Piccinini sicura: «La Valsabbina si salva con lavoro, fatica e ambizione»

L’ex schiacciatrice sulla nuova stagione: «Livello elevato, occhio alla fascia medio-alta»
Francesca Marmaglio
Francesca Piccinini con la maglia della Nazionale - © www.giornaledibrescia.it
Francesca Piccinini con la maglia della Nazionale - © www.giornaledibrescia.it

Ha smesso cinque anni fa di giocare, ma la passione e l’entusiasmo per la pallavolo sono rimasti intatti. Francesca Piccinini, quarantasette anni (è nata il 10 gennaio 1979), è stata una delle schiacciatrici italiane più forti e vincenti dagli anni Novanta fino - appunto - a qualche anno fa.

Così, ci sono poche persone più adatte di lei a presentare il campionato femminile di serie A1, che comincerà questo fine settimana, e al quale partecipa la Valsabbina, promossa dalla serie A2 al termine della passata stagione.

Inizia una nuova stagione del massimo campionato: che torneo dobbiamo aspettarci quest’anno?

«Il livello cresce sempre di più, e il campionato italiano è uno di quelli più esclusivi e competitivi del mondo. Ci sono sempre le big come Conegliano che non smette di vincere, ma anche Milano, Scandicci, Novara. Anche se penso che quest’anno ci saranno degli sgambetti qua e là, non sarà tutto scontato. Poi c’è una fascia medio-alta nella quale si trovano club come Vallefoglia, Chieri e Bergamo. Si tratta di realtà che, sicuramente, nel corso della stagione faranno vedere cose molto interessanti».

Con un livello così alto, oggi, per una giocatrice che magari non gioca in una big, quanto è diventato difficile emergere rispetto ad anni fa?

«Penso che emergere sia ancora possibile. Se una giocatrice dà il massimo e fa vedere le proprie potenzialità, chi deve notarlo lo nota. Basta guardare la Nazionale, nella quale ci sono giocatrici come Stella Nervini, che non giocano in top club, ma in squadre che comunque hanno un buon rendimento».

Quali caratteristiche - dentro e fuori dal campo - deve aver un club, per arrivare fino in fondo in un campionato così difficile?

«Sicuramente serve che la società sia solida, serve che abbia valori e che sappia infondere serenità alle giocatrici. Poi, sicuramente, è fondamentale il gruppo. È vero che spesso le pedine cambiano, ma nel momento in cui c’è uno zoccolo duro, e parlo proprio della società, i valori e le cose importanti si riescono a tramandare».

C’è una giocatrice o un talento giovane che secondo lei merita particolare attenzione?

«Ce ne sono tante. Se devo citarne una direi Elena Pietrini (Bergamo, ndr). Arriva da un infortunio, da una guarigione che le ha richiesto diverso tempo, ma quest’anno sarà senza dubbio in grado di lasciare il segno».

Brescia torna a essere protagonista nel massimo campionato: cosa dovrà fare per ritagliarsi il proprio spazio?

«Auguro a Brescia di restare in serie A1 il più a lungo possibile. Per farcela dovrà seguire l’esempio di chi ci è riuscito. Servono il lavoro, la fatica, la voglia di migliorarsi e l’ambizione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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