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Lavoro: l'inchiesta

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LAVORO

Secondo Istat l'occupazione aumenta, ma i dati dicono anche altro

Elio Montanari

Storie
Economia
2 ago 2022, 11:46
Il numero di occupati a giugno 2022 torna a superare i 23 milioni

Il numero di occupati a giugno 2022 torna a superare i 23 milioni

Sono certamente buone notizie quelle diffuse dall'Istat nella nota statistica del 1° agosto. Il numero di occupati a giugno 2022 torna a superare i 23 milioni ed è maggiore rispetto a quello di giugno 2021 dell'1,8% (+400mila unità) mentre, sempre rispetto a giugno 2021, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-13,7%, pari a -321mila unità). Rispetto a giugno 2021, l'incremento di oltre 400mila occupati è determinato dai dipendenti che, a giugno 2022, ammontano a 18,1 milioni, il valore più alto dal 1977, primo anno della serie storica. Da record anche il tasso di occupazione, che sale a 60,1%, mentre quello di disoccupazione è stabile all'8,1%.

Si tratta certamente di segnali positivi che autorizzano un poco di ottimismo in questa fase in cui si intrecciano diversi aspetti di incertezza e criticità. Ma c'è più di un ma da considerare nell'analisi di questi dati che, al di là dell'enfasi nei comunicati stampa, vanno letti con attenzione ed in particolare quando si proclamano record e si azzardano confronti tra epoche diverse.

L'analisi dei dati

Partiamo da un aspetto fondamentale. Per tutti noi l'occupato è quello che ha un posto di lavoro, insomma che sta a posto. Per l'Istat, come si legge nella nota metodologica, gli occupati «comprendono le persone tra 15 e 89 anni che nella settimana di riferimento (per l'indagine campionaria ndr): hanno svolto almeno un'ora di lavoro a fini di retribuzione o di profitto, compresi i coadiuvanti familiari non retribuiti (ecc)»

Per dirla semplice chiunque lavora, anche dieci ore al mese, per la statistica Istat è occupato. Il che, ovviamente, in tempi di estrema precarizzazione del lavoro, fa la differenza. Perché i nostri 18.106.000 occupati alle dipendenze, al giugno 2022, non sono per niente uguali a quelli del 1977, epoca nella quale essere occupato significava essere occupato stabilmente.

I dati Istat
Peraltro, nella nota statistica diffusa dall'Istat si evidenzia come, tra i lavoratori dipendenti, al giugno 2022, quelli a termine sono 3.138.000. Giova inoltre considerare che dei «nostri» 400mila occupati in più la maggior parte sono dipendenti a termine (+208 mila, +7,1%), a fronte di +194 mila dipendenti permanenti (+1,3%). Certo che aumentino i lavoratori dipendenti con contratti a tempo indeterminato è buona cosa, anche se, tra questi, ci sono tutti coloro che hanno contratti part time, volontari e involontari. E sono tanti.

Il contesto

La quota di lavoratori dipendenti a giugno 2022 sono 18,1 milioni - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Poi, magari, nell'enfasi del comunicato stampa si dimentica di dire che i 23.070.000 occupati superano di 400mila unità quelli al giugno 2021, ma restano 157mila in meno rispetto al giugno 2019. Quindi, riprendendo la nota dell'Istat, dobbiamo tener conto che il numero di occupati (...) quali che siano le condizioni dell'occupazione, a giugno 2022 torna a superare i 23 milioni, ed è maggiore rispetto a quello di giugno 2021 dell'1,8% (+400mila unità) ma resta, tuttavia, inferiore a quello del giugno 2019 (-157mila unità). Rispetto a giugno 2021, l'incremento di oltre 400mila occupati è determinato dai dipendenti che, a giugno 2022, ammontano a 18,1 milioni, il valore più alto dal 1977 (...) ma, a differenza del 1977, tra i dipendenti ci sono oltre 3,1 milioni di lavoratori con contratti a termine e l'occupazione a tempo parziale nel 2022 interessa il 18,6% dei lavoratori alle dipendenze. Si tratta di oltre 4,2 milioni di persone, con un part time che nel 60,9% dei casi è involontario.

Quasi 5 milioni di occupati (il 21,7% del totale) oggi sono «non standard», cioè a tempo determinato, collaboratori o in part-time involontario. Tra giugno 2021 e giugno 2022 ad aumentare in misura maggiore sono i lavoratori dipendenti a termine (+20 mila, +7,1%) mentre, nello stesso periodo aumentano - ed è positivo - anche i lavoratori con contratti permanenti (+194 mila, 1,3%), categoria che comprende anche i part time involontari.

Insomma, insieme alla notizia positiva dell'aumento dell'occupazione dovremmo, piuttosto che parlare di record che scaturiscono da confronti improbabili, prestare attenzione a che tipo di occupazione aumenta. Non è banale. È un tema del presente e del futuro che, a volte, nei comunicati stampa si dissolve lasciando all'analisi statistica il compito di riportare i piedi per terra. Aumenta il numero di occupati, ed è un bene, ma diminuisce la quota di lavoro standard, per capirci quello a tempo indeterminato e tempo pieno. Quello che una volta era sinonimo di occupato. Che ti consentiva un progetto di vita. Il lavoro.

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