Union Brescia, adesso serve fare un altro passo in avanti

La vittoria con la Pro Patria non era d’obbligo. Di più. Per tanti motivi che, pare un paradosso dirlo, esulavano dai tre punti, comunque importanti per consolidare quel secondo posto che rimane l’obiettivo primario. Una vittoria che ha rischiato (forse troppo) di scivolare come sabbia dalle dita di Balestrero e compagni, sotto due volte (per la prima volta in stagione) e per due volte capaci di reagire e rimettersi in linea di sorpasso, poi avvenuto nella ripresa. Motivi che riguardavano la personalità, la capacità di superare le tensioni e le pressioni.
Una partita che Eugenio Corini a fine match ha descritto come «caricata volutamente da me per quanto successo a Crema con la Pergolettese, perché se vogliamo diventare protagonisti dobbiamo saper reggere dal punto di vista nervoso su tante cose».
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Un Corini che s’era detto «curioso» della reazione della squadra e che, guardandola da questo punto di vista, qualche soddisfazione l’ha avuta. Vero che i biancazzurri erano già riusciti a ribaltare tre sfide (a Renate, ad Arzignano e in casa con l’AlbinoLeffe) nelle quali s’erano trovati sotto, ma non era mai successo che il ribaltone avvenisse dopo che lo svantaggio si ripetesse dopo il primo pari.
Ma, ne siamo certi e al netto delle palesi difficoltà del perdurare di un’emergenza infortuni (ri)sottolineata con determinazione dallo stesso tecnico, più d’un sassolino tecnico-tattico è rimasto nelle scarpe del timoniere di Bagnolo Mella per una prestazione certamente di volontà e di «garra», eppure lontana dall’idea «coriniana» dominante, con un Brescia ad avere ancora qualche amnesia di troppo e fluidità a sprazzi.

Semmai, e questo aspetto è caro a Corini che l’ha esplicato più volte, c’è da lodare la capacità della squadra di «stare dentro» la partita e dentro un campionato che, con il pareggio del Lecco, diretta concorrente per la piazza d’onore e prossimo avversario al Rigamonti sabato nello scontro che può valere un’ipoteca per l’entrata direttamente ai quarti di finale dei play off, vede il Brescia rimanere in linea con l’obiettivo massimo che la classifica attuale mette a disposizione.
Qualche preoccupazione arriva però dalla perdita dell’impermeabilità difensiva finora fiore all’occhiello di una compagine stata sempre tra il primo e il secondo posto come inviolabilità ed ora, con questi 4 gol subiti nelle ultime due partite – e contro avversarie, con tutto il rispetto dovuto a chiunque, modeste – sopravanzata dall’Alcione che di reti ne ha subite due in meno.
Senza considerare che, a fronte di recuperi degli infortunati di lungo corso lenti e spesso effimeri per il dovuto ricondizionamento fisico degli stessi, ogni gara riserva sempre un problema in più per la successiva: i postumi della capocciata subita da Silvestri che ha costretto Corini a sostituirlo nell’intervallo è da valutare, così come le condizioni di De Francesco, out dopo 12’ dal suo ingresso, al quale un nuovo problema muscolare lo terrà verosimilmente ai box nel (si spera) breve.
Ma ora, difficoltà o meno, serve quello step in più. Perché, come lo stesso Corini ha affermato, «indipendentemente da tutto, il Brescia in questa categoria ha l’obbligo di giocare sempre per vincere». Ma per farlo, quello step, è indispensabile.
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