Storie

Il gesto, il tempo, lo sguardo: lo sport è già un’opera d’arte

Dalla memoria visiva di LJ Rader ai disegni a macchina di James Cook, fino alle illustrazioni di Georgia Carey e alle fotografie di Florence Pernet: quattro modi diversi di trasformare il gioco e raccontarlo fuori dal campo
Alessia Tagliabue
L’abbraccio tra Haaland e Bellingham diventa un frammento della Lamentation del fiammingo Gerard David
L’abbraccio tra Haaland e Bellingham diventa un frammento della Lamentation del fiammingo Gerard David

Mentre i grandi eventi sportivi dell’estate, tra Mondiali di Calcio e Wimbledon, passavano in tv e milioni di appassionati li commentavano in diretta, sui social c’era chi sceglieva di raccontarli in tutt’altro modo. Niente numeri, highlights o statistiche, ma creatività, manualità, fotografie, disegni, per alimentare un dialogo che arte e sport intrattengono da secoli parlando la stessa lingua: quella delle emozioni, del movimento, della bellezza non fine a se stessa, ma in grado di superare i limiti di chi l’ha preceduta. Dal Discobolo di Mirone ai Canottieri di Renoir, dal Futurismo al Cubismo: lo sport si è fatto arte, letteratura, cinema, per diventare poi irriverente cultura pop e dissacrante culto collettivo. E, infine, contenuto per Instagram, oramai galleria a cielo aperto per illustratori, artisti e fotografi in grado di continuare a raccontare lo sport fuori dal campo.

Tra gli esempi più riusciti di questa narrazione c’è Art But Make It Sport: il progetto lanciato da LJ Rader su Instagram che associa iconici scatti sportivi ad opere d’arte di epoche differenti. Ecco allora che l’abbraccio tra Haaland e Jude Bellingham al termine di Norvegia-Inghilterra diventa un frammento della Lamentation del fiammingo Gerard David, il gol dell’Argentina contro l’Egitto la Composizione VII di Kandinsky, il canestro di OG Anunoby per siglare gara-4 contro gli Spurs la copia romana della statua greca del Laoconte. La parte più sorprendente? Nessuna intelligenza artificiale. Come raccontato dallo stesso Rader, infatti, ogni accostamento nasce esclusivamente dal suo occhio e dalla sua memoria visiva.

Da un archivio ad un artista: per raccontare Wimbledon James Cook Artwork ha scelto di utilizzare la propria macchina da scrivere. Armato di inchiostri colorati e in migliaia di battute, l’artista londinese ha raccontato l’atmosfera del Centre Court disegnandola – letteralmente – con la sua typewriter, battendo a macchina durante le partite l’erba, la rete, i giocatori e il pubblico in illustrazioni originali e pezzi unici che gli sono valsi oltre un milione di follower. Qua il tempo della partita diventa il tempo dell'opera: lo sguardo non si sposta più seguendo la pallina gialla, ma si posa su ogni colpo dei tasti.

Lavoro in presa diretta anche quello condiviso da Georgia Carey: seduta davanti alla diretta in onda sul suo pc l’illustratrice californiana ha disegnato sul suo block notes le cosiddette «creatures» di alcune delle partite conclusive della Coppa del Mondo di calcio. Ecco allora comparire sulla carta le accelerazioni di Bellingham, la punizione di Rice, le cavalcate di Messi, l’esultanza british di David Beckham e quella – contestatissima – di Enzo Fernandez. Il tutto a biro, stilizzato e con a fianco il minuto esatto nel quale la «creature» si è palesata sul suo schermo. A Carey fermare l’azione non interessa: ogni partita diventa un bestiario di personaggi e momenti, che acquisiscono senso solo uno in relazione all’altro.

Infine, lo schermo diventa ispirazione anche per @flo_pernet: la fotografa sportiva francese, dopo essersi vista negata il pass stampa per seguire i Mondiali, ha deciso di raccontarli dal salotto di casa, puntando l’obiettivo contro la sua tv. Il risultato? Una raccolta di scatti sgranati, distorti e profondamente affascinanti, nei quali il movimento si dipana sullo schermo come in un’opera cubista, tra primi piani, dettagli, ed esultanze. Come racconta lei stessa: «I don’t have an accreditation, but I do have my TV and my own vision». Come sempre, ciò che fa la differenza. Più che documentare una partita, Pernet documenta il modo in cui la osserviamo. Ed è forse qui che arte e sport tornano a incontrarsi.

In un'epoca dominata dall'immagine istantanea, questi artisti rallentano il tempo della competizione trasformandolo in arte grazie alla propria interpretazione. Un lavoro che l’uomo fa da millenni. E che oggi può ancora emergere, prezioso, anche nel grande mare dei social.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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