Le ragazze dell'hockey che sfidano la pandemia con un gol

Dal buio della pandemia a sorpresa possono spuntare gemme preziose, come quella nata domenica scorsa nella palestra del Verrocchio, a San Polo. Mentre altri sport si fermavano, bloccati dai contagi, dopo oltre due anni ha ripreso a giocare la squadra femminile cittadina di hockey.
La Cuscube Brescia era andata l’ultima volta in campo nel torneo di A2 su prato 2019-2020, che in primavera poi non riprese per l’emergenza Coronavirus. Nel frattempo era sparita anche la squadra, non più iscrittasi alle due stagioni successive.
Sette giorni fa è tornata nella A indoor 2022 in un concentramento a quattro giocato tutto in un giorno. Partite da 40 minuti di tempo effettivo, l’una dopo l’altra, dalla mattina al pomeriggio: obbligo di Green pass rafforzato per tutti, ingressi contingentati, mascherine per chi era in gradinata, alternanza nell’uso dei due spogliatoi, doccia solo a fine giornata, niente terzo tempo con le avversarie, un panino mangiato in fretta tra una sfida e l’altra
E un pesante, impossibile fardello da sopportare. «Al primo concentramento organizzato a Padova il giorno dell’Epifania non eravamo presenti per la positività di quattro ragazze. Non solo ci hanno inflitto tre 5-0 a tavolino - lamenta il presidente Mario Vinai -, ma pure sei punti di penalizzazione». Impossibili da colmare, perché la stagione regolare del campionato finiva già domenica: l’ha vinta Milano, che andrà a giocarsi le finali scudetto il 6 febbraio a Prato. E per le ragazze di casa sono arrivate altre tre sconfitte, stavolta sul campo.

Ma c’è modo e modo di perdere e le hockeiste di Brescia lo hanno fatto con dignità contro avversarie più allenate, rodate da tanti match disputati, quelli che loro non giocavano da anni. Erano partite in 14 alla ripresa dell’attività. Infortuni e contagi, domenica, hanno ridotto il gruppo delle disponibili a sole nove giocatrici. Una di loro, Pamela Venturi, tra l’altro si è fatta subito male alla prima gara.
«Non ho nulla da rimproverare alle ragazze - afferma Alberto Camerini, che con Giulio Colpani ha seguito la preparazione della squadra -. Siamo riusciti ad allenarci solo quattro volte, e mai a ranghi completi. Hanno dato l’anima, la voglia di tornare a giocare è stata superiore a ogni avversità. Alla fine erano comunque divertite dall’esperienza». Per completare la rosa c’è stato bisogno di tutte: due innesti (Katja Bon e Laura Lorenzato) sono arrivati da Padova, fra i pali si è rivista dopo sei anni di inattività Barbara Facchinetti e se l’è cavata abbastanza bene, specie nelle prime due gare, limitando i danni. Ha risposto all’appello anche Francesca Paletti, la sola reduce dei tricolori master vinti tre stagioni fa.
Il rinforzo più importante è arrivato per caso. «Passeggiavo in piazza Duomo - ricorda divertita l’olandese Tess Van Ramshorst, 26 anni - quando ho incontrato un mio connazionale che ha giocato qualche anno fa nella squadra maschile di Brescia. Mi ha detto che il club stava riformando anche quella femminile e allora mi sono proposta. L’accoglienza è stata squisita e devo dire che il livello del gruppo non è per niente male». Tess ha giocato nella Nazionale Under 21 del suo Paese, si trova a Brescia per un dottorato alla Poliambulanza sulla robotica impiegata in chirurgia ed è una forza della natura.
Le sue discese da un lato all’altro della palestra hanno presto entusiasmato le compagne. E quando sullo 0-3 contro Milano proprio una sua invenzione ha mandato a segno Deborah Castelli, le compagne hanno festeggiato come in una finale europea. È stato anche un gol alle sofferenze vissute in questi anni di pandemia. L’ultima rete per le cittadine l’aveva segnata il 10 novembre 2019 un’altra olandese, Katarina Van de Kerkhof, in una partita su prato giocata in casa contro il Bologna. Da un’altra olandese Brescia ora vuole ricominciare per riassaporare le emozioni di un tempo, recuperare quel briciolo di normalità che tanto ci manca e tornare a sfidare le grandi del campionato.
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