Economia

Quanto si risparmierebbe con l’ora legale tutto l’anno

Marco Papetti
In Italia si è ricominciato a discutere sull’estensione dell’orario «estivo» e alla Camera è partita un’indagine conoscitiva per valutarne l’opportunità
Torna l'ora legale
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Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo è tornata l’ora legale: le lancette andranno portate avanti di un’ora alle 2 (che diventeranno quindi le 3). Si dormirà di meno in quell’occasione, ma il cambio porterà con sé più ore di luce nel pomeriggio e, di conseguenza, meno consumi energetici. In Italia si è ricominciato a discutere sull’estensione a tutto l’anno dell’orario «estivo» e alla Camera è partita un’indagine conoscitiva per valutarne l’opportunità. Ma quanto si risparmierebbe se si mantenesse per 12 mesi l’ora legale?

I numeri

La commissione Attività produttive della Camera ha dato il via a un’«indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale». L’impulso arriva da una proposta presentata a novembre dell’anno scorso dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima), dall’associazione Consumerismo No profit e dal deputato della Lega Andrea Barabotti.

In un documento approvato dalla commissione l’11 marzo si legge che l’estensione dell’orario estivo potrebbe generare «un ulteriore risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e circa 180 milioni di euro». Le emissioni di anidride carbonica si ridurrebbero di 200.000 tonnellate l’anno, «equivalenti all’assorbimento di circa sei milioni di alberi”. Secondo le stime riportate, grazie all’ora legale “dal 2004 al 2024 l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro».

Alcune analisi sull’impatto economico del cambio dell’ora sono state diffuse anche da Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale. Dal 2004 al 2025 il minore consumo di energia elettrica legato all’orario estivo è stato di oltre 12 miliardi di kWh, con un risparmio economico per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda il 2026, si calcola che il ritorno all’ora legale genererà un risparmio di circa 80 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica di circa 302 milioni di kWh, equivalenti al fabbisogno medio annuo di 115 mila famiglie.

Secondo Terna, il passaggio all’ora legale quest’anno comporterà anche un vantaggio ambientale, con «una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 142 mila tonnellate di CO2». Il beneficio economico è stato calcolato da Terna considerando un costo medio del kilowattora di 26,63 centesimi di euro (al lordo delle imposte) per il “cliente domestico tipo in tutela”, secondo i dati Arera del primo trimestre dell’anno.

L’indagine del Parlamento

Le bollette meno care non sarebbero l’unico vantaggio dell’estensione dell’ora legale. Nel documento della commissione Attività produttive si legge che la maggiore disponibilità di luce solare nel pomeriggio favorirebbe «le attività ricreative e turistiche» e gli effetti positivi potrebbero includere pure «l’aumento dei consumi nel commercio al dettaglio e nella ristorazione e l’ampliamento della stagione turistica».

Tuttavia, non tutti sono d’accordo: «Emergono anche voci discordanti che evidenziano criticità e possibili effetti negativi», motivo per cui, si legge nella nota, la commissione ha pensato di aviare l’indagine conoscitiva, che dovrà «valutare in modo oggettivo gli impatti dell’ora legale permanente sul territorio nazionale sul comparto energetico e produttivo italiano».

L’indagine dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026. Non è esclusa la possibilità di una «fase di sperimentazione con una proroga dell’ora legale». Nelle prossime settimane la commissione farà delle audizioni con vari soggetti potenzialmente interessati dalla novità: rappresentanti di istituzioni, autorità indipendenti, Commissione europea e Parlamento Ue, organizzazioni internazionali operanti nel settore, associazioni di categoria come Confindustria, Confcommercio e Confartigianato, associazioni dei consumatori ed esperti del settore provenienti dal mondo accademico o da istituti di ricerca.

In Europa

Il dibattito sull’ora legale non è nuovo. Nel 2018 la Commissione europea promosse una consultazione pubblica tra i cittadini dell’Ue, alla quale parteciparono 4,6 milioni di europei: l’84% si disse favorevole all’abolizione del cambio dell’ora. Nel 2019 il Parlamento approvò una proposta di direttiva che prevedeva la possibilità, per i singoli Stati dell’unione, di scegliere liberamente tra ora legale o solare permanente, ma il processo si bloccò a causa della pandemia e delle divergenze tra i vari Paesi. Il tema è stato poi rilanciato nel 2025 dal governo spagnolo, che ha posto la questione al Consiglio dell’Ue. Il dibattito resta aperto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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