Dall’incidente al ritorno in pista: il coraggio di Claudio Fausti

Un giorno Claudio Fausti, sfiorato da un brutto presentimento per fortuna rimasto tale, esitò ad avviare l’accensione della sua auto temendo che esplodesse. «Avevo appena partecipato a un’operazione antimafia – ricorda oggi – e avevo paura di subire un attentato per ritorsione». Sono tanti gli sconosciuti eroi che dedicano la loro vita alla sicurezza del Paese rischiando ogni giorno la pelle.
Come finanziere del Reparto Gico (Gruppi investigazione sulla criminalità organizzata), Claudio ha svolto il proprio ruolo con onore fino a una decina di anni fa, quando tutto, di colpo, è cambiato. «In auto la mia pattuglia stava inseguendo una banda di spacciatori e finì fuori strada. Ricevetti un colpo violentissimo alla testa che mi fece perdere i sensi. La missione andò in porto una settimana dopo, con un altro equipaggio, e i malviventi furono catturati con 10 chili di cocaina addosso. Per me, intanto, era cominciato il calvario».
La convalescenza
La convalescenza durò ben due anni. Fausti non riusciva neppure ad allacciarsi le scarpe. «Subii gravi danni nella percezione della profondità, andavo a sbattere contro ogni ostacolo», racconta. Più dolorosa ancora la situazione psicologica. «Fino ad allora avevo condotto un’esistenza adrenalinica, sempre sul filo del pericolo, e con la soddisfazione di avere ottenuto importanti risultati nel lavoro.
Dopo l’incidente, invece, passavo le giornate in casa, davanti alla televisione e sempre con le mani nel frigorifero per placare col cibo la mia malinconia. Arrivai a pesare 95 chili, avevo perso ogni entusiasmo per la vita. Fui collocato a riposo, mi fu assegnata una pensione. Ma mi sentivo inutile, ed è la cosa peggiore».
Il ritorno
Poi, nel gennaio 2014, l’invito di un amico a raggiungerlo sulla pista di Desenzano. «Sapeva che da ragazzo avevo praticato atletica leggera e per un anno ero anche finito nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Saltavo in lungo. Mai stato forte come il mio amico Alberto Papa, che a 16 anni era il numero uno in Italia. Il mio top è stato un 7.45. Già rivedere un impianto sportivo, comunque, mi mise allegria, facendomi tornare ai tempi della giovinezza. Se non altro stavo in compagnia e non tra le quattro mura di casa». Un ortopedico che lo visitò, però, fu irremovibile.

«Avevo le ginocchia a pezzi, mi disse di lasciar perdere. O, quantomeno, di dedicarmi alla corsa, meno traumatica per le mie articolazioni». Nel 2016 l’incontro che gli ha aperto nuove prospettive. «Quello con Giancarlo De Dionigi, un grande allenatore. Con l’intuito del tecnico di razza vide in me le doti di un quattrocentista. Io, giusto per accontentarlo, ci provai, ma quando arrivavo a tre quarti del tragitto mi fermavo, stroncato dalla fatica. Ero convinto che la distanza non facesse per me».
Fausti, però, non si è arreso, e oggi, sul giro di pista, a 58 anni, è tra i più forti al mondo tra i Master della sua età. Ha vinto ovunque ed è salito su ogni podio internazionale, sfidando anche le regole del tempo, perché più passano le primavere e più migliora, ed è diventato anche un forte velocista sui 200.
Il tempo giusto
Quello che Fausti si sente dire spesso è che, se avesse scoperto prima la propria vocazione, da giovane avrebbe potuto disputare l’Olimpiade, anche perché la sua scioltezza di corsa rivela un talento sopraffino.
«Sono discorsi inutili, da ragazzo avevo un’altra testa, difficilmente avrei accettato, come succede oggi, di andare al campo cinque volte alla settimana per due ore. E gli allenamenti per i 400 sono tra i più duri. Ora mi sostiene una grande motivazione, che non è quella di vincere le gare, ma di stare bene con me stesso e con gli altri. Nella mia seconda vita, perché così la considero, ho scoperto nuovi amici, ho girato il mondo e ho raggiunto la consapevolezza che arrivano nuove opportunità anche quando meno te lo aspetti. Basta saperle cogliere».

Claudio in pista lo distingui subito. Non solo per la sua altezza e l’eleganza della falcata, ma anche perché è quello che sorride quando corre. «Mi viene spontaneo, è la mia risposta a tutto quello che ho passato. Mi sento libero, in armonia con me stesso e gli anni di infelicità sono solo un lontano ricordo».
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