Cus Cube Hockey: tre portieri per una salvezza

Quando Mario Vinai, il presidente del Cus Cube Hockey, alla ripresa dell’attività si è accorto di avere la rosa ridotta all’osso, ha chiamato Alberto Camerini, 57 anni, e gli ha chiesto se la fosse sentita di tornare tra i pali della formazione cittadina. Lui si è guardato la cicatrice lasciatagli da un’operazione ai tendini, ha visto che la mano si apriva e si richiudeva come una volta e ha detto sì. E con lui in porta, la squadra ha vinto la prima partita di campionato. Camerini – con umiltà – ama definirsi il terzo portiere della squadra, in realtà è stato il primo in assoluto a raggiungere la Nazionale ed è fra i pionieri di questo sport a Brescia.
Ricordi. «Fu Gigi Tempini – racconta – a farci conoscere la disciplina negli anni Ottanta, dopo che l’aveva praticata a Padova da studente universitario. Io cominciai in attacco, sulla fascia sinistra. Mi dissero che ero molto bravo, però era molto meglio se fossi andato in porta». Sorride, oggi, al ricordo Camerini, perché gli arrivò il consiglio giusto. Dopo qualche anno era già a Cernusco sul Naviglio a vincere tre scudetti dal 1992 al 1995 e a conquistare la maglia della nazionale.


«Ora il mio impegno si è ridotto – spiega – perché a causa del lavoro posso allenarmi una sola volta alla settimana. Venire al campo per me è tuttora un divertimento, perché il gruppo è sano ed accogliente ed è stato bello condividere col club un pezzo importante di storia, con la promozione in A2 e le successive salvezze».
La rinascita. Alla terza giornata di campionato a San Polo è arrivato il Cus Cagliari ed è stata una disfatta. La squadra più forte del torneo, arricchita da stranieri di talento, e preparatasi con regolarità per le favorevoli condizioni climatiche dell’isola, ha avuto decisamente la meglio contro un Brescia che aveva potuto allenarsi solo quattro volte negli ultimi mesi. Come nelle regole dello sport, gli ospiti non si sono mai fermati, segnando sette volte. Eppure Alberto e Flavio sono stati tra i migliori in campo, limitando i danni con la dignità di chi fa bene il proprio lavoro sino in fondo anche se tutto sta precipitando. Una prova d’orgoglio che ha finito col coinvolgere i compagni di squadra, che nel finale sono comunque riusciti a realizzare due gol, ponendo le basi per i successivi successi.

Il dispiacere. Quel giorno, dietro una rete di recinzione del campo, a soffrire c’era anche Luca Possali, 36 anni, il portiere titolare della Cus Cube. «Non me la sentivo di tornare – spiega ora – eravamo ancora in zona rossa, l’azienda presso cui lavoro mi aveva concesso lo smart working e non mi sembrava giusto mettere a rischio la salute». Poi le condizioni sanitarie sono migliorate, Luca è tornato in campo e ha completato l’opera dei suoi predecessori, giocando grandi partite. E nella sfida contro il Villafranca ha vissuto una situazione inedita, quella di una partita dichiarata chiusa sul 2-1 e poi prolungatasi di due minuti per una aggiunta di recupero. I veronesi si sono conquistati un corto e Possali ha parato anche quello da grande professionista. «Lì è stato fondamentale ritrovare la concentrazione , come deve saper fare ogni portiere che spesso è inoperoso e all’improvviso è chiamato a dare il meglio di sé». Luca è fratello d’arte, sua sorella Daniela Possali è stata una delle più grandi giocatrici italiane e tuttora allena. «Qualche consiglio mi arriva anche da lei, come quello di non seguire sui corti la palla sulla battuta ma solo al momento del tiro». Il ritorno in squadra è stato per Possali un’iniezione di vita dopo tanta inattività: «Oltre che compagni di squadra siamo soprattutto amici. Quando mi sono sposato a ottobre, sono venuti proprio tutti, anche se le nozze si sono celebrate a Palermo». È la forza del gruppo, grazie alla quale Brescia si è conquistata un altro anno in serie A2.
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