Zacchi, le mani sull’Union Brescia che scaldano la concorrenza con Gori

Il portiere ex Sassuolo ha mantenuto la rete inviolata già quattro volte e si sta mettendo in luce con parate decisive: «A Crema una delle più difficili»
Fabrizio Zanolini
Gioele Zacchi in azione con la maglia del Brescia contro la Pergolettese
Gioele Zacchi in azione con la maglia del Brescia contro la Pergolettese

Tre gol subìti in 540’ (più recuperi vari), cioè sei partite a guardia dei pali biancazzurri dove solo in due (con Carpi e Treviso) ha dovuto raccogliere palloni in fondo al sacco. E di questi tre, nessuno lontano dal Rigamonti. Numeri che dicono che Gioele Zacchi, arrivato al Brescia per sostituire l’infortunato Gori, sta facendo il suo dovere. Anzi. Quattro clean sheet già messi in archivio alla sesta giornata sono medaglia da esporre sul petto per un estremo difensore. Un motivo d'orgoglio che Zacchi  non nasconde: «Ci tengo tantissimo ai clean sheet perché lo ritengo un valore aggiunto non solo per me, ma per tutta la squadra» - afferma il 23enne portiere.

Stefano Gori è alle prese con l'infortunio a un dito: potrebbe rientrare a inizio ottobre NewReporter©Pasotti
Stefano Gori è alle prese con l'infortunio a un dito: potrebbe rientrare a inizio ottobre NewReporter©Pasotti

Sta ben impressionando, tanto che ci si chiede cosa accadrà quando Stefano Gori tornerà (potrebbe accadere a inizio ottobre) tornerà a disposizione: «Non so quando rientrerà Stefano che ha alle spalle una carriera che parla per lui e non so chi poi sceglierà mister Corini. Però so per certo che il prescelto sarà di certo all’altezza. Questo è un gruppo sano e la competizione interna non può che far bene a tutti. Per ora so che qui mi sono sentito desiderato».

Lo stile essenziale 

Ultimamente Zacchi è versione «cavaliere mascherato»; indossa infatti una mascherina protettiva al naso al quale ha subito un colpo da Santini col Desenzano. Un fastidio sopportabile e che non lo sta condizionando. Fin qui per lui pochi, ma decisivi interventi. Peraltro essenziali. Zacchi - bravo con i piedi e molto coinvolto nella costruzione dal basso del Brescia - è infatti un portiere poco appariscente, ma concreto.

Lo testimonia a esempio la parata di domenica contro l’Alcione sul sinistro a giro di Morselli: i più avrebbero forse optato per un tuffo plastico in favore di click, mentre lui ha badato al sodo alzando semplicemente la palla oltre la traversa e facendo apparire banale un intervento che tale certo non era. Vale anche la chiusura salva 0-2 in respinta bassa su Zini: nella circostanza ha ricordato le uscite stile hockey di Jesse Joronen. La chicca è però stata quella con la Pergolettese, nel primo tempo, su Roversi.

Un intervento salvifico arrivato peraltro in un momento di sofferenza di squadra in una partita che poi sarebbe stata vinta sul filo: «Credo sia stata una delle più difficili della mia carriera: avevo molta gente davanti e la palla correva veloce...E chi dice che i miei 185cm non sono tanti per un portiere, ricordo che ci sono stati portieri come Casillas e Sommer per citarne un paio, che hanno ottenuto traguardi incredibili. Ci sono anche dei vantaggi nel non essere troppo alti…».

Il non amore per la corsa 

Una carriera tra i pali cominciata prestissimo: «A sette anni. Mi è sempre piaciuto giocare in porta: volevo essere diverso dagli altri e non mi è mai piaciuto correre». La chiosa è sull’attualità: «Con l’Alcione siamo stati da subito più rapidi e propositivi. Siamo una squadra forte: l'abbiamo dimostrato e lo dimostreremo fino alla fine».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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