Storie

«Grazie ai sacrifici di mio padre, oggi sono medico e cittadino italiano»

In Albania la famiglia vendette un campo per garantirgli il visto per studio. Il 40enne Ervin Preci, a Brescia dal 2004: «La mia passione per l’Italia? Cominciata guardando la tv e la serie A. Mi son sempre tenuto lontano dalle brutte compagnie»
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Ervin Preci il giorno in cui ha ricevuto la cittadinanza
Ervin Preci il giorno in cui ha ricevuto la cittadinanza

«Oggi non ricevo soltanto la cittadinanza, ma celebro un legame che esiste da sempre. Finalmente, anche sulla carta, italiano». Sono alcune frasi che Ervin Preci ha scritto qualche settimana fa in un post pubblicato sulla sua pagina Instagram, subito dopo essere diventato, anche per la legge, italiano. Perché italiano si è sentito da subito, quando 22 anni fa è arrivato dall’Albania, da Elbasan, per studiare medicina.

Ervin, perché ha scelto l’Italia e Brescia?

Avevo 18 anni e volevo studiare medicina, l’Italia è stata una scelta naturale perché ho fin da piccolo la passione per la cultura di questo paese, in casa, poi, guardavamo la tv italiana, mio padre è un tifoso sfegatato del Milan e ha sempre seguito la serie A. In più a scuola, oltre all’inglese, ho studiato italiano. A Brescia avevo un cugino che mi ha ospitato per il primo anno. L’Albania era un paese che non dava molte possibilità allora, io non avevo conoscenze né soldi per andare a Tirana. La fortuna vuole che mio padre riuscì a vendere un campo e a dare la garanzia economica richiesta per farmi avere un visto per motivi di studio.

Arrivato in Italia com’è andata?

Ho fatto il test di lingua italiana e poi quello d’ingresso riservato agli stranieri alla facoltà di medicina. Il mio percorso è stato un po’ più lungo del normale perché non è stato facile lavorare e studiare contemporaneamente.

Il giorno della laurea © www.giornaledibrescia.it
Il giorno della laurea © www.giornaledibrescia.it

Che lavoro ha fatto?

Per 12 anni sono stato cameriere allo Chalet in Castello.

Le prime impressioni?

Devo dire che al lavoro mi sono accorto di quanto fossero educati gli italiani chiedendo per favore quando ordinavano e dicendo grazie. Mi sono sentito subito nel mio paese. Ho sempre frequentato posti tranquilli per carattere e qui in Italia ho trovato il mio ambiente. Sono convinto che la mia propensione allo studio mi abbia salvato dalle compagnie negative.

Cosa ha provato quando ha ricevuto la cittadinanza?

È stato un percorso lungo perché dovevo raggiungere il reddito mimino per presentare la richiesta, ma riceverla è stato un traguardo straordinario. Sono riconoscente all’Italia perché se non fossi arrivato qui non avrei potuto studiare, lavorare e, forse, non sarei diventato medico. Dopo essere stato un anno da mio cugino, infatti, ho avuto una borsa di studio, l’alloggio universitario e il badge per la mensa. Mi sento libero da una parte perché, prima, ero sempre in ansia quando dovevo presentare il permesso di soggiorno, dall’altra per una questione molto «spirituale»: mi sento italiano e ora sono a posto con me stesso.

La spilla acquistata per la cerimonia © www.giornaledibrescia.it
La spilla acquistata per la cerimonia © www.giornaledibrescia.it

Il Tricolore appuntato sulla giacca nelle foto glielo lo hanno donato alla cerimonia?

No, l’ho preso io.

E la sua famiglia dov’è?

Dopo 5 anni in Italia mi ha raggiunto mio fratello. Nostra sorella, invece, è infermiera a Berlino. Mamma e papà sono rimasti in Albania. Sei anni fa, poi, mi sono sposato con Sara, conosciuta in Albania durante uno dei rientri a casa grazie ad amici comuni, che mi ha seguito qui dopo la laurea in lingua inglese.

Ervin con mamma e papà © www.giornaledibrescia.it
Ervin con mamma e papà © www.giornaledibrescia.it

Il fatto di essere albanese le ha dato dei problemi?

Devo dire che 22 anni fa un po’ mi vergognavo di dire da dove venivo sapendo che, per via del comportamento di alcuni connazionali, gli albanesi non erano ben visti. E notavo anche una certa diffidenza quando svelavo la mia provenienza. Dopo i primi anni, però, tutto è cambiato, gli albanesi oggi sono integrati.

Anche l’Albania è cambiata, è un paese in crescita e il turismo è esploso...

Sì, è come la Croazia di qualche anni fa. Le mie radici restano in Albania, lì ci sono mamma e papà e mi mancano. Ma questa è casa: pensi che con mia moglie parliamo spesso in italiano e, ovviamente, guardiamo la tv italiana. Ho insistito molto perché lei imparasse l’italiano subito. Credo che sia importante integrarsi e adattarsi.

Ervin con la moglie Sara © www.giornaledibrescia.it
Ervin con la moglie Sara © www.giornaledibrescia.it

Ecco, cosa consiglierebbe ad un ragazzo che arriva oggi?

Di essere rispettoso, della legge e delle tradizioni. Non mi pare ci voglia molto.

La passione per il calcio quanto ha influito nell’integrazione?

(ride) Molto! Non tifo Milan come mio padre, ma Lazio. E dal 1997. Credo di essere tra i pochi a Brescia. Mio fratello, invece, parteggia per la Juve.

Laurea, matrimonio, cittadinanza. E ora?

Ora faccio il medico di guardia in strutture private, vorrei però diventare medico di base. Sto cercando una casa da acquistare, ma non è un periodo favorevole anche perché voglio restare in città, perché da quando sono arrivato ho sempre abitato in centro. E vorrei che la famiglia si allargasse. Dopo aver avuto la cittadinanza mi piacerebbe anche fare quel che prima non potevo come viaggiare fuori dall’Unione europea, andare a Londra o New York: prima c’erano visti da chiedere, mille documenti da fare e garanzie da presentare. Mia moglie tra un anno potrà presentare domanda per essere anche lei italiana e così fra tre anni contiamo di essere a posto con i documenti.

In che lingua sogna?

In italiano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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