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A Travagliato si dà fuoco alla superbia per il rogo della vecchia

Alice Resconi
La tradizione del giovedì grasso continua, il sodalizio Petrolini organizza l’iniziativa da ben quarantasette anni
Il gruppo dei volontari - © www.giornaledibrescia.it
Il gruppo dei volontari - © www.giornaledibrescia.it
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Una struttura imponente fatta di legno e cartapesta: a Travagliato la superbia prende forma e giovedì finirà tra le fiamme del rogo della vecchia.

Il Giovedì grasso nel Bresciano è legato a una tradizione antica e suggestiva: il rogo della vecchia. Un rito popolare che affonda le sue radici nella cultura contadina e che, simbolicamente, segna la fine dei mali del passato e l’apertura verso una nuova stagione fatta di luce e speranza. Un tempo, nelle campagne, il fantoccio della «vecchia» veniva bruciato come gesto propiziatorio: si chiedeva così un buon raccolto e si scongiuravano carestie e intemperie.

La tradizione continua

La tradizione continua a vivere anche oggi grazie all’impegno di associazioni e gruppi locali. Domani alle 21 al palazzetto dello sport di Travagliato, per il 47° anno consecutivo, sarà il gruppo «Petrolini & C.» a riproporre il rito con uno spettacolo che unisce memoria, satira e riflessione sull’attualità.

Il gruppo infatti ha saputo nel tempo sostituire l’immagine tradizionale della vecchia con simboli legati alla realtà contemporanea: «Il nostro intento è recuperare e valorizzare il rito contadino del falò come simbolo di buon auspicio e prosperità rendendolo attuale e comprensibile anche alle nuove generazioni – racconta Luciano Togno, tra i fondatori del gruppo –. Negli anni abbiamo portato simbolicamente al rogo i mali e i vizi umani».

La tradizionale vecchia
La tradizionale vecchia

Dalla poltrona del potere, emblema di chi non vuole mai lasciare la propria posizione, al vaso di Pandora, il parassita, il kamikaze, la mucca pazza, la pianta dell’intolleranza, l’energia sporca, il cattivo progresso, gli smemorati, la corruzione, le sirene, l’ipocrisia, l’intelligenza artificiale, le epidemie, la roulette russa e la guerra: in totale, nel corso del tempo, sono stati affrontati oltre cinquanta temi legati ai problemi e alle contraddizioni della società.

La superbia

Per l’edizione di quest’anno la «ècia» incarna la superbia, uno dei vizi capitali. Per rappresentarla è stato realizzato un imponente fantoccio di Satana, figura che nella cultura cattolica simboleggia questo peccato.

«La struttura, costruita in legno e cartapesta, raggiunge gli otto metri di altezza ed è stata realizzata utilizzando oltre ventimila chiodi – continua Togno –. Il diavolo domina la scena seduto su un alto trono di legno, frutto di un lavoro artigianale durato circa tre mesi». Come vuole la tradizione, la serata culminerà con il processo: l’inquisitore, nelle vesti di un angelo buono, guiderà il giudizio pubblico sul male. Al termine della rappresentazione arriverà il momento del verdetto finale: il fuoco purificatore consumerà il diavolo, chiudendo simbolicamente il processo e lasciando spazio alla speranza di un futuro migliore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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