Stadio, mese decisivo: Brescia si gioca anche la maxi arena da 70 milioni

Non è mai «solo uno stadio». In questo caso, in particolare, è la fotografia di un bivio. E infatti, a Palazzo Loggia e nell’entourage dell’Union Brescia, in queste settimane il dossier Rigamonti si discute su due tavoli diversi. La partita è doppia o, meglio, parallela.

Da una parte c’è l’urgenza: circa due milioni di euro per mettere mano all’impiantistica, sistemare ciò che oggi non regge più - generatore d’emergenza, luci, servizi, dettagli strutturali - e rinnovare la concessione che scade a giugno.
Dall’altra c’è il progetto sognato da ormai 35 anni, quello che cambierebbe tutto: circa 70-75 milioni di investimento per abbattere il vecchio Rigamonti e ricostruirlo, settore dopo settore, con un piano che rielabora (non poco) l’idea originaria firmata nel 2017 dal team dello studio «Crew» di Lamberto Cremonesi e che somiglia a una maxi arena.
Il bivio della società
Le due strade viaggiano insieme, ma non alla stessa velocità. E la variabile è una sola: l’approdo in Serie B. Se l’Union dovesse centrare il salto, il ragionamento cambierebbe radicalmente. I lavori «ponte» sarebbero striminziti, ridotti al minimo indispensabile per reggere una stagione, mentre si metterebbe sul tavolo il progetto complessivo.
Se invece la B dovesse sfumare, allora quei due milioni di spesa diventerebbero inevitabili. Perché senza interventi l’impianto non può sostenere un’altra stagione con una concessione rinnovata. È qui - in particolare - che la politica entra in campo.
Il nuovo contratto del Rigamonti - per ora immaginato di uno o due anni - sarà, di fatto, il momento in cui Loggia e club si confronteranno a carte scoperte su impegni e contropartite. Gli investimenti immediati, certo. Ma anche una cornice per il progetto da 70 milioni che guarda a platee tra i 16 e i 20mila posti. Un modo per legare il presente al futuro, evitando di spendere soldi che rischiano di finire sotto le ruspe nel giro di pochi anni.
Da cosa si riparte
Il piano allo studio - coperto da riservatezza - parte da un’idea già esistente, ma viene ridimensionato rispetto alle ipotesi più «mastodontiche» del passato. Non più un libro dei sogni, bensì un impianto moderno, funzionale: uno stadio che preveda anche una copertura (totale oppure utilizzando l’opzione del tetto retraibile, come l’impianto Al Bayt, nel nord del Qatar), con servizi e spazi che garantiscano sostenibilità economica.

Qui entra in gioco il tema dei concerti. Perché fare uno stadio che viva sette giorni su sette significa investire anche in schermature acustiche, attrezzature tecniche, infrastrutture adeguate. Non è un dettaglio: è una voce che pesa. E che porta il conto complessivo ben oltre i 35 milioni spesi a Bergamo, dove però i concerti sono rimasti fuori dalla porta.
A Brescia si ragiona su 70-75 milioni di euro. Non a caso il team di Giuseppe Pasini, nei mesi scorsi, si è già confrontato con le maggiori agenzie che organizzano concerti: per capire nel dettaglio quali siano i requisiti e il budget necessari.
Orizzonte dicembre
C’è poi il fattore tempo. Il Rigamonti si avvicina ai settant’anni (nel 2029) e, quindi, alla possibile attenzione della Soprintendenza con il vincolo di valore storico-architettonico. Ma è chiaro che muoversi prima del 2027, così da avere un paio di anni tra progettazione e avvio dei cantieri, metterebbe tutti al riparo da sorprese. Tradotto: il progetto va presentato entro dicembre se si vuole essere certi di blindare questa partita.
La B si decreta più o meno in un mese, ma nei prossimi trenta giorni si decide molto più di una promozione. Perché se l’Union sale, la città si ritrova con un progetto da 70 milioni pronto a partire e un’Amministrazione comunale che può intestarsi l’operazione più ambiziosa degli ultimi decenni. Se resta in C, serviranno pragmatismo e pazienza, con un anno di transizione e lavori-ponte inevitabili.
Dietro le quinte nessuno si sbilancia. Ma una cosa è chiara: questa non è più la stagione dei rattoppi. O si costruisce adesso una traiettoria credibile - concessione, progetto, tempi certi - oppure il Rigamonti continuerà a vivere sospeso, tra tinteggiature provvisorie e progetti mai mostrati.
Torbole e Corioni
L’affaire nuovo stadio non è certo l’unica questione al centro della scena: nello scacchiere che porta i colori dell’Union Brescia si inseriscono altri tasselli. Il centro sportivo di Torbole, strategico per dare una casa definitiva alla società. Il contenzioso ancora aperto con Massimo Cellino, con un passaggio legale atteso nelle prossime settimane: c’è ancora un ricorso al Tar aperto e, stando al calendario ufficiale e salvo modifiche, il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale è fissato per giovedì 9 aprile. Ma resta la possibilità, mai esclusa, di un’intesa prima della sentenza: le interlocuzioni, non è un segreto, sono iniziate ormai da tempo.
Ma esiste anche una questione identitaria: loghi, marchi, simboli. Alcune indiscrezioni circolate nei giorni scorsi raccontano di «un dialogo in corso tra i vertici dell’Union Brescia e la famiglia Corioni per l’acquisto del marchio originario», quello storico. E per una tifoseria che «vive di memoria», il valore simbolico di questo marchio pesa quasi quanto un investimento immobiliare.
Intanto la squadra è nel momento di massima concentrazione: un teorema di infortuni in un colpo solo, una rincorsa complicata, un pareggio strappato al Vicenza capolista che tiene accesa una fiammella. Tutti gli occhi sono puntati sulle prossime performance. Anche quelli politici.
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