Hockey su prato: i 70 anni di Vinai, anima del Cus Cube

Vincenzo Cito
Il patron della società è stato festeggiato dai familiari e dai giocatori di ieri e di oggi: dedizione totale a un gioco che non ha mai praticato
La festa organizzata per il presidente Vinai - © www.giornaledibrescia.it
La festa organizzata per il presidente Vinai - © www.giornaledibrescia.it
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C’è una parola magica che fa valicare le montagne, specie se ad ascoltarla è il presidente di una società sportiva. Si chiama sponsor e così quando un dirigente del suo club gli ha fatto credere che un imprenditore era interessato a investire sulla squadra Mario Vinai, numero uno della Cus Cube Brescia, si è precipitato alla sede del club dove era organizzato l’incontro. Era solo un trucco per fargli una sorpresa, perché quando ha aperto la porta il patron del sodalizio cittadino di hockey prato si è trovato davanti una cinquantina di persone che lo aspettavano per festeggiare i 70 anni appena compiuti.

Riconoscenza

C’erano davvero tutti: giocatori di oggi e di ieri, genitori dei ragazzi, semplici appassionati, oltre ai familiari, che gli hanno tenuto nascosta la cosa. Un’ondata di affetto in segno di riconoscenza per tutto quello che Mario Vinai ha costruito negli ultimi 25 anni, da quando, cioè, è a capo del team. Gli ha assicurato una sede stabile, ha avviato allo sport centinaia di ragazzi del quartiere di San Polo e dal 2018 è riuscito a tenere la squadra in A2 dopo la storica promozione venuta dopo due anni senza sconfitte. Nella stagione precedente l’imbattibilità non era bastata, perché alle finali Brescia aveva chiuso al secondo posto a causa di due pareggi. E allora l’anno dopo il Cus Cube le partite le ha vinte tutte, salendo di categoria con atleti cresciuti in casa.

Presente e passato

Il primo gruppo di bambini avviato all'hockey: la bambina è Federica Vinai - © www.giornaledibrescia.it
Il primo gruppo di bambini avviato all'hockey: la bambina è Federica Vinai - © www.giornaledibrescia.it

Sono passati sei anni e ci sono ancora. Ai padri si sono aggiunti i figli (con Giulio Colpani ora c’è Alessandro). C’è chi, come Alessandro Gavazzi, da attaccante si è trasformato in portiere. Poi, non mancano gli irriducibili come Paolo Poli e Alberto Camerini, sempre pronti a dare una mano in caso di bisogno. Un grande, immenso gruppo che in questi anni ha condiviso tutto, dallo strazio dell’emergenza sanitaria (costata l’abbandono di tanti ragazzi) alla gioia di matrimoni festeggiati assieme, come si fa in famiglia.

Le origini

E pensare che è nato tutto per caso. «La mia passione è sempre stata la montagna – spiega Vinai –, e la devo a mio padre che da ragazzo, siccome mi impegnavo poco a scuola, per punizione mi mandò in un collegio piemontese. Lì ho scoperto la bellezza della natura incontaminata. Oltre all’arrampicata sportiva ho praticato la speleologia, di cui, poi, a Brescia sono stato uno dei primi pionieri, negli Anni Ottanta». E l’hockey prato? «Nemmeno sapevo cosa fosse. Poi, un giorno, vidi tornare a casa mio figlio Marco con una mazza da gioco. Alla scuola media Tovini avevano proposto questa disciplina e ho cominciato a seguirla anch’io. Da tifoso mi sono trasformato in dirigente e non ho più smesso».

Affare di famiglia

La famiglia Vinai: Marco, mamma Cristina Pettenò, Federica e Mario - © www.giornaledibrescia.it
La famiglia Vinai: Marco, mamma Cristina Pettenò, Federica e Mario - © www.giornaledibrescia.it

Intanto anche l’altra figlia Federica si avvicinava all’hockey. «Andavo a vedere le partite di mio fratello – ricorda lei –. A fine gara facevo due tiri, prendendo il bastone con le mani al contrario. Quando siamo diventati 5-6 è nata una squadra mista e il gioco presto si è trasformato in passione». I due giovani giocano tuttora. Marco è uno dei punti di forza della squadra maschile. Federica ha militato in A1 con quella femminile (ora purtroppo sparita) e mentre studiava all’estero è stata in una formazione della A2 tedesca. Dietro le quinte, mamma Cristina tira le fila dal punto di vista organizzativo.

Entusiasmo e passione

Gli anni passano, l’entusiasmo di Mario Vinai resta inestinguibile e lo manifesta mentre guarda le partite. «Quando me la prendo con l’arbitro – sorride – è Marco che dal campo viene a calmarmi». Il sospetto che i figli gli rinfaccino la sua scarsa conoscenza del gioco – per non averlo praticato – non lo abbandona mai. «Forse lo pensano, però non hanno il coraggio di dirmelo». Poi, un giorno, si è messo alla prova. «Era indisponibile l’allenatore della squadra B e mi proposi per la panchina». Più che una promessa, sembrava una minaccia. «Invece vincemmo sia quella partita sia la successiva». E, forse, è proprio questa la soddisfazione più bella che si è tolto in tutti questi anni...

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