Union Brescia, realtà batte aspettative: serve un salto di mentalità

Realtà-Aspettative 1-0. Union Brescia colpita a freddo: ma per fortuna la partita è ancora molto lunga e di certo non è il caso di farsi prendere dallo sconforto e di cadere nello psicodramma. Però nemmeno archiviare senza metabolizzare sarebbe produttivo. Pertanto quelle seguite alla doccia gelata patita con l’Arzignano sono state, e tuttora sono, ore dedicate alle doverose analisi.
Cosa resterà di un debutto ben al di sotto delle aspettative? Che le aspettative, appunto, difficilmente trovano il match immediato con la realtà anche se i presupposti indicano il contrario. Perché troppi sono i fattori che incidono. A maggior ragione in un caso di specie come quello di un Brescia che vive da poco più di una quarantina di giorni e che rivive attraverso l’anima della FeralpiSalò. E questo è un tema non meno importante (forse è persino il più importante...) di quelli tecnico-tattici emersi dalla gara di sabato.
Le annotazioni
Con l’Arzignano, è emerso come il timore che in termini di mentalità, il salto da Salò a Brescia, potesse non essere immediato, non era infondato. Se l’impatto col Rigamonti in Coppa Italia aveva prodotto una eccessiva foga in avvio, in campionato il sospetto che al cambio di dimensione la struttura di squadra della FeralpiSalò si deve ancora acclimatare (forse in questo si avverte la mancanza in campo di chi ha una «memoria» Brescia?), si è avvertito man mano che le difficoltà nel corso del match sono cresciute.
Dunque in un secondo tempo approcciato male e che, congiuntamente a una sopraggiunta e collettiva stanchezza figlia di una condizione ancora precaria, ha portato il Brescia a incartarsi e a reagire confusamente alla pressione del Rigamonti, alla quale l’Arzignano ha risposto con la leggerezza di chi poteva avere solo da guadagnare. Perlomeno un punto: quello che con una maggior lucidità e capacità di lettura della situazione avrebbe dovuto portare a casa il Brescia che invece si è lanciato in un cieco assalto – l’aspetto positivo da valutare è quello comunque di una squadra che vuol sempre provare a giocare –, ma senza avere le possibilità fisiche e tecniche per sostenerlo. Così da uscirne trafitto. E da infliggere una sofferenza atroce agli oltre 8.000 presenti.
Trasformazione
Una sofferenza che va al di là di quella per una semplice sconfitta e anche in questo percepito emerge il tema di un processo di trasformazione che è ancora in corso, che ha il suo prezzo e che si riconduce allo storico diverso di squadra e piazza. Il gruppo nel suo zoccolo duro sapeva di poter ancora pagare una preparazione durissima destinata a rilasciare i frutti un po’ più in là perché privilegia la costanza di rendimento, ma la piazza dall’altra parte ha un vissuto che risale alla scorsa stagione di qualcosa come 7 mesi senza vedere una vittoria al Rigamonti prima del poi inutile successo salvezza con la Reggiana.
A metà strada
Ecco: rivedere un Brescia tutto nuovo e da scoprire nei panni di vittima del retaggio del passato, zeppo di harakiri incredibili, ha destabilizzato. C’è ancora bisogno di trovarsi a metà strada, all’altezza dell’equilibrio che serve per mantenere, come è obbligatorio, la barra dritta per non rischiare di buttare il bambino e di mettere tutto in discussione con l’acqua sporca al primo accadimento negativo. Nel quale poi non ci sono state, ovviamente, solo questioni... logistiche che tra l’altro fanno il paio con le difficoltà che pure nel fuori campo richiedono una progressiva messa a punto da parte del club. Normale.
Sul campo

Le riflessioni relative al terreno di gioco riguardano poi la conferma di quanto avevamo già osservato con la Dolomiti Bellunesi: se le partite non si chiudono, si rischia fino alla fine. Specie in un frangente in cui anche i meccanismi difensivi non sono ancora rodati e a ogni mezzo pallone che arriva in area, in qualche modo, si finisce per restare col fiato sospeso. Considerazioni vanno poi effettuate su un centrocampo apparso troppo monocorde: per limiti fisici o strutturali? Questa l’«acqua sporca»: ma il bambino promette e ha margini che sono innegabili perché la squadra è ancora lavori in corso.
Intanto, dietro va ancora inserito Silvestri oltre al fatto che vanno affinati i meccanismi d’insieme con Gori. In mezzo Balestrero è a mezzo servizio e davanti Vido e Maistrello pure. E Spagnoli è appena arrivato. Non poco. Materiale – sul qualche anche mister Diana, rispetto alla gestione, deve rimuginare – ce n’è. L’importante è tirare dritto per arrivare al pari tra aspettative e realtà. Via quelle facce, sia dentro che fuori: pregi e prospettive sono infinitamente più dei difetti.
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