Storie

Internato per il suo coraggio, la piastrina dell’alpino torna a Toscolano

È stata consegnata agli eredi di Giulio Comincioli, che si rifiutò di combattere per la Rsi. Morto nel 2008, ai familiari non raccontò nulla della propria prigionia
Simone Bottura
I familiari di Giulio Comincioli con gli alpini di Toscolano
I familiari di Giulio Comincioli con gli alpini di Toscolano

La piastrina di Giulio Comincioli è tornata a casa, a Toscolano Maderno. Era stata ritrovata un anno fa nel campo di prigionia di Prostki, nella Polonia nord-orientale, non lontano dal confine con Lituania e Bielorussia.

Qui l’alpino Giulio Comincioli – nato il 3 aprile 1915 a Gargnano, figlio di Giuseppe e di Giovanna Bariletti, professione contadino, morto il 26 luglio 2008 all’età di 93 anni – era stato internato dopo l’8 settembre 1943.

Dopo l’armistizio

L’armistizio firmato con gli Alleati anglo-americani – che segnò la fine dell’alleanza con la Germania nazista e l’uscita dell’Italia dalla guerra contro gli Alleati – mise i militari italiani davanti a un bivio che avrebbe determinato il loro destino: continuare a combattere al fianco dei tedeschi, abbandonare le armi e diventare prigionieri di guerra oppure opporsi, schierandosi con le forze partigiane impegnate nella Resistenza.

Giulio Comincioli, rifiutando di combattere per la Rsi, fu internato in Polonia
Giulio Comincioli, rifiutando di combattere per la Rsi, fu internato in Polonia

La decisione

Un bivio davanti al quale si trovò anche Comincioli, arruolato nel 1936 e richiamato alle armi il 14 novembre 1940 nel 6° Reggimento, Battaglione Vestone, per essere mandato a combattere sul fronte greco-albanese. Dopo l’armistizio Comincioli disse «no» al nazifascismo. Fu uno degli IMI, gli Internati Militari Italiani, che rifiutarono di collaborare con i nazisti. Sul suo foglio matricolare, conservato all’Archivio di Stato di Brescia, è riportato che venne «catturato prigioniero dai tedeschi a Colle Isarco», tra il Brennero e Vipiteno, al confine italo-austriaco, il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, e che venne deportato e «internato in Germania».

Su un treno piombato

Comincioli aveva 28 anni quando fu caricato su un treno piombato. Nove giorni chiuso in un vagone, verso l’ignoto. Finì in un campo di prigionia, lo Stalag I-B/PR, istituito nei pressi di Prostki, in Polonia, sottocampo per prigionieri di guerra dipendente dallo Stalag I-B, situato a due chilometri a ovest di Hohenstein, nella Prussia orientale, oggi in territorio polacco.

Qui Comincioli smise di essere un uomo e divenne un numero: 1915 – 53641/43. Si stima che siano passati attraverso lo Stalag I-B e i suoi campi di lavoro periferici complessivamente circa 650 mila soldati, moltissimi dei quali morirono a causa delle durissime condizioni di vita, del clima rigidissimo, della malnutrizione, dei maltrattamenti e delle ricorrenti epidemie di tifo.

La liberazione

Il campo fu liberato dalle unità dell’esercito sovietico il 22 gennaio 1945. Giulio Comincioli sopravvisse e tornò a casa nel giugno del 1945, dopo aver pagato, al prezzo disumano di quasi due anni di immense sofferenze, quel suo «no».

«Nessuno in famiglia – racconta il nipote Alessandro Comincioli – sapeva della sua prigionia in un lager polacco. Il nonno non parlò mai di quell’inferno, portando il peso di quel periodo drammatico nel cuore».

La piastrina di Giulio Comincioli torna a casa dopo 81 anni
La piastrina di Giulio Comincioli torna a casa dopo 81 anni

Il ritrovamento

Ma la storia a volte torna a galla, anche dopo lunghi decenni. Nella gelida giornata di domenica 12 gennaio 2025, là dove un tempo sorgeva il campo di Prostki, Mariusz Jarzabek, presidente dell’associazione storico-esplorativa Jacwiez, ha ritrovato, sepolte nella terra e nella neve, alcune piastrine di riconoscimento appartenenti a soldati italiani. Tra queste, quella di Comincioli. Un pezzo di metallo arrugginito, con il suo nome e un numero, che ha consentito ai figli e ai nipoti di ricomporre un tassello mancante della storia del loro congiunto, di conoscere quella sua scelta consapevole e coraggiosa di resistenza, dignità e coerenza.

Mariusz Jarzabek ha ritrovato questa e altre piastrine
Mariusz Jarzabek ha ritrovato questa e altre piastrine

Il lungo silenzio

Dalla piastrina, i ricercatori polacchi e lo storico Stefan Marcinkiewicz, docente universitario, sono riusciti a risalire alla famiglia di Giulio Comincioli. Non si sa in quali altri luoghi e campi, oltre a quello di Prostki, Comincioli sia stato detenuto. «Non ne parlò mai – ricorda il nipote Alessandro –. Ci disse solo che aveva chiamato Rodolfo uno dei tre figli in ricordo di un buon tedesco che, non si sa come, dove e per quanto tempo, l’aveva tenuto nascosto in Germania, fornendogli cibo e sussistenza».

Medaglia d’Onore 

Ora, sbrigate tutte le pratiche burocratiche, la piastrina dell’alpino Comincioli è potuta tornare a casa. E per i congiunti è stato come riabbracciare, ancora una volta, un padre e un nonno. La piastrina è stata consegnata ai familiari in occasione di una cerimonia organizzata nei giorni scorsi dal Gruppo Alpini di Colico, in provincia di Lecco (dove abitava una militare cui apparteneva una delle piastrine ritrovate).

Erano presenti anche le penne nere del Gruppo di Toscolano Maderno, con il capogruppo Sandro Andreatta e Agostino D’Oronzo. Non è tutto. La Presidenza del Consiglio dei ministri ha accolto l’istanza per il conferimento della Medaglia d’Onore alla memoria di Giulio Comincioli. La consegna ufficiale avverrà il prossimo 21 settembre, alle 10.30 alla caserma Goito, a Brescia, in occasione della Giornata degli Internati Italiani. Un riconoscimento che non cancella il dolore del passato, ma che rende onore a un sacrificio straordinario.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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