«Mettere ko il Sudafrica? Anche 10 anni dopo è un sogno»

Il pilone bresciano Lorenzo Cittadini ricorda oggi il match e la battaglia sul campo con Tenda Mtawarira, detto The Beast
Gianluca Barca

Gianluca Barca

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Lorenzo Cittadini in azione
Lorenzo Cittadini in azione

Citta and The Beast. Dove «Citta» è Lorenzo Cittadini, pilone bresciano 58 presenze nella nazionale italiana di rugby, tra il 2008 e il 2017. The Beast, invece, era il soprannome di Tendai Mtawarira, nato in Zimbabwe, campione del mondo, nel 2019, con la maglia degli Springboks. Il loro giorno fu il 19 novembre 2016, dieci anni fa, quando Italia e Sudafrica si affrontarono allo Stadio Franchi di Firenze e per la prima (e finora unica) volta gli azzurri le suonarono alla squadra che nel 1999, a Durban, aveva li battuti addirittura 101-0.

Sabato in occasione di Italia-Sudafrica a Torino, il primo dei quattro test match di questo novembre internazionale (nel Nations Championship l’Italia giocherà poi il 14 a Genova contro l’Argentina e il 21 a Udine affronterà le Fiji, prima delle finali di Londra del 27-29 novembre), i protagonisti di quel successo si ritroveranno allo Juve Stadium per celebrare il decennale di quel risultato storico.

Cittadini, come fu il corpo a corpo in prima linea con The Beast?

In verità ci eravamo già incontrati nel 2013 a Durban, e quella volta, come è accaduto quasi sempre, avevano vinto loro. Mtawarira, era soprannominato The Beast, la Bestia, ma in mischia era molto meno «orco» di altri piloni che ho affrontato in carriera. Gli piaceva, piuttosto, caricare palla in mano, azioni che il pubblico sulle tribune accompagnava ogni volta con un ruggito: «Beeaast». Un fatto più mediatico che altro. Io preferivo concentrarmi sulla battaglia di prima linea. Prima dell’incidente del 2008 (la frattura della tibia, ndr) anch’io ero un buon «ball carrier», un percussore, dopo mi sono dedicato di più al lavoro specifico in mischia chiusa.

Cittadini durante un allenamento della Nazionale - Foto Beccalossi/New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Cittadini durante un allenamento della Nazionale - Foto Beccalossi/New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Vi aspettavate di battere gli Springboks? Tre anni dopo sarebbero diventati campioni del mondo in Giappone...

Ma io, quando ho cominciato, non pensavo neanche che avrei mai giocato nel Calvisano, figuriamoci in Nazionale e poi battere il Sudafrica... In quella vigilia, c’era una certa fiducia perché dello staff tecnico azzurro faceva parte Brendan Venter, uno che con la maglia degli Springboks aveva vinto il Mondiale del 1995. Venter ci aveva spiegato un po’ le difficoltà che attraversava la sua vecchia squadra e aveva insistito molto sul fatto che ce l’avremmo potuta fare.

Come la viveste in campo?

Io e Mtawarira giocammo il primo tempo, ormai ai piloni si concedono al massimo 40/45 minuti, poi si inseriscono forze fresche. Al mio posto entrò Simone Ferrari, che faceva il suo esordio in Nazionale e che ancora adesso è un perno della mischia dell’Italia. Rivivo ancora la tensione a bordo campo nei minuti finali, quando ci rendemmo conto che stavamo per battere il Sudafrica. Della partita non ricordo molto, quando giochi sei concentrato sul tuo ruolo, mischia dopo mischia, azione dopo azione, tutto scivola via veloce. Ricordo la festa, dopo la partita, quella sì, fino al mattino.

Cittadini con la maglia del Calvisano - Foto New Reporter/Beccalossi © www.giornaledibrescia.it
Cittadini con la maglia del Calvisano - Foto New Reporter/Beccalossi © www.giornaledibrescia.it

Lei, che nella sua carriera ha giocato anche nel campionato inglese, con i Wasps, e in quello francese con lo Stade Français e il Bayonne, oggi segue gli aspetti commerciali e la produzione nell’azienda di famiglia, la Cittadini Spa di Paderno Franciacorta, specializzata in reti da pesca e acquacoltura, reti per i settori industriali e altro. I clienti la riconoscono?

Ogni tanto, dove il rugby è più popolare magari qualcuno si ricorda di me.

Sposato, due bambini, con il rugby è diventato ricco?

Ricco no, ho potuto comprare la casa, fare qualche bella vacanza. Niente da recriminare.

Le piace come si è evoluto il gioco?

Oggi c’è molta più velocità, più intensità, i rugbisti sono diventati super atleti.

Lei lo era?

Il fisico mi aiutava, avevo forza nelle braccia, sulla panca orizzontale sollevavo anche 200 chili. Super atleta però mi pare troppo. Facevo la mia parte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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