Una delle regole non scritte del calcio recita che «la miglior difesa è l’attacco». A volte però, succede l’esatto contrario. È questo il caso del Brescia che, in un momento davvero poco fortunato (eufemismo) per la condizione fisica degli attaccanti, si affida, come in una sorta di coperta di Linus, alle certezze del reparto arretrato. O meglio, della propria fase difensiva.
Il dato
Quella dei biancazzurri di mister Diana è (alla pari del Lecco), con soli 6 gol al passivo, la seconda migliore difesa del campionato alle spalle, così come in classifica, della capolista Vicenza che di gol ne ha incassato soltanto uno in meno. E se si pensa che Stefano Gori due di quei sei li ha raccolti in fondo al sacco nella prima partita del campionato (che tuttora rappresenta l’unica sconfitta patita) contro l’Arzignano – e unica volta nel quale Balestrero e compagni hanno subìto più di una rete – a fronte di ben sei clean sheet su undici partite (più, volendo allargare il tiro, uno pure in Coppa a Carpi), questo dà la dimensione della bontà e dell’affidabilità del pacchetto arretrato.



