Storie

Dopo 76 anni chiude la Campagnola, il ristorante di attori e artisti

Il locale della famiglia Lavezzo-Gheda è stato un punto di riferimento per la cucina tradizionale di Brescia. Fornelli spenti il 29 dicembre
Wilda Nervi
L'ingresso del ristorante la Campagnola - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso del ristorante la Campagnola - © www.giornaledibrescia.it

Un’altra insegna che ha fatto la storia di Brescia - e non solo- chiude. Il prossimo 29 dicembre, infatti, si spegneranno definitivamente i fornelli della Campagnola, ristorante di cucina tradizionale e innovativa insieme, che per oltre sette decenni ha ospitato attori, cantautori, sportivi e artisti di ogni tipo.

Un’istituzione

La storia della famiglia Lavezzo-Gheda inizia addirittura nel lontano 1948, quando la giovane Santina decise di chiedere l’autorizzazione alla somministrazione di alimenti nel cascinale in via Val Daone a Costalunga acquistato qualche anno prima dal padre. Da allora l’intera famiglia, che crebbe nel tempo con l’arrivo di sei figli, ha portato avanti con determinazione e molta passione la fama della Campagnola che ha superato di gran lunga i confini provinciali.

I due fratelli Lavezzo - © www.giornaledibrescia.it
I due fratelli Lavezzo - © www.giornaledibrescia.it

Gli ultimi anni hanno avuto il ruolo di gestione, cucina compresa, i due fratelli Alessandro Lavezzo, che ha il dono di diventare amico in un baleno, e il fratello minore Giorgio, re della ristorazione che è entrato tra i fornelli a quindici anni per non abbandonarli più.

Almeno sino al prossimo 29 dicembre quando appenderà al chiodo il mestolo e la classica mise del cuoco per dedicarsi alla sua grande passione, la pittura per la quale ha meritato ugual fama con numerose mostre all’attivo.

Alessandro invece intende godersi i nipoti che il lavoro gli ha fatto trascurare, in particolare Gaia che si allena in atletica e ha vinto parecchi titoli.

Nostalgia

Tra poco sarà la fine di un caposaldo che ha segnato non solo l’enogastronomia nel cuore della comunità che l’ha frequentata, ma pure la sua storia e il costume.

L'interno del ristorante - © www.giornaledibrescia.it
L'interno del ristorante - © www.giornaledibrescia.it

In particolare i molti amici e clienti non più giovanissimi ricorderanno con un po’ di nostalgia gli anni in cui si aggiunse alla famiglia come socio Aldo Manzini, che giunse da Cremona negli anni Sessanta per portare non solo piatti nuovi, pur sempre tradizionali, ma anche la sua cultura e il suo naturale convivio. Furono gli anni in cui la Campagnola divenne un cenacolo di personaggi straordinari che, dopo il teatro o il cinema, terminavano la serata mangiando e conversando con Aldo e gli altri clienti.

Giornalisti, vignettisti, musicisti, attori che si erano appena esibiti al Grande, con pittori e scultori ed esuberanti personaggi della Brescia di allora avevano una sola meta per finire la giornata: il grande cascinale di Costalunga che li accoglieva con un’atmosfera calda; sui tavoli la zuppa di cipolle, la puttanesca, il cotechino in crosta ed il ragù di cinghiale.

Srotolando il nastro di quegli anni si racconta di un grande interprete come Enrico Maria Salerno, impegnato a girare un film in città, che si fece portare a notte fonda un pentolone di pasta al sugo sullo scalone del teatro Grande per tutta la troupe. O il maestro Arturo Benedetti Michelangeli che cenava prenotando una sala solo per lui e il suo ospite con un’abat jour in un angolo a illuminare fiocamente l’ambiente.

I saluti

Il grande casolare con tutto il giardino e l’area circostante è stato venduto e verrà trasformato in residenza. Dello storico ristorante rimarranno i tanti ricordi impressi nella mente degli altrettanti affezionati clienti con nostalgia e un piccolo senso di rammarico per non aver una nuova generazione per continuare la tradizione,

È arrivato il momento dei saluti, tra l’attaccamento di tanti frequentatori e i ricordi di intere comunità

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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