Storie

Ghedi, un tiro a canestro al campetto che vale 53 anni di amicizia

Enzo e «Titta» hanno 65 anni e giocano insieme a basket ogni settimana dal lontano 1973, quando avevano soltanto 12 anni
Gianantonio Frosio
I due amici al campetto da basket: da sinistra Enzo e Titta
I due amici al campetto da basket: da sinistra Enzo e Titta

Giovan Battista Pietra («Titta») ed Enzo Franchini, 65 anni a testa, sono l’emblema della costanza elevata a iperbole. Da 53 anni giocano a basket. Solo loro due, uno contro l’altro: praticamente una coppia (sportiva) di fatto. Qualche tradimento è stato consumato con partite extra, ma la coppia si è sempre ricomposta: braghe corte, scarpe da ginnastica e pallone in mano, una volta la settimana si sfidano a chi fa più canestri. A volte vince uno, a volte l’altro. No problem: l’importante è giocare.

Chi sono

«Titta» (ragioniere con una brillante carriera da dirigente in varie società) ed Enzo (operaio-responsabile di produzione in un’azienda privata) hanno iniziato a giocare nel ‘73, a 12 anni, quando ancora non sapevano cosa avrebbero fatto da grandi. Prima a livello agonistico a Ghedi, Castiglione, Gazoldo, Manerbio, vincendo anche il campionato provinciale Csi nel 1987. Poi, quando per motivi di lavoro sono stati costretti ad appendere la carriera al chiodo, hanno lasciato le squadre e continuato in coppia.

Che giocate

Da fine febbraio ai primi di novembre (tranne quando gela, insomma), una volta la settimana si sfidano a basket. Accade da 53 anni: se non è costanza questa… Non hanno bisogno di grandi spazi: basta qualche metro quadrato e un canestro, tanto sono solo loro, come «Titì» e «Maréna». Qualche volta, ma raramente, hanno due spettatori: le mogli.

«Archiviato l’agonismo – dicono –, abbiamo continuato ad allenarci all’aperto, soprattutto al parco del quartiere Cave, dove campo e canestri sono tenuti benissimo. Ma abbiamo giocato all’oratorio, ai campi da tennis e in altri posti».

Non hanno grandi pretese: sole o luce fioca, purché... «si gioca». E se non trovano un canestro libero perché qualcuno è arrivato prima e gli ha fregato il posto, rimediano con la fantasia, come Aldo, Giovanni e Giacomo nella partita notturna con l’aureola della statua nel film «Chiedimi se sono felice». «Dopo 53 anni - aggiungono - grazie alla pallacanestro manteniamo l’amicizia e pure un briciolo di forma fisica».

La sfida tra ragazzini e i due boomer

È una mezza bugia, perché, in barba all’anagrafe che li vorrebbe a casa a bere il brodino o in piazza a controllare i lavori pubblici con le braccia incrociate dietro la schiena, «Titta» ed Enzo, fisici da atleti, sono «highlander» del basket, con gambe e fiato da vendere. Ne sanno qualcosa i due sprovveduti dodicenni che, al quartiere Cave, sicuri di stracciare questi boomer, hanno lanciato il guanto della sfida. Due contro due, per una partita (quasi) alla pari: da una parte 24 anni, dall’altra 130. «Abbiamo accettato per non perdere la faccia – dicono –, ma eravamo sicuri di soccombere. Invece il primo canestro l’hanno fatto loro, poi li abbiamo distrutti». Che mondo: oltre alle stagioni, non ci sono più neanche i pensionati di una volta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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