Storie

Cent’anni fa nasceva suor Eugenia Menni, madre superiora delle Ancelle

La ricorda oggi suor Maria Oliva Bufano, attuale superiora delle Ancelle della Carità: «Il suo generalato fu uno spartiacque nella vita della Congregazione»
Madre Eugenia Menni in Brasile
Madre Eugenia Menni in Brasile
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Decisionista, maestra, imprenditrice, guida, missionaria. E ancora: anticonformista (per dire: amava il calcio), colta, appassionata di politica (ogni giorno leggeva più quotidiani);rigorosa e radicale verso se stessa quanto aperta e accogliente verso il prossimo. Una donna che sapeva leggere i bisogni delle persone e progettare azioni per farvi fronte: scelte che dopo decine di anni mantengono intatta la loro capacità operativa costantemente proiettata verso il futuro. È il ritratto (certo molto, molto parziale) di suor Eugenia Menni, madre superiora delle Ancelle della Carità dal 1981 al 1999; a lei si devono (tra le altre) la Poliambulanza, la Domus Salutis e l’idea di quella mensa che al termine del Giubileo del 2000 (a pochi mesi dalla sua morte avvenuta il 31 marzo) le verrà intitolata. Agnese Maria (questo il suo nome prima della professione religiosa) era nata a Trenzano il 21 gennaio 1926. Esattamente un secolo fa, l’anniversario è l’occasione per ricordare, una volta di più, una figura così straordinaria della vita della Chiesa bresciana, e non solo.

Chi era

Madre Eugenia coniugava intelligenza e laboriosità, ma soprattutto una straordinaria umiltà al servizio di chi necessitava di aiuto. Solo per fare un esempio, era impegnata in un asilo frequentato da un bambino disabile, la sua classe si trovava però al primo piano: suor Eugenia ogni giorno lo prendeva in braccio mentre saliva le scale. «Avrebbe potuto chiedere ad altri, ma voleva farlo lei: anche da questo piccolo episodio si capisce la sua grandezza».

Suor Maria Oliva Bufano è la madre superiora della Congregazione delle Ancelle della Carità dal 2023, ruolo ricoperto da madre Menni per due decenni, «il suo generalato ha spalancato le porte verso il futuro, uno spartiacque nella vita della nostra Congregazione», sottolinea madre Maria Oliva. Oggi il mondo è indubbiamente cambiato, quando suor Menni arriva alla guida delle Ancelle la Congregazione poteva contare su oltre duemiladuecento suore, oggi sono circa 450, con le novizie sempre più rare. Biologa e insegnante, originaria della provincia di Salerno, madre Maria Oliva è arrivata a Brescia oltre trent’anni fa. Ha conosciuto le Ancelle della Carità quando accompagnò la mamma al Civile, «per un viaggio della speranza». «Ho avuto poche occasioni per parlare con madre Menni - prosegue la Superiora -, incontrandola si aveva però subito la percezione di trovarsi di fronte a una figura gigantesca». Una donna che pur essendo ovviamente figlia del suo tempo («dava del lei anche alle novizie») aveva l’incredibile capacità di vivere attivamente il presente gettando lo sguardo verso il domani.

Poliambulanza e Ancelle della carità

La sua opera più grandiosa (anche per gli sviluppi attuali) è la Poliambulanza. Il seme era stato gettato nel 1903, quando nasce il primo poliambulatorio al Carmine, fondato da dodici medici volontari, nel 1907 il trasferimento in via Calatafimi, nel 1910 l’inaugurazione ufficiale della sede autonoma della Poliambulanza. Nel 1940 la gestione passa nelle mani delle Ancelle della Carità. Agli inizi degli anni Novanta (dopo essere stata rieletta Superiora delle Ancelle) madre Menni percepì che era tempo di cambiamenti. La Casa di cura di via Calatafimi non era più all’altezza delle esigenze del tempo. Nel 1997 l’inaugurazione della nuova sede della Poliambulanza. «Itempi sono cambiati e l’esercizio della nostra attività assistenziale non si rivolge più ai colerosi, come faceva la nostra fondatrice, ma a una pluralità di condizioni in cui l’uomo si trova limitato dalla malattia», così madre Eugenia durante la cerimonia per la nuova sede.

Tra il 1983 e il 1984, tra via San Rocchino e via Lazzaretto, proprio nella zona in cui si trovava, appunto, quel lazzaretto che vide la fondatrice Paola Di Rosa impegnata nella cura dei colerosi, iniziarono i lavori per la realizzazione della Domus Salutis, il primo Hospice d’Italia. Per usare le parole di madre Menni: «La Domus Salutis ha per fine l’attenzione e l’assistenza amorosa e premurosa all’uomo del nostro tempo, che vive nell’angoscia e nella sofferenza, per aiutarlo a credere che la certezza della vita è Dio e la sua carità». L’attività della Domus porta la conversazione con madre Maria Oliva a parlare del fine vita.

Cosa direbbe a chi parla di eutanasia? «L’Hospice è una forma di civiltà, proteggiamo la vita fino all’ultimo istante» racconta la Superiora, che condivide con madre Menni le indubbie doti organizzative alla capacità di non perdere mai di vista l’essenza del suo essere donna di Chiesa. «Si parla spesso di qualità della vita – prosegue –, ma dobbiamo intendere di cosa parliamo: la vita non è solo fare, non si può misurare in termini di efficientismo. La vita è anche le nostre relazioni, i nostri affetti, la nostra anima». C’è il tema del dolore, «noi non siamo masochisti: nessuno vuole soffrire - continua -, ecco allora che con le cure palliative togliamo il dolore ma lasciamo la persona vigile: se anche restano tre giorni di vita, perché privare un malato terminale di vedere tre volte il sole nascere? O di accarezzare il proprio nipotino? La vita è tale dal concepimento fino all’ultimo istante, ripeto: l’Hospice è una forma di civiltà».

Suor Maria Oliva Bufano, Madre Superiora della Congregazione delle Ancelle della Carità dal 2023
Suor Maria Oliva Bufano, Madre Superiora della Congregazione delle Ancelle della Carità dal 2023

Le opere

Impossibile elencare quanto fatto da suor Menni: fu tra i primi a occuparsi dei malati di Aids quando il mondo li considerava dei lebbrosi da evitare; o quando ospitò in casa madre cinquanta pakistani che altrimenti avrebbero vissuto per strada. E poi i bambini del Kosovo, l’assistenza ai carcerati, il Camper emergenza, quei pasti distribuiti dalla Casa madre che furono all’origine, come detto, di quella mensa che nei decenni ha dato cibo (e non solo) a decine di migliaia di persone.

E il futuro? «C’è indubbiamente il tema della sostenibilità delle opere, delle strutture e di tutta la Congregazione - spiega madre Maria Oliva -, siamo però fermamente convinti che i problemi non si risolvono chiudendo, ma gettando il cuore oltre l’ostacolo. Non inventiamo nulla a tavolino: capiamo i bisogni, li analizziamo e poi decidiamo il da farsi». Curare e prendersi cura nella sanità, nel sociale e nell’educazione. Si susseguono i decenni, i secoli, le persone, ma le Ancelle continuano a essere presenza viva.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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