Sara ama la luce, Stefano odia il caldo. Sara vorrebbe l’ora legale tutto l’anno per godersi le ore pomeridiane, «tanto – dice – quasi tutte le attività, servizi e negozi, iniziano alle 9 del mattino o dopo». Stefano invece preferirebbe quella solare, nella speranza di soffrire meno l’afa estiva almeno nelle ore serali, quando è ora di andare a dormire.
Entrambi concordano sull’abolizione del cambio dell’ora, tema che ciclicamente, almeno le due volte l’anno in cui dobbiamo spostare in avanti o indietro le lancette, torna a far discutere. Questo fine settimana, cioè nella notte tra sabato 24 e domenica 25, sposteremo le lancette indietro di un’ora.
Alla Camera è stata presentata una risoluzione per impegnare il Governo a rilanciare il confronto europeo sul superamento dei cambi stagionali, sostenendo per l’Italia l’ora legale permanente.
La proposta arriva dopo un’indagine conoscitiva della commissione Attività produttive, che ha raccolto le valutazioni di categorie economiche, sindacati, medici ed esperti, oltre a una memoria di Terna: il risparmio elettrico è infatti uno degli elementi del confronto. Sul fronte della salute, invece, le posizioni restano variegate: eliminare i cambi stagionali e scegliere fra ora legale e solare permanenti sono due questioni distinte.
Consumi
I consumi, dicevamo, da cui si parte sempre quando si parla di abolire il cambio. Secondo le stime di Terna riportate nel documento conclusivo dell’indagine, i circa sette mesi di ora legale – quelli che vanno da marzo a ottobre – previsti nel 2026 consentono un risparmio elettrico di 302 GWh. Estenderla all’intero anno porterebbe un ulteriore beneficio di circa 160 GWh: poco più dello 0,05% del fabbisogno nazionale preso a riferimento dalla relazione, circa un chilowattora ogni duemila.
Il vantaggio aggiuntivo sarebbe dunque contenuto. Terna osserva che le differenze fra i regimi si sono progressivamente ridotte, merito anche della maggiore efficienza dell’illuminazione. Il documento stima un beneficio economico complessivo di circa 120 milioni di euro, dei quali 80 riferiti all’ora legale già prevista: una valorizzazione basata sul prezzo dell’elettricità per il cliente domestico tipo, non una previsione delle economie che ogni famiglia troverebbe in bolletta.
E a Brescia? I consumi annuali non bastano per stabilirlo. Il peso delle fabbriche, delle abitazioni o dei negozi non dice quanto cambierebbe l’uso delle luci: il minor consumo pomeridiano va confrontato con quello aggiuntivo del mattino. Pensiamo per esempio alle scuole, che nei mesi più bui dovrebbero consumare più energia al mattino rispetto ad oggi.
Le giornate bresciane
Al di là dei consumi, scegliere un regime piuttosto che un altro ha sicuramente un notevole impatto sulla quotidiniatà di ognuno.
Abbiamo ricostruito il calendario astronomico del 2027 per Brescia città in tre scenari: il regime attuale, l’ora legale permanente e quella solare permanente. Le ore di luce restano le stesse, ma cambia la loro posizione rispetto alle lancette e, quindi, alle nostre abitudini.
Partiamo dall’inverno. Il 21 dicembre, con il regime attuale che prevede l’applicazione dell’ora solare, le prime luci arriverebbero intorno alle 7.22, l’alba alle 7.56 e il tramonto alle 16.38. Se applicassimo l’ora legale permanente tutto slitterebbe avanti di sessanta minuti: prime luci alle 8.22, Sole sopra l’orizzonte alle 8.56 e tramonto alle 17.38.
Guardando all’intero anno, con l’ora legale permanente il Sole sorgerebbe dopo le otto per 117 giorni, dei quali 77 dopo le otto e mezza. Sono giorni di calendario, compresi sabati, domeniche e vacanze: non altrettanti ingressi a scuola prima dell’alba. E alba tardiva non significa necessariamente buio completo. Prima che il Sole sorga c’è il crepuscolo civile, che nel grafico abbiamo chiamato «prime luci»: alle otto, per 74 giorni non sarebbe ancora iniziato; per altri 43 sarebbe in corso.
Il guadagno pomeridiano emerge alle 17.30: con l’ora legale permanente il Sole sarebbe ancora sopra l’orizzonte in tutti i giorni del 2027, contro i 268 del regime attuale e i 255 dell’ora solare permanente. Il rovescio nella medaglia sono le ore di luce che perderebbe al mattino chi comincia presto a lavorare o a studiare.
In estate già oggi applichiamo l’ora legale, che ci permette di avere luce fino a tardi.
Se scegliessimo di applicare quella solare permanente, tutto si sposterebbe un’ora indietro: il 21 giugno il tramonto passerebbe dalle 21.12 alle 20.12 circa.
Gli orari sono arrotondati al minuto e calcolati con orizzonte libero prendendo come riferimento la posizione di Brescia città. Nuvole, palazzi e montagne modificano le condizioni reali, e nelle valli l’arrivo del sole diretto può essere ritardato dai rilievi.
La proposta
È anche per queste differenze che abolire il cambio dell’ora non chiude la discussione: resta da decidere quale orario tenere. Il documento approvato il primo ottobre dalla commissione Attività produttive della Camera raccomanda di superare l’alternanza attualmente in vigore, ma lascia aperte tre strade: una sperimentazione che copra almeno un intero ciclo stagionale, l’ora legale permanente oppure quella solare permanente.
La risoluzione illustrata il 15 ottobre, con primo firmatario il deputato leghista Andrea Barabotti, sostiene invece l’applicazione dell’ora legale tutto l’anno. Si chiede al Governo di rilanciare il negoziato europeo, trasmettere a Bruxelles i risultati dell’indagine e favorire un’eventuale sperimentazione comune, con la partecipazione italiana e una base giuridica europea. La proposta prevede di monitorarne le conseguenze su consumi, salute, economia e abitudini sociali. Si tratta quindi di un’iniziativa di indirizzo politico: il cambio delle lancette resta in vigore.
I due documenti spiegano da soli perché la scelta sia ancora aperta. Commercio e turismo vedono opportunità nei pomeriggi più luminosi, ma, sull’altro versante, agricoltura, cantieri e attività sciistiche devono fare i conti anche con il buio del mattino.
Sulla salute le posizioni divergono: gli specialisti del sonno indicano nell’ora solare permanente la soluzione più coerente con i ritmi biologici, mentre altri sono favorevoli, o almeno non contrari, all’ora legale. L’indagine, dunque, non consente di concludere che tenerla tutto l’anno sarebbe privo di conseguenze sanitarie.
In Europa e nel mondo

In Europa se ne discute dal 2018, quando la Commissione propose di abolire il cambio stagionale, lasciando agli Stati la scelta dell’orario da mantenere. Il Parlamento europeo diede il via libera nel 2019, ma i Governi non hanno trovato un accordo in Consiglio. Le preferenze, del resto, variano: nella consultazione europea l’ora legale permanente raccoglieva maggiori consensi in Portogallo, a Cipro e in Polonia; quella solare prevaleva in Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi. Il nodo è coordinare le decisioni, evitando un mosaico di orari che complichi trasporti e scambi oltreconfine.
Nel resto del mondo le soluzioni sono diverse. Gran parte dell’Africa e dell’Asia non sposta le lancette; il Giappone ha abbandonato il cambio stagionale nel 1952, mentre la Turchia mantiene l’ora legale tutto l’anno dal 2016. La Russia ha fatto il percorso inverso: dopo aver adottato l’ora legale permanente nel 2011, nel 2014 è tornata a quella solare permanente. Un precedente richiamato anche nell’indagine italiana, soprattutto per le difficoltà legate alle albe invernali tardive. Wikipedia
Negli Stati Uniti la disputa è diventata uno scontro tra Donald Trump e il senatore repubblicano Tom Cotton. Il presidente ha pubblicato sui social quello che indicava come il cellulare del senatore, invitando gli elettori a chiamarlo per sollecitare l’approvazione del Sunshine Protection Act, favorevole all’ora legale permanente. Tra gli argomenti di Trump c’è anche il golf: più luce al pomeriggio significa più tempo per concludere tornei e partite. Cotton guarda invece all’altra estremità della giornata, quando i bambini escono per andare a scuola: in alcune città americane, d’inverno, il Sole sorgerebbe dopo le nove.




