Era l’inconfondibile voce di Remo Caffi - arrochita da troppe sigarette - a spingere tanti giovani degli anni Ottanta a seguire le partite della Pejo. Tra un annuncio pubblicitario e l’altro e il consiglio di recarsi da «Maghini, il mago dei mobili fini», il leggendario speaker del Rigamonti invitava i tifosi del Brescia ad andare dopo la partita alla vicina palestra Emiliani per sostenere anche la squadra femminile di basket, le cui gare di serie A cominciavano subito dopo.
Così, tanti scoprirono l’esistenza di un club indistruttibile e ne diventarono sostenitori, spingendolo a una serie infinita di salvezze ottenute quasi tutte con ragazze cresciute in casa. I tempi sono cambiati, ora nel massimo campionato femminile la nostra città è rappresentata dalla Brixia, che gioca al PalaLeonessa. Però il vecchio impianto che ospitava quelle formidabili atlete c’è ancora, ha solo cambiato nome, ha resistito all’usura del tempo grazie anche ad alcune fondamentali opere di ristrutturazione e ospita altre atlete, quelle della pallavolo.
Dalle Georgiche
La squadra, espressione del Cus Brescia, ha un nome impegnativo. Si chiama Labor Omnia Vincit, antica massima latina già presente nelle Georgiche di Virgilio, un inno alla fatica che rende possibile ogni traguardo. Ed è come se le ragazze di oggi avessero assorbito i valori e la combattività di chi le aveva precedute, perché nelle ultime due stagioni sono salite dalla Prima divisione alla serie C.

Un traguardo inaspettato, che premia gli sforzi del nuovo corso societario, affidato al presidente Claudio Valotti, chiamato nel 2015 dal sodalizio universitario per rimettere in piedi il settore volley, che allora contava appena una quindicina di tesserate. «Ora sono 180 - commenta soddisfatto - e disputano ben 11 campionati, sono quasi tutte di Mompiano e dintorni. Un bel traguardo se si pensa che viviamo delle sole quote di iscrizione, non abbiamo sponsor e alle giocatrici della prima squadra non possiamo corrispondere alcun rimborso spese».
Così è stato concesso loro di fare solo due sedute in palestra alla settimana, affinché potessero conciliare impegni scolastici e di lavoro con l’attività sportiva.
Le parole
«Tre i nostri irrinunciabili valori. Zero pressioni, attenzione alla tecnica e serenità in ogni situazione - sottolinea Valotti -. E come traguardo non chiedevamo che un campionato di assestamento. Invece, partita dopo partita, le nostre atlete si sono superate, ottimizzando il poco tempo a disposizione con allenamenti di qualità, grazie all’esperienza del nostro allenatore Ivan Ghidoni».
In corsa per la promozione diretta, la Labor Omnia Vincit ha perso di soli due punti la volata con le mantovane del Bigarello, guadagnandosi comunque l’opportunità di disputare i play off. Sono seguite autentiche battaglie, che hanno ricordato quelle della mitica Pejo, con la palestra, ora chiamata Palacus, letteralmente strapiena per incitare le ragazze di casa. Le due sfide interne sono finite al tie-break: quello con Sondrio è stato vinto per 16-14 (dopo aver sprecato sul 14-10 ben quattro match ball), il successivo col Vedano Olona è stato perso 15-9. La promozione, così, è sfuggita per un pelo, ma per effetto dei risultati raggiunti la Labor Omnia Vincit si è guadagnata un posto di rilievo nella classifica delle possibili ripescate. A metà luglio l’ufficializzazione della notizia: dal prossimo ottobre la squadra parteciperà a quella C che ha dimostrato di meritarsi sul campo.

«È un gruppo solido - prosegue Valotti -, animato anche da una grande voglia di riscatto, perché a inizio stagione si sono aggiunte giocatrici uscite deluse da precedenti esperienze in altri club».
Un episodio più di ogni altro sottolinea il carattere della Labor Omnia Vincit e riguarda l’ultimo match della stagione. Proprio nel tie-break del play off con Vedano al Lambro si è infortunata al ginocchio la centrale Chiara Pedersoli, fino ad allora una delle migliori, che non ne ha voluto sapere di lasciare la palestra per farsi curare. È rimasta con le compagne di squadra a tifare, trascinandosi sul pavimento a ogni cambio di campo e alla fine ha ricevuto un grande abbraccio, mentre tutto il pubblico applaudiva. Sembrava proprio di vedere una partita della Pejo, la squadra che non mollava mai: una foto al Palacus la ricorda, e c’è ancora qualche vecchio tifoso che ogni tanto la accarezza.



