Suicidio assistito: è una legge necessaria o dannosa?

Massimo Gandolfini
È il titolo del convegno in programma domani alle 18 all’auditorium Capretti in via Piamarta in città
Dj Fabo, accompagnato in Svizzera da Marco Cappato dell'Associazione Coscioni
Dj Fabo, accompagnato in Svizzera da Marco Cappato dell'Associazione Coscioni
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«Suicidio assistito: legge necessaria o dannosa?». È il titolo del convegno in programma domani alle 18 all’auditorium Capretti in via Piamarta in città. Interverranno: Massimo Gandolfini, medico chirurgo; Daniele Trabucco, docente universitario di diritto costituzionale; Francesco Borgonovo, giornalista. Il professor Gandolfini presenta il tema oggetto del dibattito.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale 242/19, che ha depenalizzato il suicidio assistito, rimodulando - se ricorrono certe condizioni - l’articolo 580 del codice penale, il dibattito sulla necessità o meno di una legge che introduca la fattispecie della «morte assistita» nel nostro ordinamento è diventato argomento quasi di cronaca, affrontato e dibattuto dall’uomo della strada, fino al legislatore, coinvolgendo il mondo dei giuristi e degli educatori.

In verità, non è per nulla un argomento nuovo, considerato che disegni di legge di carattere eutanasico datano dagli inizi degli anni duemila, con una forte polarizzazione nel 2009, anno del tristemente famoso «caso Englaro».

Come spesso succede nel nostro Paese, passato l’evento mediatico con forte impatto emotivo, il tema eutanasia ha perso la ribalta, non ha più occupato le aperture dei telegiornali o le prime pagine dei quotidiani: è passato in second’ordine, ma non è scomparso. Tant’è che, ripresentatosi l’ennesimo caso mediatico - il suicidio assistito di DJ Fabo, accompagnato in Svizzera da Marco Cappato dell’Associazione Coscioni, da sempre forte sostenitrice di istanze pro eutanasia - il tema della morte medicalmente assistita è tornato alla ribalta. La novità di questi ultimi sei anni è legata soprattutto alla sentenza della Corte Costituzionale che non ha sancito un «diritto» alla morte assistita, ma ha individuato delle condizioni scriminanti la pena prevista dal delitto di «aiuto al suicidio».

Dopo questa, altre sentenze della Consulta hanno maggiormente delineato il panorama entro il quale va innestato un nuovo modo di valutare e giudicare questa tematica che è - superfluo dirlo - di enorme delicatezza, investendo non solo il tema dei limiti dell’intervento dello Stato su questioni eticamente sensibili, ma anche - e forse soprattutto - il tema dei limiti della giurisprudenza su tematiche inerenti il «bene vita», fondamento di ogni società civile.

L’evento che stiamo proponendo si propone di affrontare, con lucidità di argomentazioni, gli aspetti qualificanti la posta in gioco, a partire proprio dalla domanda centrale: quale è l’essenza del diritto? È tollerabile un principio di autodeterminazione senza limiti, che contempli il diritto di scegliere quando e come morire? Il bene vita entra nell’elenco dei beni a disposizione dell’arbitrio individuale o, al contrario, è valore intoccabile, fondante ogni altro diritto?

Attualmente, il confronto culturale e politico si snoda lungo tre direttrici principali: c’è chi richiede di «essere liberi fino alla fine» (slogan del mondo radicale, in favore di ogni tipo di «morte assistita»), c’è chi vuole limitare il campo al suicidio medicalmente assistito, recependo in modo completo i «paletti» posti dalla Consulta; c’è infine chi ritiene che – comunque sia, con tutte restrizioni possibili – introdurre il Italia la legalizzazione del suicidio è dannoso e molto pericoloso. Un punto di riferimento concreto, è analizzare che cosa sta accadendo in tutti gli Stati (13 in tutto il mondo) che hanno legalizzato da molti anni le prassi di «morte assistita».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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