Volley

Instancabile voglia di futuro: l'altra faccia della Millenium

La formazione satellite composta da Under 18 gioca nel tempio delle big in corsa per tornare in A1
La Millenium in campo - © www.giornaledibrescia.it
La Millenium in campo - © www.giornaledibrescia.it
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Le ragazze entrano in campo per il riscaldamento pre partita e mentre si stringono in  un saluto, mostrano sulle braccia la scritta «No war», disegnata per dire no ai bombardamenti sull’Ucraina.

Dopo qualche minuto si fermano, hanno visto entrare la compagna di squadra Fabiana Bresciani, operata dopo essersi fatta male in allenamento, e allora le vanno attorno, la accolgono con calore perché si senta sempre nel gruppo. In attesa di ristabilirsi,  l’infortunata cerca di non perdersi una partita e, quando serve, aiuta anche come segnapunti.

Si accendono una notte in più alla settimana le luci del PalaGeorge, per illuminare anche storie come quella delle giovanissime atlete della Millennium, tutte al di sotto dei 18 anni, che oltre al campionato di categoria disputano da quest’anno quello di serie C. La società ha scelto di farle esibire proprio nel tempio del volley provinciale che ospita la prima squadra lanciata verso la promozione in A1.

Il messaggio delle giovani atlete: no alla guerra - © www.giornaledibrescia.it
Il messaggio delle giovani atlete: no alla guerra - © www.giornaledibrescia.it

Un modo per abituarle a giocare in palazzetti  prestigiosi, che tutte sperano un giorno di frequentare da protagoniste. «L’emozione un po’ alla volta si è sciolta - osserva il capitano Arianna Berardi -. Anzi, finisce col cogliere molto spesso le avversarie, non abituate ad ambienti del genere. Per noi è un motivo d’orgoglio essere qui. Si è creato un bel gruppo, anche perché molte di noi giocano assieme da due anni.

L’idea di schierarci contro la guerra è nata d’istinto. A scuola e in tv non si sente parlare d’altro e, nel nostro piccolo, abbiamo voluto dire la nostra».

Per le ragazze della Millennium il PalaGeorge si trasforma in un salottino dalla capienza limitata, in cui si raccoglie un piccolo pubblico, secondo le capienze imposte dal protocollo anti Covid. Un tifo composto quasi esclusivamente da genitori, che - all’occorrenza - si trasformano in autisti per accompagnare in trasferta  le ragazze. Molte di loro l’impianto di Montichiari hanno imparato a conoscerlo da raccattapalle, nelle partite di A2 della Millennium.

«Sono occasioni imperdibili - osserva l’alzatrice Anna Bendotti -. Guardando le campionesse assorbi quelle piccole cose che fanno la differenza, dall’applicazione negli esercizi di riscaldamento alle scelte da prendere in partita».

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A questa esperienza le pallavoliste della Millennium si  dedicano con serietà e passione, nonostante la spensieratezza dell’età. Giocare a questi livelli richiede allenamenti  quasi tutti i giorni e poi ci sono le partite del fine settimana. Abbinare tutto questo allo studio non  è semplice, e allora ci si aiuta l’una con l’altra. «Le nostre ragazze sono piene di risorse - assicura il dirigente Marco Bendotti - e cercano di sfruttare ogni momento buono. I libri si sfogliano anche al ritorno da una trasferta, e quelle che devono preparare la stessa materia spesso viaggiano assieme per ripassare». Sacrifici affrontati guardando al futuro.

«Comunque vada - conferma Anna Bendotti - la pallavolo farà ancora parte della mia vita. Esaurita l’esperienza giovanile, spero di continuare a giocare, secondo il livello che avrò meritato».

La mission affidata al tecnico Mattia Cozzi, responsabile del settore giovanile e anche vice di Alessandro Beltrami  nella prima squadra, è quella  di far crescere qualitativamente il gruppo. «Sono soddisfatto dei progressi raggiunti nel gioco - afferma -, e se è vero che a livello  giovanile si impara molto soprattutto dalle sconfitte, questa squadra ha saputo anche togliersi soddisfazioni. Salvarsi era il primo obiettivo e siamo sulla buona strada».

Cozzi, nei time-out, si rivolge alle ragazze con un linguaggio tecnico e professionale, perché le atlete si adattino anche mentalmente al contesto. «Tutto dipende dal grado di conoscenza della pallavolo assorbito da loro in questi anni. Se mi accorgo che qualcuna non lo ha ancora compreso del tutto, scelgo parole più semplici».  Le ragazze apprendono,  soffrono, gioiscono, si aiutano, si spronano a ogni punto. E c’è chi, come il libero Emma Tenca, spesso si aggrega alla prima squadra e ha già debuttato in A2.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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