L’abbraccio di 30mila cuori a Brescia per la Fiamma olimpica

Si dice che basta un focolare a fare una casa. Se poi ad ardere è il sacro fuoco di Olimpia, allora quel braciere diventa il posto sicuro in cui tutti attorno si annidano diventando famiglia per condividere gli stessi valori. Fratellanza, uguaglianza, pace: è il messaggio, forte, della Fiamma olimpica portata con orgoglio a Brescia.
Un messaggio colto e raccolto da una Brescia bella, scintillante, entusiasta come non sovente la si vede. Una Brescia illuminata dai tedofori e dalle luci degli smartphone, soprattutto in piazza Loggia prima e in piazza Vittoria poi, destinazione finale di un viaggio concluso con sorrisi, singhiozzi ed emozione dalla velista Margherita Porro (vincitrice della prima America’s Cup femminile nel 2024) e dall’ex ginnasta Vanessa Ferrari (argento olimpico al corpo libero a Tokyo).
Simbolo
Una notte rosa, verrebbe da dire, utilizzando le parole di un famoso brano di Umberto Tozzi. Ma non solo, perché se rosa è il colore che domina l’accensione del braciere in piazza Vittoria, la sfilata è un trionfo di tonalità in pieno decoubertiano. Dall’oro degli olimpionici Federico Bicelli, Giovanni De Gennaro ed Alice Bellandi all’azzurro del cestista Amedo Della Valle, fino al verde speranza dell’influencer inclusivo Simone Pedersoli.
Dal nero dell’architetto David Chipperfield in corrispondenza di Santa Giulia al rosso del «red carpet» con la star social Mattia Stanga, fino al candido bianco dell’arte rappresentata da Francesca Bazoli, presidente di Brescia Musei.
La grande bellezza
E Brescia, ieri, era un vero museo a cielo aperto. Con i suoi patrimoni Unesco e il Capitolino illuminato dalla fiaccola tenuta in quel luogo così evocativo dall’ex sciatrice Daniela Merighetti. E poi con le sue vie romane, i ciotolati riempiti di curiosi, le sue piazze eleganti e luminose, ancora una volta fiere e incuranti delle sfide portate dal tempo.
E la sua gente, prima fredda e poi ribollente d’entusiasmo. In pieno stile bresciano. «Questa serata è un orgoglio per tutta la città – ha ricordato ancora ad inizio cerimonia la sindaca Laura Castelletti – e lo è anche la fiaccola, che è proprio made in Brescia. Siamo anche una città sportiva e che condivide gli stessi valori della fiamma olimpica».
Valori che forse si ricordano solo quando lo spirito dei Giochi – portatori di pace, per antonomasia – si palesano, ma che sono stati raccolti veramente da tanti bresciani ieri.
I numeri
Almeno 10mila – secondo la Questura – solamente in piazza Vittoria, epicentro di una serata indimenticabile. Circa 30mila, però quelli stimati lungo il percorso partito da via Trivellini, passato per il ring, piazza Arnaldo ed il cuore storico, in una sorta di percorso del tempo per una città desiderosa di respirare la passione dei Giochi di Milano-Cortina.
Una città che sa commuoversi, come un’Ambra Angiolini delicatissima in versione Vittoria Alata. Un monologo, quello dell’attrice accompagnata dalla violoncellista Daniela Savoldi, toccante. Un altro viaggio – nel bicentenario del ritrovamento della statua simbolo della Leonessa – stavolta attraverso le ferite della storia, dall’invasione asburgica con la resistenza delle Dieci Giornate alla Seconda guerra Mondiale, fino allo squarcio al cuore portato dalla bomba di piazza della Loggia del 28 maggio 1974.
Storia
«Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia Leonessa d’Italia», recita Ambra con la voce rotta dall’emozione. E il cuore di Brescia si scalda, come quando l’assessore comunale allo Sport Alessandro Cantoni cita per prima tra gli atleti di spicco del territorio Elena Fanchini, mai dimenticata a quasi tre anni da un’ingiusta e prematura scomparsa. E poi Brescia si esalta quando, nel weekend del doppio podio a Wengen, si ricorda che alle Olimpiadi ci sarà anche Giovanni Franzoni, ora sotto le luci della ribalta.
Quando le luci delle tenebre invece scendono, quelle dei telefonini si alzano. La fiaccola continua il suo giro, passa da gente comune a vip, da sportivi a testimoni speciali in un trionfo di sorrisi, selfie e vanto. La fiaccola s’addentra nelle vie spettatrici della storia e anche questa è storia, vent’anni dopo il passaggio per Torino 2006.
La ripartenza
Il corso, i portici, la Loggia e infine l’ingresso in piazza Vittoria, per una notte trasformata nel tempio d’Olimpia. Con Margherita Porro ad attendere Vanessa Ferrari per salire sul palco e accendere il tripode tra le fibrillazioni di una agorà che alza i decibel, urla, strepita, gioisce e rende onore alle Olimpiadi.
Il viaggio ripartirà questa mattina presto da Desenzano. Quando i bagliori dell’alba faranno capolino, a Brescia rimarrà l’inebriante aria di una notte indimenticabile.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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