Storie

Magneti, timer e algoritmi: dentro le gare del cubo di Rubik

Ovvero le competizioni di speedcubing. Il 18enne camuno Alessandro Calzoni, che ha già ottimi piazzamenti nella categoria Megaminx, è a caccia di nuovi record. Non è il solo: tra prove alla cieca e kit ingegneristici, crescono gli appassionati del rompicapo
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Una competizione di speedcubing
Una competizione di speedcubing

Potrebbero perfino essere ipnotici, se non fossero così veloci. I movimenti delle dita, i finger trick, quando si fanno ruotare i piani sono rapidissimi: fino a 10, addirittura 12 al secondo se a competere sono gli agonisti. Detti anche speedcuber: i professionisti del cubo di Rubik.

Dai 22 secondi e 95 centesimi con cui Minh Thai conquistò il primo storico campionato mondiale a Budapest nel 1982, fino ai ritmi da capogiro dell'agonismo contemporaneo, l’evoluzione della cubo-mania non è stata sempre lineare. Ma certamente oggi, a cinquantadue anni dall’invenzione del professore ungherese Erno Rubik – che nel 1974 creò un prototipo di legno ed elastici per spiegare la geometria tridimensionale ai suoi studenti – il tempo di Minh Thai non basterebbe nemmeno per superare i turni di qualificazione di una gara provinciale.

Il professore ungherese Erno Rubik inventò il famoso cubo nel 1974
Il professore ungherese Erno Rubik inventò il famoso cubo nel 1974

Il numero che misura quanto sia evoluto l’oggetto inventato da Rubik, diventato il giocattolo più venduto della storia con oltre 500 milioni di pezzi originali distribuiti, è 21,47 secondi. È il tempo mediano con cui la metà dei 2.885 cubisti agonisti italiani completa il classico 3x3x3 durante una competizione ufficiale della World Cube Association (Wca).

L’altra metà viaggia su tempi pazzeschi: per accedere al primo 10% dei tesserati bisogna scendere sotto la soglia dei 10,04 secondi, fino al primato italiano assoluto di 4,26 secondi firmato da Valerio Locatelli, distante un secondo e mezzo dal record del mondo di 2,76 secondi, stabilito dal polacco Teodor Zajder l’8 febbraio 2026.

Sempre più agonisti

Nel tempo, quello che è nato come un rompicapo per trasformarsi in un gioco diffusissimo, è diventato una vera e propria disciplina con sempre più competitor. I dati della Wca delineano la curva di crescita: tra il primo torneo organizzato in Italia nel 2004 e la fine del 2019, la comunità nazionale di speedcuber è cresciuta a un ritmo costante ma contenuto, raggiungendo i 1.204 tesserati in quindici anni. Poi, con l’arrivo del Covid, le gare sono state sospese per quasi due anni.

Chiusi in casa e lontani dai banchi di scuola, i ragazzini hanno rispolverato il vecchio cubo nell'armadio dei genitori, scoprendo su TikTok e YouTube una nutrita biblioteca di tutorial per rimettere in ordine le sei facce. «Tutto è nato durante la pandemia perché non sapevo molto cosa fare: avevo lì un cubo, mio cugino lo sapeva fare e mi ha insegnato. Da lì è diventata una sfida contro me stesso per battere i miei record», conferma il 18enne camuno Alessandro Calzoni, studente al quinto anno di liceo scientifico con un futuro avviato verso ingegneria e tra i più forti speedcuber italiani. «Mi rilassa proprio mettermi lì per ore a risolvere cubi diversi. All'inizio usi i tutorial online per imparare i metodi basici, ma per quelli avanzati in Italia c'è poco: devi guardare i video americani o farti insegnare da chi è più bravo alle gare».

Risultato: alla riapertura dei palazzetti nel 2022 la partecipazione è esplosa. Negli ultimi quattro anni i competitor italiani sono più che raddoppiati, superando la soglia dei 2.970 iscritti. Un fenomeno trainato quasi interamente da minorenni: la fascia d'età più rappresentata agli eventi va dai 10 e i 15 anni, con la presenza femminile che, pur rimanendo storicamente attorno all'11%, mostra segnali di crescita tra le nuove leve.

A Brescia la passione si fa largo soprattutto tra i giovanissimi, anche se il circuito agonistico resta per pochi. «A fare gare a Brescia saremo in tre, ma quelli che lo sanno fare sono tanti: solo io l'avrò insegnato a 150 persone - spiega Calzoni -. In generale, comunque, l’interesse si sta diffondendo molto, vedi tanti bambini in giro con i cubi in mano, ma spesso non si sa nemmeno che esistono le competizioni».

A sostenere il movimento c’è la World Cube Association (Wca) insieme alle associazioni locali, come la nazionale nazionale Cubing Italy. Il calendario delle competizioni è piuttosto fitto, con gare organizzate lungo tutto l’anno. Tra gli appuntamenti principali del circuito ci sono i Campionati Italiani e gli storici Italian Open, affiancati da iniziative regionali e locali, come quella promossa nel 2024 a Malegno proprio grazie a Calzoni: «L'idea è di riorganizzare l'evento camuno a Breno nel 2027».

La gara nazionale che si è svolta lo scorso fine settimana in Slovenia
La gara nazionale che si è svolta lo scorso fine settimana in Slovenia

Come funziona una gara

Ogni atleta gareggia posizionando le mani su un tappetino sensibile collegato a un cronometro di precisione (stackmat). Prima di avviare il tempo, il cubo viene mescolato dai giudici seguendo uno schema di mosse casuali generato da un software (scramble), uguale per tutti i partecipanti della stessa batteria. Il cubista ha a disposizione 15 secondi di ispezione visiva per pianificare le prime mosse prima di staccare le mani dai sensori e far partire il cronometro.

Nei turni principali non conta la singola performance, magari fortunata: il punteggio ufficiale viene calcolato scartando il tempo migliore e quello peggiore su cinque tentativi e facendo la media aritmetica degli altri tre.

Ma lo speedcubing moderno va ben oltre il tradizionale cubo a tre strati.

I cubi e le varianti geometriche
I cubi e le varianti geometriche

La Wca riconosce ufficialmente 17 categorie di gara, ciascuna con precise caratteristiche tecniche. Si va dai tradizionali cubi cubici – dal velocissimo 2x2x2, con record che scendono sotto il secondo, fino ai mastodontici 4x4x4, 5x5x5, 6x6x6 e 7x7x7 – alle varianti geometriche come il Pyraminx (un tetraedro a quattro facce triangolari), il Megaminx (un dodecaedro a dodici facce e dodici colori diversi), lo Skewb (con rotazione diagonale lungo gli angoli) e lo Square-1 (un cubo mutaforma che modifica la propria geometria a ogni rotazione). A queste si aggiungono le sfide estreme come il 3x3x3 One-Handed, risolto con una sola mano, e le quattro spettacolari categorie Blindfolded, a occhi bendati.

È proprio nel Megaminx che Alessandro Calzoni ha ottenuto i migliori piazzamenti:primo posto in Italia (sia in singolo che nella media), sesto in Europa e quattordicesimo al mondo sulla singola risoluzione, ottavo in Europa e venticinquesimo a livello mondiale sulla media. «È il mio preferito in assoluto - confessa lo speedcuber -. In sostanza è un 3x3 che però ha più pezzi e la forma di un dodecaedro. Rispetto al cubo classico puoi essere molto più fantasioso nella risoluzione: hai più mosse possibili, puoi creare coppie e blocchi in maniera estremamente creativa e hai una libertà che nel 3x3 non esiste, dove se non esegui l'algoritmo esatto fai una mossa inefficiente».

Risultati che non nascono dal caso, ma da logica e da ore di allenamento. «Non ci sono coach o maestri a questi livelli: fai tutto da autodidatta - spiega Calzoni -. Nel Megaminx c'è tantissima logica: vedi i pezzi e devi cercare il modo più efficiente per unirli e inserirli al posto giusto. Dopo migliaia di soluzioni il movimento diventa automatico, ma per abbassare i tempi serve concentrazione sulla velocità d'esecuzione e sul "look ahead", cioè la capacità di prevedere dove si sposteranno i pezzi successivi mentre stai ancora eseguendo le prime mosse».

Alessandro Calzoni alle prese con il Megaminx © www.giornaledibrescia.it
Alessandro Calzoni alle prese con il Megaminx © www.giornaledibrescia.it

L’evoluzione tecnologica e i kit su misura

A fare la differenza rispetto agli anni Ottanta è anche l'evoluzione dei materiali. I vecchi cubi rigidi con il perno centrale a vite sono stati sostituiti da strumentiad alte prestazioni: plastiche autolubrificanti, micro-magneti integrati negli spigoli per stabilizzare le facce e sistemi di suspension a levitazione magnetica (MagLev) che riducono notevolmente l'attrito meccanico. L’obiettivo è essere più fluidi e, quindi, più veloci.

Nelle valigette di allenamento degli speedcuber si trovano non solo i kit per esercitarsi – fornitissimi di tutti i cubi e le varianti geometriche delle categorie di gara –, ma anche il necessario per una manutenzione ad alta precisione. Qui si entra nel mondo dei Cubi Smart (Smart Cubes), di marchi specializzati come Gan o MoYu. All’interno della struttura in plastica ci sono giroscopi tridimensionali, microchip e moduli Bluetooth che trasmettono in tempo reale la posizione del cubo a un’applicazione su smartphone o tablet. I software scompongono poi la prestazione e la analizzano, calcolando l’esatta velocità di esecuzione ed evidenziando i millisecondi persi durante il riconoscimento visivo degli algoritmi.

«I cubi che si trovano nei supermercati sono semplici giocattoli, non sono fatti per lo speedcubing - osserva Calzoni -. Quelli da gara hanno angoli smussati, magneti regolabili e sistemi MagLev senza molle. Ogni assetto è fatto su misura: chi ha una rotazione aggressiva usa settaggi diversi da chi punta tutto sull'efficienza. Perfino la dimensione varia di un millimetro da modello a modello: gareggiare con il cubo di un altro mi farebbe perdere secondi preziosi».

L'assetto meccanico si governa poi con i lubrificanti, scelti in base alla densità: le formule liquide a base d'acqua accelerano al massimo lo scorrimento, mentre quelle ad alta viscosità a base siliconica aumentano il controllo per evitare che il cubo scappi durante i finger trick, le micro-sollecitazioni impartite con la punta delle dita. Per completare la palestra casalinga ci si dota infine dello Stackmat Timer e del relativo Mat gommato, indispensabili per abituare la memoria muscolare a staccare e riappoggiare i palmi ed evitare che impatti troppo violenti sul tavolo finiscano col danneggiare la fragile micro-meccanica del cubo.

Diventare ufficialmente sport

Dopo 52 anni, insomma, il cubo di Rubik è in ottima salute e la mania originaria si è strutturata in un ecosistema agonistico maturo. Ne è prova il portale della Wca, dove ogni tesserato – con l'investimento di poche decine di euro necessario per iscriversi alle gare – monitora le proprie prestazioni, le posizioni nei ranking e i calendari di gara.

E, in quest’ottica, il movimento mira a strutturarsi ulteriormente. «La Wca sta lavorando per far diventare lo speedcubing uno sport effettivo e riconosciuto a tutti gli effetti – dice Calzoni -. Si stanno introducendo modifiche regolamentari in vista del 2027: l'obiettivo è attirare sponsor e dare una veste sempre più seria al circuito».

Per il giovane campione camuno gli obiettivi rimangono chiarissimi: «Finché mi diverto continuo. L'anno prossimo ci saranno i Mondiali e punto ad arrivare tra i primi cinque al mondo nel Megaminx. Sarebbe bello riuscire a ottenere delle sponsorizzazioni per far diventare questa passione un'opportunità ancora più grande».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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