C’è chi impasta casoncelli come nel dopoguerra, chi continua a stampare utilizzando anche i caratteri mobili in piombo, chi incornicia quadri, chi taglia capelli e chi, invece, ripara automobili. Mestieri diversissimi, eppure accomunati da una caratteristica: a Brescia resistono da almeno quarant’anni. Sono infatti 17 le realtà del capoluogo inserite da Regione Lombardia tra le «Botteghe artigiane storiche», una delle categorie previste dal riconoscimento regionale «Attività storiche e di tradizione». Non si tratta soltanto di un titolo simbolico. Per accedervi occorrono almeno quarant’anni di attività continuativa e documentata; vengono inoltre valutati elementi come la continuità nel tempo della gestione, dell’insegna e della tipologia di attività svolta, oltre all’eventuale presenza di arredi, attrezzature o sedi di particolare valore storico.
Accanto a negozi, ristoranti e locali, la categoria delle botteghe artigiane mette in particolare evidenza quelle imprese nelle quali a essere tramandato nel tempo è soprattutto un mestiere, un prezioso «saper fare» che la stessa Regione considera parte della memoria e dell’identità economica del territorio.
I più longevi
In città, la più longeva attività dell’elenco è Violini, la bottega di biciclette di via Volta in attività dal 1926. Il negozio fa capo a Piergiorgio Violini e continua a occuparsi ancora oggi di biciclette, vendita, componenti e riparazioni: un mestiere che nel frattempo ha visto cambiare praticamente tutto, dai mezzi usati quotidianamente per andare al lavoro fino alle moderne bici sportive ed elettriche. Un secolo sulle due ruote: nel 2026 la bottega taglia il traguardo del centenario.

Solo pochi anni dopo cominciava anche la storia del Barbiere dal 1931, in corso Magenta. Qui la continuità non riguarda soltanto il mestiere, ma addirittura lo stesso locale. La bottega apre il 15 febbraio 1931 con Giulio Copeta; passa poi a Vincenzo Priolo, ad Angiolino Morandi e, dal 4 settembre 1984, a Rolando Gheda, che ancora oggi ne porta avanti la tradizione. Rolando ha reinterpretato il mestiere senza abbandonarne l’identità artigiana: già negli anni Ottanta scelse di lavorare soltanto su appuntamento, per dedicare a ogni cliente il tempo necessario alla cura attenta di barba e capelli.

Fornerie e pasticcerie
A Sant’Eufemia, in via Indipendenza, c’è invece l’Antica Forneria Da Cenci dal 1890. Il nome dell’insegna rimanda alla fine dell’Ottocento, anche se la continuità riconosciuta ufficialmente dalla Regione parte dal 1938. Oggi la ragione sociale è quella della famiglia Bondaschi e la bottega continua a svolgere la funzione più classica di un forno di quartiere: la produzione di pane e prodotti freschi da panetteria.

In via Milano, il Pastificio Franzoni racconta invece la storia della pasta fresca bresciana del dopoguerra. L’attività nasce nel 1948, quando Primo apre il punto vendita di via Milano. Da allora sono passate tre generazioni e, dal 2001, a portare avanti la bottega sono il nipote Andrea Nazzari e la moglie Erica. Nel laboratorio si preparano pasta all’uovo, gnocchi e tortelli, continuando a seguire manualmente le diverse fasi della lavorazione. Le impastatrici aiutano nelle grandi forniture all’ingrosso, ma l’intero procedimento resta nelle mani di esperti mastri pastai. Una sopravvivenza tutt’altro che scontata dopo l’arrivo dei supermercati e della pasta fresca industriale.

Ha un forte legame con la tradizione gastronomica cittadina anche la Pasticceria Tacconi di via Romanino, entrata nell’albo delle botteghe storiche nel 2025, ma attiva dal 1967. A fondarla fu Gianfranco Tacconi, maestro pasticcere che sarebbe diventato anche uno dei fondatori e presidente del Consorzio Pasticceri Artigiani, oltre che membro dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani. Nel 1981 entrò nell’impresa il figlio Massimo, che successivamente ampliò l’attività alla gastronomia, al catering e al banqueting. Ma il legame più evidente con Brescia rimane nei dolci: bossolà, persicata, biscotto bresciano e Dolce Romanino, quest’ultimo realizzato con farina di mais e mela candita e completato da una glassatura di cioccolato fondente. Dopo la scomparsa di Gianfranco nel 2024, l’attività continua con il figlio Massimo e la nuora Carla.
Cornici, carta e fotografia
Uno dei mestieri più tradizionalmente associati alla parola «bottega» è quello del corniciaio. A rappresentarlo nell’elenco bresciano è Virgilio Zanchetta, in via Trento, laboratorio la cui continuità viene fatta risalire al 1960.

Particolarmente affascinante è anche la storia della Teco-Tipolitografia Editrice Commerciale di via Aleardi. Regione Lombardia riconosce la continuità dell’attività dal 1964, ma le prime testimonianze dell’impresa risalgono addirittura al 1923, quando viene fondata da Giuseppe Lovato.
In oltre un secolo il mondo della stampa è stato completamente rivoluzionato: dalla composizione manuale alla fotocomposizione, fino alla grafica computerizzata e alla stampa digitale. Teco ha seguito questa evoluzione, occupandosi oggi anche di progettazione grafica, loghi, immagine coordinata, libri, manifesti e prodotti editoriali. Ma nel laboratorio sopravvive una tecnica che appartiene a un’altra epoca: per alcune lavorazioni di pregio vengono infatti ancora utilizzati i caratteri mobili in piombo e la stampa tipografica tradizionale.

È invece una piccola testimonianza della grande trasformazione della fotografia Photostore, laboratorio di via Gabriele Rosa dal 1982. L’attività di Marco Mereghetti è registrata proprio come laboratorio fotografico per lo sviluppo e la stampa: una definizione che, da sola, racconta quanto questo mestiere sia cambiato in quattro decenni, passando dalla pellicola e dalla camera oscura al file digitale e alla stampa fotografica contemporanea. La bottega ha attraversato questa trasformazione continuando a mantenere un presidio fisico dedicato alle immagini in città.
Armi
Un altro mestiere in cui la manualità raggiunge livelli quasi artistici è quello portato avanti dal Laboratorio Armi di Lusso Desenzani, oggi in via Oberdan. La continuità riconosciuta dalla Regione parte dal 1972, ma la storia dell’insegna affonda le radici molto più indietro: il laboratorio nasce infatti nel 1910 in via Pusterla. Negli anni passa attraverso diverse generazioni di armaioli fino agli attuali soci Marco Barbetti ed Emilio D’Acunto, entrambi cresciuti professionalmente all’interno dell’attività prima di rilevarla.
Qui la parola «artigianale» va presa alla lettera. Per realizzare manualmente alcuni pezzi possono essere necessari anche dodici mesi. Nelle coppie di fucili ogni singolo componente viene lavorato e pesato per ottenere due esemplari il più possibile identici, mentre alle parti meccaniche si aggiungono calci in radica di noce e incisioni realizzate da maestri specializzati.
Parrucchieri
Tra le botteghe artigiane storiche bresciane il mestiere del parrucchiere ritorna più volte, attraverso modi molto diversi di interpretarlo. Tra le storie più particolari c’è quella di Clara Lombardi, oggi alla guida di ClaraPerClara, il salone di via Dante. La sua è una storia che porta l’artigianato bresciano direttamente nel mondo della moda. Dopo la formazione a Parigi all’Accademia di Jacques Dessange e alcune esperienze negli Stati Uniti, nel 1986 Lombardi apre a Brescia il suo primo salone, «Nuova Dimensione», immaginando uno spazio nel quale riunire capelli, estetica e trucco, anticipando in qualche modo il concetto contemporaneo di total look.

Negli anni Novanta arrivano le collaborazioni con Fabrizio Ferri e Superstudio Milano, gli show e le sfilate, comprese quelle di Gianfranco Ferré e Byblos, mentre i viaggi in India contribuiscono a influenzarne la ricerca stilistica. Nel 1995, con il trasferimento nella sede di via Dante, nasce il marchio ClaraPerClara. Un percorso decisamente poco convenzionale per una «bottega», ma che mostra bene quanto dietro un salone possa esserci un sapere artigiano fatto di tecnica, esperienza e creatività.
Nel 1975 aveva invece iniziato la propria attività Udeschini Uomo, oggi portata avanti da Nicola Udeschini in via Margheriti. Come suggerisce il nome, la specializzazione è quella dell’acconciatura maschile. In oltre mezzo secolo anche questo mestiere ha cambiato completamente linguaggio: dal classico parrucchiere da uomo alle barberie contemporanee, passando per tagli, mode e stili che ciclicamente ritornano.
Ancora precedente è l’inaugurazione dell’attività della Parrucchiera per signora di Barbara Venturini, in via Indipendenza a Sant’Eufemia dal 1964. Più di sessant’anni trascorsi facendo lo stesso mestiere nello stesso quartiere, attraversando mode, permanenti, colorazioni e tecniche che nel frattempo si sono trasformate radicalmente.
Il più recente del gruppo è invece Alan e Leo, parrucchiere per uomo di via Cremona, entrato nell’elenco regionale nel 2026 dopo aver superato il requisito dei quarant’anni di attività. La bottega di Leonardo Arrighini e soci nasce infatti nel 1985. È anche la dimostrazione di come il registro delle attività storiche continui ad aggiornarsi: ogni anno nuove imprese raggiungono quella soglia che trasforma un’attività quotidiana in un piccolo pezzo di memoria artigiana della città.
Meccanici e carrozzerie
Tra le botteghe artigiane storiche bresciane, però, non ci sono soltanto forbici, farina e cornici, ma anche ponti sollevatori, carrozzerie e pneumatici. La Carrozzeria Fiume, nata nel 1975, è una delle realtà che meglio raccontano questa evoluzione.

L’attività viene avviata da Piero Rozzini e nel tempo la gestione assume una dimensione familiare, con l’ingresso prima della moglie e poi della figlia. Parallelamente cambia il mestiere del carrozziere: alle tradizionali riparazioni e alla verniciatura si sono affiancati ricondizionamento, interventi sui cristalli, servizi di meccanica, elettrauto e gommista e gestione dei sinistri. La filosofia dichiarata dall’azienda è racchiusa in due espressioni semplici: «saper fare» e «far sapere», quasi una sintesi perfetta della sfida delle botteghe artigiane contemporanee, chiamate a custodire la competenza ma anche ad aggiornarsi continuamente.
C’è poi Autoriparazioni Gerola Carrozzeria Autorimessa, in viale Caduti del Lavoro, una delle botteghe entrate nell’elenco nel 2025. L’attività risale al 1958, quando il panorama automobilistico italiano era agli inizi della motorizzazione di massa. Oggi l’officina di Massimo Gerola riunisce sotto lo stesso tetto meccanica, autorimessa, carrozzeria, gommista, elettrauto, riparazione dei cristalli e soccorso stradale.
Dal 1979 opera invece Bondoni Gomme, in via Volturno, entrata tra le attività storiche regionali soltanto nel 2026.

Nata come realtà legata agli pneumatici, oggi affianca al montaggio e all’equilibratura anche assetto ruote, controllo dei freni, check-up e deposito stagionale delle gomme. Le attrezzature sono cambiate profondamente – l’azienda sottolinea l’utilizzo di macchinari aggiornati e la formazione specialistica – ma il nucleo del mestiere rimane quello dell’artigiano al quale si affida la sicurezza delle proprie ruote.
Chiude l’elenco Bresciacar, carrozzeria di via Dalmazia, per la quale la Regione riconosce una continuità dal 1986. È la più giovane delle 17, entrata nell’albo proprio con i riconoscimenti del 2026. Oggi, accanto alla riparazione e alla verniciatura tradizionale, propone la gestione delle pratiche assicurative, interventi sui cristalli e lavorazioni anche su automobili ibride ed elettriche. Un buon esempio di come si possa diventare «storici» senza rimanere immobili: quarant’anni, nel mondo dell’automobile, significano aver attraversato cambiamenti tecnologici enormi e aver continuato ad aggiornare competenze e strumenti.



