Pierfranco Vianelli è stato un campione molto conosciuto e un uomo molto stimato e ben voluto. La sua impresa del 1968 in Messico, quando con una gara indimenticabile vinse una delle tre medaglie d’oro della spedizione azzurra alle Olimpiadi disputate oltre Atlantico, è ricordata ancora oggi da molti, appassionati di ciclismo e non. Ma Vianelli è stato all'altezza della sua fama sportiva anche come uomo, apprezzato per la lealtà della sua parola e la concretezza affidabile dei suoi comportamenti, come ci hanno detto anche ieri alcuni suoi amici che lo conoscevano da oltre 60 anni, «uno di cui ci si poteva fidare».
I funerali
E così oggi pomeriggio a salutarlo nella parrocchiale dei santi Pietro e Paolo a Provaglio sono arrivati in tanti. C'erano tutti i suoi famigliari, che hanno raggiunto assieme la chiesa a piedi, dalla vicina casa di via Cesare Battisti, e c'erano tantissimi compagni di una vita, quelli del paese e quelli del ciclismo, i primi molto più numerosi e i secondi rappresentati da volti noti anche al grande pubblico, come il tre volte campione d'Italia Pierino Gavazzi, anche lui provagliese ma di Provezze, il vincitore del giro d'Italia del 1975 Fausto Bertoglio, e Mario Anni, compagno di squadra di Vianelli ai tempi della Molteni con gli altri due bresciani Davide Boifava e Michele Dancelli.

A tratteggiare le doti e i meriti di Pierfranco Vianelli è stato ieri pomeriggio anche il parroco don Giovanni, che nell'omelia ha ricordato come «non ha saputo solo portare Provaglio alla ribalta mondiale con la sua impresa sportiva e mettere a frutto i talenti che il Signore gli aveva dato, ma ha anche creato e tenuto unito sotto la sua ala protettrice quella comunità d'amore che è stata la sua famiglia, con il suo esempio di uomo retto».
L'ultimo saluto glielo ha dato all'uscita dalla chiesa, sul sagrato, un suo amico con capelli e barba bianchi, che prima ha augurato a Piefranco di poter «pedalare libero sulle strade del cielo» e poi ha ricevuto una carezza da una donna della famiglia.



