Stefano Facchi, presidente della delegazione provinciale della Lnd, ci parla del progetto, dalla nascita allo sviluppo della Coppa Brescia, arrivando ai grandi numeri di quest’anno. «Dal 2021 questa Coppa è diventata un torneo federale» racconta. «Come la “Coppa Italia FrecciaRossa”, questa si può definire “Coppa Brescia Giornale di Brescia”. Abbiamo ereditato 60 squadre iscritte all’attività agonistica e 40 all’attività di base e oggi sono più di 500, quindi penso che abbiamo raggiunto l’apice del successo con questa edizione.
È importante la ricettività dei centri sportivi, calibriamo il calendario per agevolare le società. Al di là dei numeri, però, stupisce come sia sentita la competizione, i ragazzi tengono più alla coppa che al campionato. Questo perché si è creata una certa enfasi e abbiamo cambiato l’aspetto delle premiazioni, che si svolgono in stadi con tribune coperte, musica e food.
Impatto

Si è cercato di mettere a contorno aspetti extra-sportivi e l’accordo col Giornale di Brescia dà un impatto mediatico totalmente diverso e una visibilità ai ragazzi superiore. Quando un ragazzino vive la finale della Coppa Brescia, vinca o perda, se la porta dietro tutta la vita. È una festa, ciò che deve rappresentare lo sport. Anche per l’agonistica essere trasmessi in diretta è importante, facciamo del sociale e dobbiamo trasmetterlo. Sarebbe bello rendere così anche le finali dei campionati provinciali».
Simbolica
Poi Facchi si sofferma sulla creazione del trofeo: «La Coppa è “la mia bimba”, progettata insieme a Trofei Ronchi. Sognavo di vedere la leonessa sulla coppa, perché rappresenta Brescia ed è bello trasmettere ai bambini un’appartenenza. È un trofeo unico e spero che chi verrà dopo perseguirà questa strada. Sarebbe bello in futuro fare i sorteggi in diretta televisiva o radiofonica».



