Brescia-Salernitana è anche Corini-Cosmi, due uomini di provincia

Una semifinale dalle mille sfumature e incroci umani: conterà moltissimo l’esperienza dei due condottieri
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Eugenio Corini e Serse Cosmi
Eugenio Corini e Serse Cosmi

Non potrebbero essere più diversi. Non potrebbero essere più simili. Eugenio Corini-Serse Cosmi. Sulla semifinale play off irrompe il fattore «C». Quello che, da un punto di vista puramente astratto rappresenta sempre quel «di più» che ognuno spera di avere dalla propria per grazia ricevuta, o perché se lo è meritato grazie, per chi la ritiene valida, alla legge dell’attrazione.

Ma nel caso di Salernitana-Brescia (andata domenica alle 21 all’Arechi, ritorno mercoledì al Rigamonti alle 20), il fattore «C» non sarà solo una questione di eventi o circostanza che l’una o l’altra squadra sapranno creare, ma sarà un qualcosa di concreto certamente destinato a incidere e che, certamente, ha già inciso sul percorso delle due squadre che ora si ritrovano di fronte per un bersaglio grosso in una storia fatta di mille sfumature e incroci umani.

La formazione

Corini di qua, Cosmi di là. Sarà anche una sfida tra allenatori esperti, fatti e finiti. Lontani caratterialmente, vicini per la passione, pur veicolata in maniera differente, con la quale abbracciano la loro professione. Entrambi figli della provincia, entrambi venuti su – seppur a distanza geografica e generazionale, 55 anni per Corini contro i 68 di Cosmi – a pane, provincia e sogni. Che si sono specchiati nel fiume Mella (sebbene il corso d’acqua bresciano non attraversi letteralmente Bagnolo) per l’uno, nel Tevere per l’altro che addirittura, del suo riconoscersi come «uomo del fiume» ci ha fatto un libro.

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Della provincia mister Eugenio e mister Serse – entrati saliti in corsa sulla giostra di una categoria che forse avevano rimosso dalla loro coscienza, ma dentro la quale riescono comunque a vivere la purezza delle emozioni – condividono i valori e il desiderio di non perdere mai il contatto. Così è sempre stato, ovunque li abbia portati il vento del loro lavoro. Corini è diventato veronese d’adozione, ma Bagnolo è sempre rimasto per lui un centro di gravità mentre Cosmi ha sempre fatto base tra Perugia e i dintorni.

Il pensiero

Prove a teatro per Serse Cosmi
Prove a teatro per Serse Cosmi

Uno più razionale, Corini, e l’altro, Cosmi, più sanguigno: entrambi però profondi nelle loro riflessioni e con la finestra sempre aperta sul mondo per far entrare aria. Perché chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio: sono entrambi uomini di pensiero attraverso il quale cercano di pompare emozioni nei cuori dei loro ragazzi. Se Corini è comunque persona molto riservata che ama mantenere separate le sue sfere pubblica e privata, non è un mistero che Cosmi ami invece diventare un tutt’uno con le realtà in cui si trova a «professare»: vuole vivere come un «indigeno». Si diletta con la musica e, nei periodi di riposo forzato – quelli nei quali si pensava che dal giro ormai fosse fuori – si è dato anche al teatro oltre che al mestiere di opinionista in tv e radio.

Col suo spettacolo autobiografico «Solo Coppi temo» in autunno fece tappa anche a Brescia e provincia. Addirittura, in occasione del suo soggiorno in zona, quando allenatore era ancora Aimo Diana, andò in visita al quartier generale del Brescia a Salò. Pazzesco: chi l’avrebbe detto che, tempo di far passare l’inverno e di approcciarci all’estate, lo avremmo ritrovato da nemico speciale. Che tuttavia, domenica non sarà in panchina: vivrà la gara d’andata in tribuna perché col Ravenna ha rimediato due cartellini.

L’ultima

Sia Corini che Cosmi hanno impresso, dentro due realtà totalmente diverse come sono ora Brescia e Salernitana, la loro impronta sia personale che calcistica. Tutti e due hanno ridato fiato e slancio ad ambizioni e speranze di due piazze legate e intrecciate come a distanza sono legati e intrecciati – complici pure i rapporti comuni – due allenatori che pure in carriera si sono affrontati pochissime volte e in precedenti non particolarmente significativi: una vittoria per uno e un pareggio. Tutto qui. L’ultima volta che si abbracciarono in panchina fu in un Brescia-Venezia dell’aprile 2019: le rondinelle avviate verso il salto in serie A ebbero la meglio con Torregrossa e Donnarumma. Era un’altra storia: Corini e Cosmi stanno lucidando i loro scacchi per una doppia sfida che è anche un affare di dettagli tattici e mentali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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