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Bonera, il «giovane vecchio» che venerdì al Rigamonti sarà un po’ a casa

Il tecnico della Pro Vercelli tra Ome, il biancazzurro Brescia e un solo gol, segnato a Mompiano con la maglia del Parma
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

Daniele Bonera a inizi anni Duemila con la maglia del Brescia - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it
Daniele Bonera a inizi anni Duemila con la maglia del Brescia - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it

Per i tifosi era «il giovane vecchio», per Corioni «il Nesta del futuro», per il ct della Nazionale Trapattoni «un po’ come i Cabrini del passato, quelli sempre pronti in qualsiasi momento», per gli amici di Ome «semplicemente uno di noi». Per tutti, Daniele Bonera. Che venerdì, da bresciano e grande ex rondinella, arriverà al Rigamonti alla guida della Pro Vercelli, in cerca di quel colpo a sorpresa che per lui non sarebbe una novità.

Viaggio nel tempo

Prima infatti di raccontare le tappe del difensore classe 1981, c’è una data impressa nella sua carriera da calciatore rimasta indelebile: domenica 26 gennaio 2003. A Mompiano c’è Brescia-Parma e Bonera, passato ai ducali in estate per 45 miliardi (tanto sborsò il cavalier Tanzi, con Corioni a dire grazie) si trova davanti per la prima volta come avversari quelli con la V bianca sul petto.

Finisce 1-1 e al minuto 32 il gol del vantaggio gialloblù è firmato proprio dal ragazzo di Ome. Prima rete tra i professionisti. Sotto la Curva Nord. Nel primo anniversario dalla morte dell’amico Vittorio Mero. Daniele non solo non esulta, ma respinge l’abbraccio dei compagni. «Avrei voluto segnare contro chiunque – dice nel dopo partita –. Questa rete è tutta per Vito».

Ma quel gol, tanto facile quanto pesante, resterà il primo e l’unico da professionista nonostante le oltre 400 presenze tra campionati e coppe con Brescia, Parma, Milan e Villarreal. A volte la vita…

Daniele Bonera oggi allenatore della Pro Vercelli
Daniele Bonera oggi allenatore della Pro Vercelli

Tappe

A volte la vita è quella che ti porta a sei anni a fare un torneo del Csi all’oratorio di Ome. Terra battuta, bambini più grandi, ma lui spicca. Il Rodengo Saiano lo prende senza nemmeno fargli un provino, poi arriva l’occhio lungo di Roberto Clerici, uno che i talenti li annusava a chilometri di distanza. E la Voluntas diventa prima casa, poi normale trampolino per arrivare al Brescia.

Nella Primavera di Bonometti si mette in mostra, Baldini a inizio ’99 lo porta nel gruppo della prima squadra, ma puntualmente lo rispedisce indietro. La stagione successiva al timone c’è Sonetti, Bonera è sempre colonna della Primavera, ma il tecnico vede nel difensore quel qualcosa di diverso. E siccome Daniele non è uno da cose facili, lo fa esordire in prima squadra in serie B, domenica 28 novembre ’99, nel big match contro il Vicenza. Prima contro seconda.

Il match

Glielo fa capire il giovedì precedente, nel test contro la Bagnolese di Eccellenza. E lui come commenta? Da giovane vecchio, a 18 anni compiuti a maggio. «Se sono qui è giusto che mi metta a confronto anche contro i migliori della categoria. Quando Sonetti vuole sono pronto». E i migliori in questo sono Luiso-Comandini, coppia d’attacco biancorossa da far paura. Finisce 1-1, Bonera prende 7 in pagella: «Fa vedere pulizia negli interventi, sa dove mettere la palla, dispensa tranquillità, lucidità, personalità», il giudizio. Qualche minuto con Napoli e Savoia, un tempo con l’Empoli; poi sei mesi dopo, a maggio, eccolo di nuovo titolare in un altro match clou, contro il Treviso di Toni. Che segna, ma il Brescia vince 2-1 e mette un piede in A, raggiunta tre settimane dopo a Cosenza.

Tra Mazzone e l’azzurro

Convincere inizialmente il Sor Carletto, che vuole giocatori esperti della categoria, a tenere Bonera non è facile. Ma ancora quell’essere «giovane-vecchio» gli viene in aiuto. Così gioca 26 volte per un totale di 2.200 minuti.

A settembre 2001, mentre per Gentile è un punto fermo dell’Under 21, Giovanni Trapattoni ct della Nazionale maggiore lo convoca per l’amichevole a Piacenza contro il Marocco. È bresciano, gioca nel Brescia, va nell’Italia dei grandi. Per trovare chi lo fece prima di lui bisogna tornare agli anni della Seconda guerra mondiale e a un mito come Perucchetti. Gioca 90 minuti e quella maglia la indosserà altre 15 volte. E in quei giorni, a Ome, nasce il suo fans club.

L’occasione persa

Ma anche con l’azzurro Italia c’è una storia nella storia, perché la carriera di Bonera è così: il Mondiale del 2002 lo salta perché è troppo giovane (e nel 2004 vince l’Europeo Under 21 e un bronzo olimpico ad Atene), quello del 2006 lo vede come 24esimo convocato di Lippi. Che lo taglia nell’ultimo giorno utile, quando decide i 23 che poi diventeranno campioni del mondo. Destino...

Mister miliardo

L’estate del 2002 è quella del passaggio al Parma (in primavera, nel silenzio stampa del Brescia, Mazzone lo elegge a portavoce...), ventilato per mesi e la somma è davvero vicina a quei 45 miliardi ipotizzati. E se nel Brescia Bonera mette le fondamenta della sua carriera, in gialloblù prima e al Milan poi costruisce la sua carriera di difensore di stazza internazionale. In rossonero vince una Champions League, uno scudetto, una Uefa Supercoppa, una Coppa del Mondo per Club, una Supercoppa Italiana.

Il Milan è anche la società che lo lancia prima come collaboratore dello staff tecnico, poi come allenatore del Milan Futuro (e il suo secondo è Alessio Baresi). Ora la Pro Vercelli con il ritorno al Rigamonti fissato per venerdì. No, non sarà una serata come le altre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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