Se i ciclisti professionisti, uomini e donne, in questi ultimi anni, hanno migliorato il loro status economico con stipendi e ingaggi che li avvicinano ad altre discipline sportive altrettanto popolari come il ciclismo, una parte del merito va ascritto anche ai personaggi come Alex Carera, di professione procuratore. Bresciano d’adozione, Carera insieme al fratello Johnny, ex corridore dilettante, ha dato vita anni fa ad un’agenzia di procuratori che rappresenta tantissimi campioni fra i quali il faro attuale del movimento ciclistico mondiale, lo sloveno Tadej Pogacar. Nel portafoglio clienti, tantissimi altri corridori da tutto il mondo, con una buona rappresentanza di corridori italiani, ad esempio Giulio Ciccone, che fanno di questa agenzia, la A&J partner, una delle più grandi se non la più grande di questo settore che ogni anno a novembre festeggia a Rovato la fine stagione. Siamo andati a conoscerlo per scoprire i segreti di una professione strettamente connessa con il mondo dello sport.
L’intervista

Carera, prima di tutto, siamo a fine stagione ed è tempo di bilanci. È stata una buona annata per voi oppure no?
Allora, tre vittorie nelle Monumento (Sanremo, Fiandre, Liegi con Pogacar), un grande Giro (il Tour vinto con Pogacar, il quinto della sua carriera), un podio al Tour con un giovane corridore di grandi prospettive (il messicano Del Toro), un corridore portoghese lanciato e valorizzato dopo diversi giorni in maglia rosa (Afonso Eulalio), la spagnola Paula Blasi che si è aggiudicata la Vuelta femminile, fatturato in costante crescita, direi che meglio di così non poteva andare.

Da quanti anni esercita questa professione e come ha iniziato?
Correva l’anno 1997, mio fratello terminava di correre in bici da dilettante e doveva cercarsi un lavoro, io, frequentavo Economia all’Università e ho iniziato a lavorare per una compagnia assicurativa che proponeva polizze per gli sportivi dal momento che non venivamo da una famiglia benestante. In questo lavoro ho conosciuto un procuratore di calcio, tale Fulvio Frangiamone e sono rimasto affascinato da questa professione. Gli ho così proposto di poter avviare un lavoro simile nel ciclismo, ancora acerbo per questo ruolo. Creammo la società chiamata First Level e iniziai a propormi nel mondo del ciclismo.
Dopo poco però Frangiamone era troppo occupato con il calcio, così ci chiese di andare avanti da soli. Nacque così la A&J partner. I primi arrivi nella nostra scuderia furono Fabio Malberti, campione del mondo a cronometro e Paolo Valoti. Seguirono poi Romans Vansteins, campione del mondo su strada nel 2000. Arrivarono poi Di Luca, Simoni, Cunego, Petacchi e tanti altri fino ad arrivare a Pogacar. Grazie a questi corridori la nostra agenzia può vantarsi di aver vinto 25 classiche Monumento e 20 Grandi Giri.

Tanti campioni nella vostra scuderia, ma anche ottimi gregari. Cambia il vostro approccio fra un grande campione e un semplice gregario?
No, l’approccio non cambia dal blasone di un corridore, ma dipende dall’età. Con un giovane di 18-20 è quasi il rapporto fra padre e figlio, diverso invece il rapporto professionale con un corridore di 25, di 30 o 35 anni. Bisogna essere comunque un po’ padre con i giovani, più manager con i grandi.
In tanti anni avete raccolto tante soddisfazioni, ma credo non saranno mancati i flop e le delusioni.
Certamente, ma la delusione maggiore non è quando ad un nostro rappresentato mancano i risultati, quanto piuttosto decide ad un certo punto di fare altre scelte o rivolgersi a qualcun altro. Questo lo interpretiamo come una nostra piccola sconfitta.

Ci saranno stati dei contratti curiosi o degli aneddoti particolari. Ce ne racconta qualcuno?
Sicuramente un contratto che non dimenticherò mai lo siglai con Claudio Corti, all’epoca manager della Saeco dove stabilimmo per uno suo corridore un compenso parametrato al numero di gare alle quali si presentava con un peso forma entro determinati parametri. Il corridore in questione, del quale non rivelerò il nome, aveva problemi nel controllo del peso e per tenerlo a stecchetto studiammo questa originale formula di pagamento, in sostanza più si presentava magro, più lo pagavano.

Fra i tanti corridori che avete in scuderia c’è qualcuno che vi è sfuggito o che avreste piacere a rappresentare?
Nel presente mi sarebbe piaciuto seguire il belga Jarno Widar, credo possa diventare un campione. Del passato invece mi spiace non aver avuto Andy Schleck.
Parlando del passato e del rapporto ciclista procuratore viene in mente il caso Pantani, probabilmente mal gestito e sfociato poi nel dramma, una ferita ancora aperta per il ciclismo italiano. Se fosse stato il suo procuratore come si sarebbe comportato?
Difficile valutare perché quando c’era Pantani mi stavo solo affacciando a questo mondo, ma devo dire che Marco era forte come corridore, ma molto fragile come uomo. Se da atleta aveva al fianco probabilmente il miglior direttore sportivo come Giuseppe Martinelli, dal punto di vista umano doveva avere accanto le persone giuste per combattere la depressione. È stato inoltre il capro espiatorio di tutto un sistema. Certo con l’esperienza di oggi se fossi stato il suo procuratore avrei fatto scelte diverse dopo Madonna di Campiglio.

Per svolgere la sua professione quali caratteristiche deve avere una persona, lo consiglierebbe ad un giovane di oggi?
Innanzitutto, a parte la passione per questo sport, deve avere un background economico, ovvero aver studiato Giurisprudenza o Economia e poi guardarsi dentro e capire se si ha la capacità di vendere. Io giudico un buon acquisto come agente per la mia agenzia non uno che sa vendere una Maserati ad un riccone, piuttosto colui che sa vendere una Golf ad un semplice dipendente. La differenza nel nostro lavoro è la capacità di scoprire quanto budget ha a disposizione una squadra per ingaggiare il tuo corridore.
È un lavoro impegnativo, che richiede frequenti spostamenti, come si concilia ad esempio con le esigenze di una famiglia?
Bisogna fare delle scelte. Tanto per fare un esempio vi indico la mia ultima settimana, tipo. Parto mercoledì in aereo per Bruxelles dove mi trattengo fino a sabato quando prendo un Tgv per Parigi. Alla sera mi trasferisco a Montecarlo, sono a cena con un corridore, il giorno seguente torno a casa a Brescia, pronto a ripartire l'indomani per un'altra meta. Non si può aver tutto nella vita e sicuramente questo non è un mestiere alla portata di tutti. Regala soddisfazioni, anche economiche, ma c'è sempre un prezzo da pagare.




