Brescia continuo solo nella discontinuità, e c’è un tema di leadership

Il Brescia dispone di una versione personalizzata del gioco dell’oca: gira in spirale su se stesso. Una volta capita sulla casella speciale dell’oca stessa e raddoppia il suo movimento, un’altra incappa in quella dell’albergo, paga pegno, e resta ferma un turno, un’altra ancora in quella della prigione, del ponte o della morte. Che costringe a ricominciare daccapo. Ed è proprio questa la sensazione se si pensa e si ripensa al Brescia di una stagione arrivata alla casella numero 36: quella di dover ogni volta rifare tutto. Tra l’illusione di aver scollinato e il peggio e la delusione di ritrovarsi invece sempre di fronte alla solita squadra, con le solite mancanze, i soliti errori, i soliti difetti. Su tutti, assenti o non assenti, la mancanza di una certa leadership: un fatto che è parso, una volta di più evidente a Lumezzane in concomitanza di un altro derby perso. Malamente anche.
La pesantezza del ko di Lumezzane

Quella del «Saleri» è stata una sconfitta pesante e di fronte alla pochezza biancazzurra nella ripresa, e sotto la lente è andata anche la gestione di cambi e risorse, diventa difficile sventolare sopra a tutto la questione - che pure esiste - di un arbitraggio che - per essere gentili - ha lasciato a desiderare in relazione a episodi meritevoli di approfondimento: per noi i più eclatanti sono stati il mancato rosso a Paghera e il fallo di mano in area di Moscati. Resta però che non possono essere né levati meriti al Lumezzane, né levati demeriti al Brescia.
Torniamo al tema della leadership che non c’è, alla mancanza di comprensione dei momenti: una squadra che ambisce al bersaglio grosso come il Brescia non può lasciarsi prendere la mano dall’isteria e andare in blackout come è accaduto in Valgobbia in una gara che per circa un’ora gli uomini di Corini hanno avuto in mano. Salvo rivelarsi incapaci di tradurre in soldoni le sesquipedali occasioni create. Possibile ritrovarsi sempre a sottolineare le solite cose? Evidentemente sì dato che l’oggetto delle analisi è una squadra che sa essere continua solo nella discontinuità.
Dati di fatto
Non è una questione di opinioni, ma di numeri che quasi costringono a questa considerazione. Numeri che certificano che il Brescia, da un allenatore all’altro e, sostanzialmente, da un girone all’altro, non ha mai saputo cambiare passo: 1,76 punti di media con Aimo Diana in 17 partite, 1,73 in 19 con Eugenio Corini. Media addirittura in leggera discesa anche se corre l’obbligo morale di riconoscere che il tecnico di Bagnolo Mella ha vissuto l’apice delle disgrazie da infortuni.
Il concetto è che siamo lì. Il concetto è che tutto è cambiato, ma nulla è cambiato: con Diana il pezzo forte era il ritmo da viaggio, con Corini c’è stato un netto miglioramento in casa mentre fuori la vittoria manca addirittura dal 2 febbraio. In generale, un certo tipo di mentalità, quella che si conviene, è sempre e solo rimasta in rampa di lancio: senza decollare mai. Ed è questo il più grosso cruccio, attorno al quale andranno effettuate tante riflessioni pensando a come e costruire per la prossima stagione.
L’incapacità di durare 90’
È perfettamente inutile negare che il rischio di pagare a carissimo prezzo la botta di Lumezzane c’è: spettrale nel dopo partita il clima tra i biancazzurri che nel complesso restituiscono sempre la sensazione di sentire tanto e troppo la pesantezza dello zaino Brescia. Manca la continuità nei risultati, manca la capacità di durare 90’ che sia per una questione mentale o che sia fisica. Che si tratti di regalare i primi tempi per poi inserire il turbo o, viceversa come sta accadendo nell’ultimo mini periodo, che si tratti di partire forte e poi in qualche modo scoppiare.
Altro esercizio perfettamente inutile è tuttavia anche quello di lasciarsi andare proprio ora e di creare un clima da drammone in un momento in cui quello di difendere a ogni costo il secondo posto deve rappresentare l’unico pensiero per poi mettere un punto, recuperare chi va recuperato, prendere fiato e andare a comporre il nuovo mosaico per il nuovo campionato dei play off. Non è mai finita fino a che non è finita e conservare la fiducia resta sempre il minimo sindacale.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.




































