone all’ingresso del locale, portano la firma di Oliviero Toscani.

Nella veranda in stile Liberty, che guarda con discrezione alla stazione ferroviaria, si respira, invece, un’atmosfera quasi magica.

Sarà per i vetri colorati che filtrano i raggi del sole o per i quadri che ricoprono la parete: testimonianze di grandi chef stellati, come Alaine Ducasse e Gualtiero Marchesi, e di artisti come Mimmo Rotella, Agostino Bonalumi, Milena Milani e Michelangelo Pistoletto, candidato al Premio Nobel per la Pace e molto legato alla famiglia Rossi e a Palazzolo. Disegni, dediche lasciate sulla tovagliette di carta apparecchiate sui tavoli in legno dell’osteria della Villetta di via Marconi - rinomata per i piatti di una volta, cucina slow food -, che proprio quest’anno festeggia i 125 anni di storia.

Una passione condivisa da quattro generazioni e la quinta, rappresentata da Jacopo Rossi, 25 anni, figlio dei titolari Maurizio e Grazia Omodei, già pronta a continuare la tradizione di famiglia. «Perché oggi credo che l’innovazione più grande sia quella di mantenere le tradizioni invariate», spiega il ragazzo che, dopo la laurea in Scienze gastronomiche, ha studiato tra Parigi e Berlino e ora lavora in alcuni ristoranti prestigiosi del territorio.
La storia
«L’osteria-albergo, che una volta aveva 16 stanze, è stata realizzata dai miei bisnonni, Giacomo e Margherita, nel 1900, ma la mia famiglia ne gestiva un’altra già dalla metà del 1800 alle Calci - spiega emozionato Maurizio Rossi nel rispolverare l’album dei ricordi -. Io e mio fratello Gian Andrea siamo nati, a metà degli anni ’50, in una di queste stanze e qui siamo cresciuti. Questa per noi non è mai stata soltanto un’osteria. È casa. Ma è stato anche un vero osservatorio sociale: mangiavamo con i clienti, con alcuni di loro, dai reduci di Caporetto nella Grande Guerra a quelli di Nikolajewka, ho imparato a giocare a carte e a dama».

La gestione della Villetta, costruita proprio a due passi dalla stazione ferroviaria che una volta collegava Milano a Venezia, è passata ai nonni di Maurizio, Luigi e Ida, e allo zio Andrea Rossi. E poi hanno continuato i genitori Giovanni e Lina.
«Loro sono andati in pensione nel 1984 e dopo una breve parentesi sotto un’altra gestione, nel 1989 siamo subentrati io e mia moglie Grazia - continua il titolare, mentre mostra il menu disegnato su una vecchia lavagna da scuola: tra le specialità la trippa, le polpette e altri prodotti di carne, ma comunque sempre pietanze stagionali -. Negli anni ci siamo innovati, ma sempre rimanendo legati al territorio, alla Franciacorta: la verdura viene dal nostro orto di Adro, dove abbiamo anche un altro appezzamento per la produzione di olio e vino».

I riconoscimenti
E in questi anni sono arrivati tanti riconoscimenti come i «tre gamberi» per la guida Gambero Rosso, la menzione tra i «Locali storici d’Italia». E nel 2012 ha stregato la prestigiosa rivista Monocle che l’aveva inserita tra i dieci «luoghi di charme» del mondo.
I cambiamenti
«Le osterie prima erano un prolungamento della casa dei clienti - conclude Rossi -. I miei genitori chiudevano due ore a Natale e a Pasqua. La gente veniva a bussare perché era anche la loro casa: giocavano a bocce, ascoltavano l’orchestrina, poi è qui che guardavano la televisione. Le persone, gli operai in pausa pranzo, portavano il cibo da casa e mangiavano qui e tutto gratuitamente, l’oste faceva pagare il vino, il caffè e l’amaro. Oggi è tutto diverso, siamo un’impresa, con sei dipendenti. Ma non deve venire mai meno il legame con il territorio e la tradizione: abbiamo il compito di curare il palato, ma soprattutto l’anima».

La festa
E proprio per celebrare questo traguardo, stasera, mercoledì 25 giugno, al locale andrà in scena una festa alla presenza di realtà del settore come i Contrada Bricconi, Dina, Dukka, i Nazareni, Laboratorio Lanzani e i Produttori di Franciacorta.
Il ricavato sarà devoluto all’Associazione Amicizia Italia-Palestina e alle Donne del Terzo Paradiso (il logo è il proprio l’omonima opera di Pistoletto), realtà che si occupa di integrazione di donne di culture differenti.
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