Dal caffè corretto «pazza idea» con la sindaca, ai caffè al bar accompagnati dai «allora, andiamo in serie B?» e talvolta dalla richiesta di una fotografia. Un anno domani per l’Union Brescia, la realtà nata sulle ceneri dell’incendio appiccato a danni del Brescia calcio e della sua storia da Massimo Cellino. Tutto ebbe origine da una chiacchierata davanti a un caffè appunto tra la prima cittadina di Brescia Laura Castelletti e Giuseppe Pasini, allora presidente della FeralpiSalò.
E oggi presidente dell’Union Brescia. O del Brescia come ormai in tanti si sono abituati a chiamare i «nuovi» biancazzurri dimostrando di riconoscersi nel progetto che fa capo all’industriale bresciano per il quale da 365 giorni a questa parte la quotidianità è parecchio cambiata: «Ho aggiunto un impegno in più – ci racconta al telefono – ai tanti che già avevo e mi capita spesso quando sono in giro che qualcuno mi chieda qualcosa, o mi faccia un incoraggiamento, o mi chieda una fotografia. Capita soprattutto da parte di ragazzini e questo a mio avviso è un bel segnale».

Quando lo intercettiamo, Pasini è reduce dall’appuntamento davanti al notaio che ha certificato la buona riuscita dell’«operazione storia», ovvero dell’acquisizione – per tre anni in comodato d’uso, poi avverrà l’acquisto a titolo definitivo – del marchio dell’era Corioni che porta con sè la possibilità di attingere ad alcuni simboli come quello della «Vu» che tornerà subito sulle maglie: «Sono contento del lieto fine – dice Pasini – perché comunque l’operazione non è stata così semplice essendoci ancora un contenzioso in ballo».
L’Union Brescia è nata un anno fa esatto, incredibile che la chiusura dell’operazione relativa al marchio coincida col primo compleanno. Pare un segno del destino…
«Vero. Di certo è stato un anno nel quale pur partendo in fretta molto è già stato fatto e basta pensare a tutto ciò che abbiamo in cantiere, dal centro sportivo alla fondazione. Direi che ci è mancata solo la ciliegina della promozione immediata. Però, ripeto, tutto ciò che siamo già riusciti a fare è indiscutibile, così come il lavoro di tutte le persone che si adoperano nel quotidiano, anche fuori dal campo. Ringrazio tutti anche per la loro passione e per il grande attaccamento.
Qualcosa che è accaduto durante l’anno che rifarebbe oppure non rifarebbe?
«Cose di cui mi pento direi che non ce ne sono. Non saprei di cosa pentirmi in un anno che comunque non è stato sempre facile e in cui c’è stato anche un cambio di allenatore per esempio.

Penso però davvero a ciò che abbiamo davanti e per questo, a proposito di gratitudine, dico grazie al mio Cda per il supporto anche morale rispetto a quanto stiamo andando a costruire. Torno a parlare del centro sportivo che ci richiederà tanto impegno per i prossimi anni. Poi c’è appunto la fondazione, molto importante per la diffusione e la divulgazione dei valori dello sport, quindi la Vu eccetera...Secondo me abbiamo messo tutto al posto giusto».
Però c’è l’ombra di Cellino e ci sono le nuvole riguardanti tutta la complicata vicenda Brescia calcio…
«Sicuramente ci sono aspetti che infastidiscono, anche perché creano divisioni nella tifoseria. Per quanto ci riguarda un progetto come il nostro richiede comunque che si guardi avanti e la nostra strada è spianata. Per quanto riguarda poi le minacce di azioni in relazione all’operazione marchio, ripeto che tutto è stato fatto seguendo precise procedure. Ora pensiamo al prossimo campionato, cerchiamo di essere protagonisti: stiamo procedendo anche sul mercato, stiamo seguendo tanti nomi per cercare di inserire i migliori in un gruppo nel quale Balestrero è stato anche un emblema di cosa vuol dire fare un cambio di mentalità».
Soffiando su una candelina, al di là della promozione in serie B, che desiderio esprime?

«Penso al centro sportivo. La serie B e una casa propria sono le fondamenta...Se mi piacerebbe anche una “riunione” totale dei tifosi rispetto al nostro progetto? Qualcuno ne fa una questione ideologica e c’è libertà. Siamo in democrazia, è giusto che ognuno la pensi come meglio credere. L’importante è non scendere nelle offese o nelle falsità».




