Storie

Agosto 2006, cinque delitti e sette morti: l’estate di sangue di Brescia

Vent'anni fa la città diventava la capitale della cronaca nera: da Hina Saleem alla strage della famiglia Cottarelli. Storia, memoria e l'unico caso rimasto ancora oggi senza un colpevole
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Le vittime dell'agosto 2006: Hina Saleem, Elena Lonati, Aldo Bresciani e la famiglia Cottarelli © www.giornaledibrescia.it
Le vittime dell'agosto 2006: Hina Saleem, Elena Lonati, Aldo Bresciani e la famiglia Cottarelli © www.giornaledibrescia.it

I numeri della tragedia: 11, 18, 20, 22, 28. Tutti estratti sulla ruota di Brescia. Tutti ad agosto 2006, vent’anni fa quando la città diventa capitale della cronaca nera con cinque omicidi e sette vittime in poco più di due settimane. Tutti casi risolti dalla giustizia tranne uno. Quello di Muhammad Illyas, il pakistano di 48 anni ucciso con tre coltellate in strada in via Bianchi, in città il 22 agosto 2006.

La ragazza che voleva vivere all’occidentale

Hina Saleem, uccisa dal padre e dagli zii a soli 21 anni
Hina Saleem, uccisa dal padre e dagli zii a soli 21 anni

L’estate di sangue che Brescia non dimentica inizia l’undici agosto e basta il titolo del Giornale di Brescia del giorno successivo per far capire la portata di un caso che diventa ben presto nazionale. «Ventenne pakistana sgozzata e sepolta nell’orto».

Siamo a Ponte Zanano e la vittima è Hina Saleem, nome che diventerà simbolo della mala integrazione. Ad ucciderla, e a seppellirla in giardino con la testa rivolta alla Mecca, sono il padre e due cognati. La colpa della giovane? Voler vivere all’Occidentale.

Il padre viene condannato a 30 anni di carcere, mentre i due cognati a 17 anni. In un interrogatorio il genitore di Hina fa mettere a verbale: «So che quello che ho commesso è gravissimo, ma era giusto così. Ho ucciso mia figlia perché beveva alcolici, fumava ed era una puttana».

Uccisa in chiesa

Un'immagine di Elena Lonati, al giovane uccisa a soli 24 anni nella chiesa di Santa Maria - Foto Pierre Putelli/Neg © www.giornaledibrescia.it
Un'immagine di Elena Lonati, al giovane uccisa a soli 24 anni nella chiesa di Santa Maria - Foto Pierre Putelli/Neg © www.giornaledibrescia.it

Brescia è ancora sotto choc, al centro della cronaca nazionale e della bagarre politica quando il 18 agosto un’altra giovane viene uccisa. E la scena del crimine è insolita: una chiesa. Il santuario di Santa Maria a Mompiano dove viene trovato sulla scala interna del pulpito la 23enne Elena Lonati. Il cadavere è avvolto in un sacco ed è in posizione fetale. Era andata in chiesa per accendere una candela, non è più tornata a casa.

Il responsabile dell’omicidio è il 24enne cingalese sacrestano del santuario di Santa Maria di Mompiano. La giustizia ha stabilito che il giovane ha spinto Elena che cadendo perde i sensi battendo la testa contro il portone della chiesa e, credendola morta, piega il corpo in alcuni sacchi dell’immondizia stringendole al collo il nastro adesivo. Strangolandola a morte.

«La volontà di sottrarsi alle conseguenze di un modesto atto di violenza ha indotto l’imputato a cancellarne l’esistenza dal mondo, ma il piano aveva una sua orribile razionalità» scrissero i giudici nelle motivazioni della condanna a 18 anni e 4 mesi.

Il pittore

È nascosto anche il cadavere del terzo omicidio dell’estate 2006 a Brescia. Precisamente avvolto in un tappeto e poi occultato dietro ad una libreria. Così il 21 agosto viene ritrovato nel suo studio di via Solferino in città il pittore 72enne Aldo Bresciani. Finisce in arresto un marocchino di 26 anni, che era nello studio dell’artista. Ritenuto incapace di intendere e volere è stato assolto ed essendo stato ritenuto socialmente pericoloso è stato dieci anni una struttura psichiatrica.

Il giorno successivo in strada viene ammazzato Muhammad Illyas, l’unica vittima come detto a non aver avuto giustizia. Il suo assassino non è mai stato trovato.

La strage di via Zuaboni

La famiglia assassinata. Angelo Cottarelli tra il figlio Luca e la compagna Marzenna
La famiglia assassinata. Angelo Cottarelli tra il figlio Luca e la compagna Marzenna

Una settimana più tardi, il 28 agosto, i riflettori si accendono su una villetta di via Zuaboni in città, dove si consuma uno dei casi più cruenti della storia bresciana: la strage della famiglia Cottarelli. «Mai vista una scena del crimine tanto violenta, non si può dimenticare» dirà anni dopo il magistrato Paolo Savio.

Nella taverna della villetta vengono uccisi l’imprenditore Angelo Cottarelli, il figlio 16enne Luca e la moglie Marzenna Topor. Madre e figlio ammazzati con un colpo di pistola calibro 22 sparato a bruciapelo, e poi sgozzati, mentre il capofamiglia Angelo Cottarelli, costretto a vedere l’esecuzione dei parenti, sgozzato con un coltello da cucina e sfiorato da un proiettile. È ancora vivo quando arrivano le forze dell’ordine ma morirà in ospedale.

Il movente è di natura economica per i rapporti tutt’altro che limpidi di Cottarelli al centro di una truffa sull’asse Lombardia-Sicilia. La vicenda giudiziaria è durata 16 anni.

Nel 2022 viene assolto Salvatore Marino, l’uomo che per lungo tempo è stato ritenuto uno dei killer della famiglia. Un anno prima era stato condannato all’ergastolo il cugino Vito Marino, morto poi nel carcere di Torino nel 2021. Il terzo uomo ritenuto responsabile, il faccendiere triestino Dino Grusovin, è stato invece condannato a 20 anni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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