«A testa alta». Lo aveva detto già nell’immediato post gara Anna Danesi, e lo ribadisce ancora, ora che dalla finale dell’Europeo sono trascorse più di ventiquattro ore e le emozioni incominciano a sedimentare. Dalla competizione continentale, da quella sfida ultima per l’oro contro la Turchia, dominata per oltre due set, ma scivolata di mano sul più bello (insieme al pass olimpico in largo anticipo su Los Angeles 2028), la capitana azzurra è certa (e noi con lei) che l’Italia sia «uscita a testa alta».
Danesi, dopo averci dormito sopra, come si sente?
Rimango soddisfatta della partita che abbiamo fatto e di come la squadra abbia condotto la gara. Resta il rammarico per secondo e quarto set, però sono felice perché questa è stata l’ennesima competizione in cui siamo riuscite ad ottenere una medaglia, e soprattutto a regalare tantissime emozioni. E questo è l’importante.

Guardando l’argento cosa pensa?
È da onorare. Ci sono tantissime squadre che vorrebbero raggiungere i nostri risultati. Noi riusciamo ad essere sempre sul podio, in qualunque competizione, non sempre ci prendiamo la medaglia che vorremmo, ma credo che questo serva anche ad insegnare che nello sport non sempre si può vincere, nonostante siamo un gruppo molto forte. Questo è un argento importante, perché frutto di un’altra estate di lavoro che termina con due medaglie nelle due competizioni disputate.
In finale, si è vista un’Italia ingiocabile per due set e mezzo almeno, interprete di una pallavolo spettacolare. Negli altri siete state «più terrestri» e ve la siete giocata punto a punto con la Turchia: cosa è mancato per vincere?
Il cinismo nel secondo set, quando eravamo avanti, e abbiamo invece preso il filotto di punti che non ci ha più consentito di lasciarle indietro, e la reazione nel quarto partito malissimo. E pure nel quinto in cui non siamo proprio partite.

È stato difficile arginare l’intero palazzetto che tifava contro di voi?
Non l’abbiamo sentito, siamo entrate in campo sorridendo, perché ci aspettavamo la bolgia che poi abbiamo trovato, ma noi riusciamo sempre a chiuderci in una bolla.
C’è soddisfazione per quanto fatto?
Sì. Non posso non esserlo dopo due medaglie in due competizioni, sarebbe brutto dire il contrario. Poi certo si poteva fare meglio, si poteva fare di più, c’è il rammarico anche per la qualificazione olimpica non raggiunta subito, ma ciò non toglie il buono fatto.
Portate a casa un bellissimo argento, perché, come da due anni a questa parte, anche stavolta, emozionando un intero Paese, siete arrivate in finale: come si rimane così in alto tanto tempo?
Ci riusciamo perché vogliamo sempre dare il nostro meglio, senza smettere mai. Qualcuna di noi comincia ad avere una certa età, potrebbe anche iniziare ad accontentarsi, ma non è così: vogliamo il massimo sempre, e questo porta a bellissimi risultati. Siamo contente di emozionare ancora l’intero Paese che si sta avvicinando sempre più a noi.
Questa Italia, con un assetto tattico nuovo, ha fatto un percorso tutto in crescendo. Che prospettive pensa possa avere?
Vedo ampi miglioramenti. A me piace molto, credo sia la strada giusta, anche con i cambi che possono aiutare.
A torneo chiuso il ct Julio Velasco ha detto «Sono orgoglioso di queste ragazze». Da capitana, lo è anche lei?
Tutte le siamo. Ce lo siamo dette che dobbiamo uscire a testa alta da una finale così: in casa loro, davanti al loro pubblico, poteva finire ben diversamente. Ma di queste ragazze io sarei orgogliosa sempre, anche se non dovessimo arrivare a podio, perché le conosco molto bene e so quanto si impegnano ogni giorno.
Al di là del campo, del risultato cosa si porta, cosa tiene stretto di questo Europeo?
Mi tengo le gare nelle tre città diverse, il fatto che la mia famiglia sia potuta venire a vedermi, che sia venuto il mio nipotino, il fatto che si interessi alla pallavolo. Questo me lo tengo dentro. Ora si riposa dieci giorni, e ne ho bisogno, poi si riparte. La voglia non manca.



