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«Concime, amore e sveglia alle 5»: il segreto della terrazza di Massimo Dagani

Il parrucchiere di Manerbio spiega come ha creato una giungla urbana al centro «Le arcate». E come diventare provetti pollici verdi
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Massimo Dagani mentre cura la sua terrazza © www.giornaledibrescia.it
Massimo Dagani mentre cura la sua terrazza © www.giornaledibrescia.it

Massimo Dagani è un esteta, è una di quelle persone che ama la bellezza che sia arte, design, moda o natura. E lo si capisce bene salendo al primo piano del Centro commerciale Le arcate di Manerbio: fatti una ventina di gradini in alluminio del complesso di una trentina d’anni fa ci si trova in un altro mondo.

La terrazza di fronte al salone Hazard è un eden: sulle travi si arrampica una vite americana che, con i suoi rami rossi e le bacche blu, crea come una sorta di quinta, poi ci sono ortensie paniculate, zinnie, delle verbene bonariensis, graminacee, echinacee e, sullo sfondo, conifere (c’è anche tanto altro, ma la lista sarebbe troppo lunga).

Manerbio, la terrazza di Massimo Dagani
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Manerbio, la terrazza di Massimo Dagani

È un’esplosione di colori e profumi che, inevitabilmente cambia di stagione in stagione. E il salone di via Cremona non è da meno: Philodendron hederaceum che si arrampicano su degli specchi appesi al soffitto avvinghiati ad una Monstera (di cui poi parleremo), cactacee ventennali tra luci moderne e libri d’architettura e design.

Massimo, come nasce la sua passione per il verde?

Nasco a Bassano Bresciano in campagna da una madre, anche lei parrucchiera, con la passione dei fiori e con la capacità di far fiorire anche i bastoni. E così soffro se non ho del verde attorno tanto che nel vecchio salone, non avendo spazio, mi son dedicato alle piante grasse. Quando compro questo negozio lo faccio sulla carta e nei disegni c’erano delle terrazze-giardino; quando hanno terminato i lavori era una colata di cemento. Con il via libera dell’amministrazione del centro, quindi, ho cominciato ad occuparmi dello spazio davanti al mio salone.

La cura deve essere impegnativa?

D’estate mi sveglio alle 5 per innaffiare tutte le piante: qui sono obbligato a coltivare in mastelli e quindi non basta dare l’acqua a pioggia, bisogna fare vaso per vaso, con attenzione. Non solo: quando piove nei vasi entra una minima parte dell’acqua che cade perché le foglie fitte fanno da ombrello e la fanno scivolare via. E poi le piante sono talmente grandi che hanno molto bisogno di nutrimento dato che ormai riempiono completamente il loro vaso con le radici.

Il segreto per avere una terrazza come la sua qual è?

Per coltivare nei vasi ci vuole un grande amore. Il segreto è il concime a lenta cessione: avere un giardino in vaso è come avere un animale, non puoi pensare che mangi un giorno sì e uno no.

I giardinieri si ricordano anche i fallimenti...

La monstera in negozio sta morendo. Un lutto. È arrivata tanti anni fa, era di una signora che la teneva strisciante in casa, senza supporti. Magnifica.

Questo amore con la natura come si abbina con il suo lavoro?

Faccio il parrucchiere, ma avrei potuto fare altri mille lavori. Sono appassionato di arredamento e arte. Mi piacciono le cose belle. Poi la passione per la natura l’ho portata anche in salone, ed è una battaglia che porto avanti da quando avevo 17 anni, dato che uso erbe tintorie tono su tono, mi concedo solo il decolorante, ho eliminato solfati, parabeni e siliconi. E mia figlia Marta che lavora con me è naturopata.

Da appassionato amatoriale che consiglio può dare a quelli che si definiscono «pollici neri»?

Di cominciare con qualcosa che piace. Ma non è sempre vero: a me le orchidee non piacevano per niente, soprattutto il fatto che avessero gli steli con i fiori così puntati verso l’alto. Quando morì mio padre però me ne rimasero degli esemplari e, una volta sfioriti, li tenni perché avevano un bel fogliame. Li misi in un angolo e me ne dimenticai, se non per dar loro l’acqua, dopo qualche mese spuntarono gli steli. E fu amore. Ricordo che facemmo delle composizioni bellissime.

La sua terrazza ora è fiorita, ma in inverno?

Sposto tutte le erbacee e i mastelli delle annuali sul retro e porto davanti le conifere aggiungendo luci e decorazione. Diventa un mondo delle fiabe. Altre piante inevitabilmente devo portarle dentro.

E i cactus in vetrina?

Li ho portati dentro da poco, sono stati fuori qualche mese. Solo così, possono fiorire. Il trucco è non esporli subito al sole diretto, ma poco alla volta altrimenti, come succede a noi, si scottano.

Le clienti che vengono qui si saranno fatte contagiare dalla bellezza dell’ambiente?

Alcune sì.

E con le appassionate c’è un feeling speciale?

Con quelle che amano il verde ci scambiamo semi e talee. Ci contagiamo a vicenda. E durante i servizi si parla di piante e ci si dà consigli.

Una grande soddisfazione?

Sono riuscito a far diventare un’amica una giardiniera provetta piantandole una terrazza, peraltro in ombra, molto diversa dalla mia.

Ogni giardiniere ha un «desiderio verde». Il suo qual è?

La terrazza è in pieno sole quindi non posso tenere ortensie arborescens o altre piante che necessitano di ombra. Ma qui mi son tolto tutte le voglie.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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