Storie

Paolino Bettoni, l’alpino poeta che regala mirto e rosolio

Classe 1955, suona le percussioni nella banda e nella Fanfara, ma soprattutto coltiva e imbottiglia liquori per passione
Gianantonio Frosio
L'alpino Bettoni, musicista e poeta che regala mirto
L'alpino Bettoni, musicista e poeta che regala mirto

Come Ulisse, Paolino Bettoni è «uom dal multiforme ingegno». Non va per mari ad accoppare troiani, accecare ciclopi e costruire cavalli di legno, ma ha un sacco di interessi. Classe 1955, archiviato il lavoro in officina a Brescia e alla Sei di Ghedi, si gode la pensione. Alpino doc, quindi con una naturale vocazione ad aiutare gli altri, sa di musica: suona le percussioni nella banda di Ghedi e nella Fanfara Tridentina, inoltre canta in un paio di cori, tra cui uno «alpino».

Baciato da Calliope, Euterpe ed Erato, le muse che sovrintendono alla poesia, scrive in rima e in prosa, soprattutto in dialetto, ma anche in italiano: poesie e brevi racconti con i quali ha vinto premi a Brescia e in Sardegna. Un personaggio, insomma, peraltro buono come il pane: l’amico ideale. Ora se n’è inventata un’altra: coltiva e produce mirto, che dà ad amici, conoscenti e uccelli. Ai pennuti no, perché non hanno il bancomat, ma agli altri potrebbe chiedere soldi. Non se ne parla neanche. Se Paganini non ripete, Bettoni non vende: regala.

Bettoni suona anche nella banda - © www.giornaledibrescia.it
Bettoni suona anche nella banda - © www.giornaledibrescia.it

La storia inizia anni fa: Paolino torna dalla Sardegna con una minuscola pianta di questa essenza sacra ad Afrodite. La mette in giardino dove, contro ogni previsione, l’insignificante cespuglio mette radici: «Strano – dice lui –, perché la Bassa non è terra da mirto. Forse dipende dal clima: oramai fa caldo come in Sardegna…».

Nettare in bottiglia

Sarà che lui ha il pollice verde, oppure sarà che a Ghedi il rametto si sente a casa. Fatto sta che la piantina cresce assai: una marea di fiori in primavera e una quantità esagerata di bacche in estate. Talmente tante che, non sapendo che farne, Paolino decide di trasformarle nel famoso nettare, che, imbottigliato, regala ad amici e conoscenti.

Amante della natura e della vita, tutti gli anni lascia un po’ di bacche sulla pianta, a disposizione degli uccelli. Che gradiscono e, a modo loro, ringraziano: dopo essersi riempiti la pancia, disperdono i semi nel giardino, favorendo la nascita di altre piantine che, cresciute, producono bacche. Una reazione a catena, insomma, che aumenta il mirto prodotto e il numero di chi lo riceve in regalo. Siccome ci trova gusto, Paolino fa la stessa cosa con alcune piante di alloro: raccoglie le bacche e le trasforma in rosolio. Che, per non fare differenze (si sa mai che il mirto si offenda), regala.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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