Dopo decenni di servizio attivo, in Vaticano ininterrottamente dai tempi di Giovanni XXIII, per il cardinale Giovanni Battista Re è arrivato il tempo della pensione. Pensione (anche se non è certamente il termine più corretto, ma quello che rende meglio l’idea) arrivata a 92 anni e otto mesi, un dato che certifica da solo la tempra (fisica e mentale) del porporato camuno.

Papa Leone XIV, accettando la sua rinuncia al ruolo di decano del Collegio cardinalizio, lo ha nominato emerito, è stato il decano più anziano della storia della Chiesa, superando Angelo Sodano (peraltro suo predecessore) che aveva lasciato nel dicembre 2019 a 92 anni e un mese. Al posto di Re è stato scelto il cardinale filippino Luis Antonio Tagle.
«Piccolo ruolo»
Quando era stato nominato decano il 18 gennaio 2020 aveva detto che si trattava di poca cosa, un ruolo quasi simbolico. Ovviamente non è così, l’understatement tipicamente bresciano (e vaticano) del porporato non deve trarre in inganno.

Il decano (oltre al ruolo di rappresentanza del collegio dei successori degli apostoli) è colui che deve convocare il conclave dopo la morte del Papa. Come ha fatto il cardinale Re, oltre a mille altre occasioni nelle quali ha dimostrato la sua intelligente capacità diplomatica (e non solo) nel gestire questioni anche particolarmente delicate.
«Sono vecchio»
Il gusto della battuta e dell’umorismo è un tratto tipico del cardinale Re, anche papa Francesco (con il quale il porporato camuno si è sempre confrontato con grande ma rispettosa schiettezza) amava questa sua caratteristica, unita all’esperienza difficilmente eguagliabile.
Un umorismo capace di definire la realtà senza tanti fronzoli; alla richiesta di un commento per il passaggio di consegne, così risponde su WhatsApp (che utilizza con veloce dimestichezza): «Scriva che il mio successore ha 23 anni meno di me. Significa che io sono vecchio». Una vecchiaia invidiabile. Gli acciacchi ovviamente si fanno sentire nel fisico, ma la mente è limpida e veloce come sempre. Giovanni Battista Re è uomo cresciuto nella diplomazia e nell’amministrazione della Santa Sede. Il più curiale e il meno curiale tra tutti i cardinali, per usare l’efficace definizione del nostro ex direttore Giacomo Scanzi.
Con Leone XIV
«Il decano del Collegio, Giovanni Battista Re, merita un applauso, almeno uno se non di più» ha detto papa Prevost incontrando il Collegio dei cardinali dopo la sua elezione, ha poi sottolineato la «sapienza» del porporato bresciano «frutto di una lunga vita e di tanti anni di fedele servizio alla sede apostolica, ci ha molto aiutato in questo tempo»
L’impegno continua
Il cardinale Re aveva già parlato di sue possibili dimissioni nel dicembre del 2024, ma nel gennaio successivo papa Bergoglio, già molto malato, lo aveva confermato nell’incarico; lo riteneva giustamente una figura fondamentale nelle gestione di quel Conclave che il pontefice argentino sentiva come imminente.

Così il cardinale Re che al termine della votazione in conclave aveva chiesto all’eletto Bergoglio che nome sceglieva da Papa, ne ha poi celebrato anche il funerale.
E se il pontificato di san Giovanni II è sicuramente quello che lo ha visto più attivo, e che ha segnato quindi anche la sua vita, il cardinale Re si è sempre ritenuto (e si ritiene) al servizio del papato e della Chiesa cattolica. Facile immaginare che continuerà a farlo anche da decano emerito.



