Da passatempo popolarissimo a svago quasi dimenticato. Il minigolf ha attraversato generazioni, estati, campeggi, località di villeggiatura e serate in famiglia. Per anni è stato una di quelle attività semplici e trasversali, capaci di mettere d’accordo bambini, genitori, nonni, compagnie di amici e anche di fare da cornice a primi appuntamenti romantici anni Novanta. Oggi, purtroppo, il minigolf sta vivendo il suo momento di massimo declino, sopravvivendo qua e là come reperto di un tempo libero lontano e analogico.
La storia del minigolf
Eppure, la storia di questo gioco è meno banale di quanto possa sembrare. L’origine più accreditata lo fa risalire in Scozia, e in particolare a St Andrews, dove nel 1867 nacque il Ladies’ Putting Green, detto «The Himalayas»: un percorso ridotto pensato per permettere alle donne di giocare in un’epoca in cui il golf tradizionale era ancora una pratica fortemente maschile.

Il minigolf moderno prende poi forma nel Novecento, prima con la diffusione americana degli anni Venti, poi con la standardizzazione europea. Nel 1954 ad Ascona, in Svizzera, l’architetto paesaggista Paul Bongni inaugurò un percorso con misure e piste codificate: 17 buche in cemento, lunghe 12 metri e larghe 1,25, più una buca finale. Ancora oggi il percorso classico è generalmente composto da 18 buche, da giocare con l’obiettivo di completare ogni pista nel minor numero possibile di colpi. Da lì il minigolf si è sdoppiato nella sua doppia anima. Da una parte il gioco popolare, da dopocena, da campeggio, da villeggiatura. Dall’altra lo sport vero e proprio, che oggi sopravvive con più forza rispetto alla compagine meramente ludica, con regole, federazioni e tornei ufficiali. In Italia, infatti, oggi rientra tra le discipline gestite da FIGeST, la Federazione italiana giochi e sport tradizionali, con riconoscimento Coni.
Il minigolf a Brescia
Anche Brescia ha assistito al progressivo abbandono dei campi da minigolf, ma, come spesso accade, è quella piccola nicchia che resiste a mantenere viva la scintilla. Se in città anche l’ultimo campo sembra smantellato, poco lontano dai confini cittadini, tra i superstiti c’è l’Olimpica Rezzato in via Fratelli Cairoli, struttura conosciuta soprattutto per tennis, padel e palestra, ma che conserva anche un minigolf a 18 buche.

La capitale del minigolf bresciano si conferma però Manerba, con ben due spazi dedicati: il Centro Tennis e Minigolf Frantoio Manestrini, in via Gramsci, che unisce i campi in terra rossa al percorso di 18 buche, e Minigolf21 che con il suo motto «sole, cuore e minigolf» promette piacevoli partite in famiglia, in un contesto immerso nel verde con ristorante e bar, a pochi passi dalla Spiaggia Romantica. In Valtrompia resiste invece il Minigolf Collio, 18 buche ombreggiate dal bosco, accanto al fiume, un classico della villeggiatura montana locale.

Pochi indirizzi, dunque, ma ancora vivi. Luoghi che resistono per offrire quella merce rara che oggi è un gioco lento, accessibile, senza schermi e senza bisogno di particolare preparazione. Una sfida leggera in cui possono competere tutti, con quel sapore vintage da piacevole nostalgia.



