Dino Buzzati arrivò fino a Chiari per intervistarla e nei suoi «terribili occhi» intravide «qualcosa che sta tra il compatimento e l’ironia». Elisabeth Mann, figlia dello scrittore Thomas, divenne sua amica e di lei raccontò sulle pagine di Life International, regalandole fama mondiale. Lei era Peg, «una barboncina francese di taglia media, mantello nero con sfumature di grigio e una macchia bianca sul petto. I suoi movimenti sono aggraziati: rapidi senza essere impetuosi», per usare le parole di Elisabeth.
Le sue incredibili doti
Chiaramente non bastavano i suoi modi «cordiali senza essere importuni» (sempre copyright Elisabeth) per renderla così speciale. Peg, pardon lady Peg, interagiva con gli umani rispondendo a domande, componeva frasi (prendendo le lettere una a una) e sapeva anche far di conto, come si diceva allora negli anni Cinquanta. Ma attenzione, non banali somme: calcolava le radici quadrate, a mente ovviamente.
A un sacerdote che ipotizzava influenze demoniache rispose «Peg brava senza diavolo». E allora se avete sempre pensato che il vostro cane fosse un genio perché «gli manca solo la parola» o perché vi riporta le pantofole senza distruggerle, preparatevi a ridimensionare di molto il vostro orgoglio di proprietari, o di genitori se così vi piace (de gustibus) definirvi.
Intellettuale a quattro zampe
Perché mentre l’Italia del dopoguerra cercava faticosamente di alfabetizzarsi, la cagnolina Peg superava l’esame di quinta elementare a pieni voti. Il tutto sotto lo sguardo compiaciuto e orgoglioso della sua compagna umana Ines Corridori, che l’aveva trasformata nella prima (e per ora unica) «intellettuale a quattro zampe» della storia patria.
Veterinari, medici e psicologi da tutti Italia accorsero nel bresciano convinti di trovarsi di fronte all’ennesimo inganno da prestigiatore, cercando di scoprire impercettibili segnali della padrona.
La vita precedente
Ma la scienza dovette arrendersi. In più di un’occasione, Peg rispose correttamente a quesiti matematici e a domande di cultura generale di cui la stessa Ines Corridori ignorava la risposta al momento del test, escludendo così l’ipotesi di una trasmissione telepatica o gestuale. Non si stupiva certo l’elegante signora Ines, lei aveva la sua spiegazione. «Nella sua vita precedente – spiegava – Peg era una nobildonna tedesca, si chiamava Paola Namenberger, abitava ad Hannover ed era sposata con un certo Peter». Evidentemente glielo aveva detto lei.

E qui entriamo nel mito, perché ok pensare a Peg che rispondeva a domande banali tipo «come stai?» (tre colpi di latrato/tosse canina significavano sì, due significavano no), ma immaginare l’ora del tè in quella splendida villa liberty di Chiari, quando le eleganti gran dame del circondario e oltre arrivavano per gustare pasticcini al burro (ovviamente prodotti dal cuoco personale e portati da domestici in livrea) e ascoltare i racconti della baronessa Peg; ecco, tutto questo è qualcosa che provoca un’invidia destabilizzante. Come non si può che invidiare il sottile e perfido divertimento che avrà provato Dino Buzzati al cospetto di cotanta cagnolina, e di cotanta corte.
La nascita
A Chiari, Peg arriva nell’estate del 1949, è una cucciolina di due mesi quando viene regalata a Ines, lei stessa racconterà al cronista del The Italian Tribune of America d’averla accettata «più che altro perché colpita dalla sua strana timidezza e da un suo sguardo implorante». Sembra di vederli quegli occhioni imploranti. E se lady Peg è una nobildonna nell’anima (o addirittura nel dna), Ines Corridori non è da meno. Lei è una signora colta e, ça va sans dire, elegantemente raffinata; è figlia di un commerciante di vini e moglie di un ricco avvocato di Bari, che però è tornato in Puglia. Ma lei non se ne rammarica troppo, passa le sue stagioni tra la sontuosa residenza tutta marmi e stucchi di Chiari e l’appartamento sempre sobriamente lussuoso in Riviera, a Ospedaletti.
Con Enzo Tortora

Le doti di Peg regalano a entrambe la gloria, un giovanissimo Enzo Tortora le volle sul palcoscenico a Firenze per mostrarne le incredibili capacità dal vivo della cagnolina. L’unico errore che Peg faceva era confondere ogni tanto le V con le F, ma possiamo catalogarla come questione secondaria. In un articolo scientifico del 1960, che parlava appunto di Peg, si leggeva: «Perché negare senza prove precise che l’animale possa avere una certa intelligenza, una certa facoltà di esprimersi, e non pensare che possa invece afferrare i nostri concetti?».
Complicità
Tra le due nasce un’amicizia intensa. E una compiaciuta complicità. Ricca di aneddoti. Un giorno pare che Ines volesse vendere un gioiello per regalare alla sua Peg un collare di pietre preziose. Era evidentemente una innocua provocazione. Ma la barboncina prontamente le rispose: «Tu spendi troppo». Un’altra volta, alla domanda «cosa vuoi per compenso?», lady Peg mise in fila le lettere e replicò: «Fiori dare Ines». Perché non solo sapeva che il presidente della Repubblica era Giovanni Gronchi, e che quando era stanca diceva di avere mal di testa, ma quando Ines si dimenticava di premiarla con biscotti o bistecchine ribadiva che le promesse vanno mantenute.

E quella volta che un produttore americano chiese a Ines per quanto sarebbe stata disposta a cederla, preoccupata scrisse: «No Ines vendere Peg». Che è un messaggio certo schematico ma chiaro.
La morte
Come nel finale di un romanzo d’appendice, Peg morì sulle ginocchia della signora Ines, il 25 agosto 1963, mentre l’auto che la riportava a Chiari varcava il passo del Turchino. Venne sepolta in un luogo segreto e tutto quel che resta di lei è custodito alla Fondazione Morcelli-Repossi di Chiari, erede della casa-museo Corridori per volontà di Liliana Giordano Scalvi, la figlia di Ines.

A distanza di decenni, oggi che guardiamo con le lacrime agli occhi i video dei gattini che ridono sui social, continuiamo a essere affascinati dalla baronessa Peg e dal suo mistero. Che se ci affidiamo al nostro animo un po’ cinico diremmo che era tutta una straordinaria meravigliosa montatura. Ma, forse, proprio lì, si annida la magia senza tempo di questa storia.




