Beatrice colleziona kimono antichi: «Un’arte da indossare»

Sono il tangibile retaggio di una cultura che dà valore all’attesa e convogliano un’eleganza che origina nella ritualità del gesto. Sono abiti, ma sono anche opere d’arte confezionate interamente a mano, utilizzando sete ricavate da bachi non allevati e tinte con porpore esclusivamente naturali.
Sono i kimono antichi della collazione bresciana m1mo, ricercati e selezionati da Beatrice Menozzi e Paolo Sbalzer, fondatori di «Archivio del Tempo», progetto archivistico e curatoriale che vanta oltre 7.000 abiti giapponesi realizzati fra il 1910 e il 1970.

Alcuni di questi pezzi costituiscono la mostra «L’Attesa. Il tempo che matura», allestita fino al 28 aprile nella Galleria d’Arte Contemporanea Montina a Monticelli Brusati. Un viaggio in cinque sezioni che traccia un peculiare parallelismo fra le sete e vini. Abbiamo intervistato la curatrice.
Beatrice, cosa lega le colline di Franciacorta ai paesaggi nipponici?
Direi che la produzione del vino e il confezionamento di un kimono tradizionale sono accomunati dal culto dell’attesa: la ricerca della perfezione avviene in entrambi i casi attraverso la disciplina del gesto e il rispetto dei tempi naturali.
Come è articolata la mostra?
Comprende cinque sezioni. «Coltivazione» propone kimono che richiamano il ciclo della terra; «Fermentazione» convoglia l’energia della trasformazione; «Affinamento» allestisce capi dai colori maturi e «Attesa» propone Kimono che raffigurano il tempo sospeso. Infine «Degustazione» ricorre a pattern armoniosi ed equilibrati. Il percorso si completa con gli scatti di Paolo Sbalzer, che non sono una semplice documentazione della collezione, ma un atto di interpretazione fotografica che indaga il tempo che si deposita sulla materia.
Questa mostra è il secondo capitolo di un ciclo più ampio con tappe a Napoli, Roma e Lipari. Ce ne parla?
L’«Archivio del Tempo» è un progetto itinerante di ricerca e curatela che il 6 marzo ha fatto tappa a Napoli; il 28 marzo approderà a Palazzo Cenci a Roma e il 14 luglio chiuderà a Lipari, coinvolgendo non a caso due città caratterizzate dalla presenza di un vulcano. In ognuno di questi luoghi il tema cardine dell’attesa sarà declinato con sfumature diverse.

Da dove origina la sua passione per i kimono e come nasce m1mo?
È stato un caro amico, Matteo Scalvini, che vive in Giappone da anni, ad avvicinarmi al loro fascino. Mi sono innamorata della bellezza e della struttura di questi capi unici e insieme abbiamo deciso di dare vita a m1mo, richiamando nel nome una ritualità cara al Giappone. Con questi abiti abbiamo iniziato a raccontare nel 2020 il vero slow fashion, attraverso pezzi unici tradizionali realizzato in modo totalmente artigianale. Delle vere e proprie opere d’arte.

Come siete arrivati a collezionare migliaia di pezzi?
Matteo con la sua bicicletta si reca nei paesini nei dintorni di Tokyo per esplorare soffitte e bauli delle nonne. Ogni kimono ha una storia incredibile che viene raccontata dai ricami e dai disegni, associati a significati specifici, ma anche dalla presenza di stemmi che rivelano famiglie e dinastie.
I kimono sono diventati di gran moda...
Oggi vengono replicati e proposti in tutte le salse. Attenzione, però. Quelli veri hanno una costruzione specifica che rispetta proporzioni definite e rispetta canoni antichissimi. In Giappone esiste ancora una produzione originale, ma il costo di un pezzo oscilla dai 5 ai 15mila euro.
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