Raccontava spesso il papà di Marinella Signori che quando la figlia a 14 anni disputò la prima gara, lui era in tribuna e dopo la partenza sprint della ragazzina sentì uno spettatore sentenziare in tribuna: «Questa scoppia». Non avvenne, né allora né mai. Quella corsa è durata tutta la vita e non si è interrotta neppure ora.
Già 4 stagioni dopo i primi titoli tricolori giovanili e le convocazioni in azzurro, tappe d’avvio di una carriera scandita da un decennio di successi e iniziata nella palestra di una scuola.
«Ero al Gambara e non stavo mai ferma - ricorda oggi la Signori -, quando trovavo noiose le lezioni di educazione fisica con le compagne di classe, andavo dai ragazzi a giocare a pallone».

Marinella - fin da allora - ha l’argento vivo addosso, la attrae ogni tipo di sport e a scoprire le sue potenzialità è il professor Alfredo Febbrari - primo bresciano ad aver corso i 10mila metri sotto i 30 minuti - che la invita a partecipare a una corsa campestre. Lei ci va e la vince, scopre l’atletica leggera, e sotto la cura del tecnico Alberto Ambrosio affina il talento con la tecnica e diventa una velocista di razza. Cresce nella Fiat Om, va a vincere scudetti anche a Milano nella Snia. Grazie all’attività su pista diventa interprete e pure testimone di un’epoca leggendaria.

«Il 4 agosto 1978, quando Sara Simeoni ottenne il mondiale dell’alto con 2.01 ero al Morosini a guidare il tifo. E ai Mondiali di Tokio del 1991, staffettista della nazionale azzurra, in attesa della nostra gara ho avuto la fortuna di assistere al duello nel lungo vinto da Powell contro Lewis col record di 8.95. Il primato resisteva da 23 anni». In famiglia. Grazie a questo sport Marinella incontra anche il marito Giorgio Federici, praticante del salto in lungo. Diventata insegnante di educazione fisica e poi istruttrice, lancia a sua volta altri campioncini, uno dei quali è il figlio Andrea, grande speranza della nostra velocità.
Lo allena assieme al coniuge, che un po’ ci è rimasto male. «Sperava si appassionasse alla sua specialità», sorride compiaciuta la Signori. Moto perpetuo. In linea teorica, oggi Marinella avrebbe 58 anni, ma mai come in questo caso il dato anagrafico è del tutto insignificante. Basta raccontare cosa succede ogni giorno al campo di atletica a Sanpolino. La Signori non conduce l’allenamento, lo comincia lei per prima, non indica ai ragazzi cosa fare, lo mostra sulla pista. Quando partono gli scatti, li inizia davanti a tutti. Attratti da tanto entusiasmo, alcuni tra i più promettenti velocisti della regione si rivolgono a lei - senza distinzione di club - da David Zobbio (San Rocchino), a Michele Falappi (solo da quest’anno) e Alessandro Papetti (Atletica Chiari), fino a Samuele Maffezzoni, Andrea Bertolani e Davide Valetti, tutti dell’ Atletica Bergamo.
Perché i ragazzi sono fatti così, vanno da chi li sa convincere con i fatti.
Per Marinella Signori teoria e pratica sono la stessa cosa, nulla è convincente se non può essere subito applicato sul campo. «Oggi ci aiutano molto le tecnologie, tutto viene visto, rivisto, selezionato. Credo però che l’occhio di un allenatore possa contare ancora più di tutto, l’ho imparato fuori e dentro la pista. Non c’è bisogno del cronometro per sapere quanto ha corso un tuo allievo, lo sai già. L’atletica non tradisce mai, non ammette alibi, se vuoi migliorare devi venire qui in pista, tutti i giorni, a capire dove e come lavorare».
Marinella, che si fa aiutare in allenamento anche da Luigi Papetti e Barbara Ferroni, è l’ideale ricongiungimento fra due mondi, per chi la rivede dopo trent’anni è come se il tempo non fosse mai passato. «Non mi piace chi guarda troppo indietro, vivendo di ricordi. I ragazzi non sono cambiati, hanno gli stessi ideali che avevamo noi una volta e maggiori opportunità per raggiungerli. Lo sport abbatte tutte le barriere, anche quelle del tempo». Ragione di vita. Lo dimostra soprattutto Marinella Signori, per la quale è impossibile anche solo ipotizzare un ritiro dall’atletica leggera, sua stella polare nella vita. Solo tre anni fa, giusto per dire, fa ha conquistato il titolo europeo Master nei 100 metri. «Stare con i ragazzi a scuola e poi durante il pomeriggio su una pista - conclude - ti fa dimenticare l’età. E poi, sbaglio o Gabre Gabric ha gareggiato anche oltre i novant’anni?».



