Storie

Da tutta Europa a Brescia per tatuarsi draghi e samurai giapponesi

Luigi Picciani, alla guida di Pix Japanese Tattoo, si è formato anche in Thailandia e nel paese del Sol Levante: «Farei questo lavoro anche se non mi pagassero». Nel suo studio spesso ospiti grandi maestri del tatuaggio
Barbara Fenotti
Tatuaggi realizzati e bozze - © www.giornaledibrescia.it
Tatuaggi realizzati e bozze - © www.giornaledibrescia.it

Prima la Sardegna, poi il Carmine, infine il cuore di Brescia. In mezzo ci sono il Giappone, la Thailandia, i draghi tatuati sulla pelle e un ragazzo partito da Taranto che ha trasformato una passione in un linguaggio artistico riconosciuto in tutta Europa. «Farei questo lavoro anche se non mi pagassero» dice Luigi Picciani, senza retorica, con la calma di chi da più di trent’anni passa le giornate a disegnare corpi, simboli e storie.

Oggi guida Pix Japanese Tattoo, in corso Mameli, a due passi da piazza Loggia: uno studio che negli anni è diventato una tappa di riferimento per gli appassionati di tatuaggio giapponese tradizionale, tanto da attirare clienti da tutta Europa e maestri che arrivano direttamente dal Giappone per lavorare a Brescia.

L'ingresso di Pix Japanese Tattoo - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso di Pix Japanese Tattoo - © www.giornaledibrescia.it

La storia

La storia di Picciani parte da lontano. Nato a Taranto, diplomato in grafica, frequenta anche l’Accademia di Belle Arti di Sassari e in Sardegna, a San Teodoro, apre il suo primo studio alla fine degli anni Novanta. «All’inizio ero un tatuatore in erba – racconta –. Ospitavo diversi artisti e il confronto mi ha cambiato».

A segnare il percorso sono soprattutto alcuni incontri con artisti del tatuaggio dell’epoca. «Erano giovanissimi ma già molto avanti – ricorda Luigi –. Guardando i loro lavori ho capito la differenza tra un tatuaggio classico e quello giapponese: superfici più grandi, colori, simbologia, una storia dietro ogni soggetto. Ho capito subito che quella sarebbe stata la mia strada».

Il tatuatore Luigi Picciani - © www.giornaledibrescia.it
Il tatuatore Luigi Picciani - © www.giornaledibrescia.it

Da allora il tatuaggio giapponese smette di essere soltanto una tecnica e diventa una ricerca. Picciani viaggia in Oriente, studia, osserva, si confronta con maestri e tradizioni. In Thailandia scopre il sak yant, il tatuaggio sacro eseguito tradizionalmente dai monaci buddisti attraverso rituali spirituali e formule protettive, esperienza che anni dopo lo porterà anche a tenere una conferenza al Mudec di Milano.

Il Giappone

Poi il Giappone, visitato più volte. È lì che entra davvero in contatto con il mondo dell’irezumi, il tatuaggio tradizionale nipponico, e con il tebori, antica tecnica manuale praticata attraverso aghi fissati a una bacchetta di bambù o legno che vengono mossi ritmicamente nella pelle. «Io però non lo eseguo – precisa – . Non sono giapponese e non voglio scimmiottare una disciplina che appartiene a una cultura precisa».

Lui lavora con la macchinetta occidentale (realizza anche tatuaggi «classici»), ma lo studio ospita periodicamente maestri specializzati proprio nel tebori. Alcuni arrivano dal Giappone esclusivamente per lavorare al Pix Japanese Tattoo. Tra questi ci sono Yozin, HoriSaburou e Bishin Horimatsu, nomi conosciuti nel panorama internazionale del tatuaggio tradizionale giapponese. «È un’arte tramandata di maestro in maestro – spiega Picciani –. Il maestro sceglie l’allievo, che spesso eredita anche una parte del nome artistico. “Hori”, ad esempio, è il prefisso che identifica il tatuatore-incisore». Una tradizione antica, fatta di disciplina, apprendistato e ritualità, lontana dall’idea più commerciale del tatuaggio contemporaneo.

A Brescia Luigi arriva dopo sette anni di Sardegna. Prima apre nel Carmine, dove organizza open night che contribuiscono ad animare la movida del quartiere, poi si trasferisce in corso Mameli per avere più spazio.

Pix Japanese Tattoo compie vent’anni in città: i primi sei trascorsi in Carmine, gli altri nell’attuale sede. «Brescia mi ha stupito positivamente - racconta -. Avevo pregiudizi, smentiti categoricamente. Mi ha colpito il pragmatismo delle persone, il loro modo concreto di vivere».

Corpi tatuati
Corpi tatuati

Nel suo studio passano clienti da tutta Europa, ma anche tanti bresciani appassionati e informati. I social fanno il resto: quando uno dei maestri ospiti annuncia la sua presenza, il telefono inizia a squillare. I soggetti più richiesti restano quelli classici dell’iconografia giapponese: il dragone, simbolo di forza e protezione; la carpa koi, legata alla perseveranza e alla capacità di superare gli ostacoli; la tigre, emblema di coraggio; le maschere teatrali come la celebre hannya, volto femminile trasformato dalla gelosia e dal dolore. Nell’irezumi ogni immagine porta con sé racconti popolari, riferimenti spirituali, miti e leggende.

Oggi Picciani è anche docente di tatuaggio alla Scuola Internazionale di Comics di Brescia, «alla quale devo molto», dice. Ma quando parla del suo lavoro torna sempre lì, all’idea iniziale: il tatuaggio come forma d’arte e linguaggio personale. «Con gli anni ho capito che questa è davvero la decorazione che sento mia. E quello che faccio è il lavoro dei miei sogni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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